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Attendere un figlio significa anche riscoprirsi figlia

Foto di Camille Brodard su Unsplash
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Il mistero dell’attesa di un bambino, in questo Avvento, diventa ancora più significativo e ci aiuta a riscoprire il senso profondo del nostro esserci. Nascere per vivere in eterno, andando a popolare il Paradiso!

di Noemi Ferrari

È cominciato il periodo di Avvento e mai, come quest’anno, sperimento cosa significhi attendere qualcuno, aspettare con trepidazione che si manifesti nel mondo. A dicembre, oltre alla nascita del Salvatore, è prevista anche la venuta al mondo di Pietro, nostro figlio.

Quante canzoni e poesie hanno tentato di raccontare l’attesa di un bambino eppure rimane un’esperienza in fin dei conti ineffabile, le parole non bastano a raccontarla. Avere una creatura nella proprio grembo, scoprirla per la prima volta, sentirla muoversi, scalciare e singhiozzare è un Mistero senza eguali. È un Mistero perché due povere umanità, pur piene di amore l’una per l’altra, non possono da sole generare una Persona, un Unicum nella storia del mondo, che fin dal suo esordio nella culla intrauterina si esercita a vivere e crescere, senza che qualcuno glielo insegni.

E tutto avviene nel corpo di una donna, un corpo che viene rivoluzionato dalla presenza di un altro e che tutto sopporterebbe pur di fargli spazio. Il figlio non è ancora nato eppure già gli si dona la propria vita, già si ha naturalmente chiaro che il suo bene è, e sarà, la priorità delle proprie giornate, il primo destinatario del proprio Servizio al mondo. Non si sa come nascerà, che aspetto avrà, quali saranno il suo temperamento o la sua salute, ma è certo che con la propria mano sul grembo si benedice ogni cellula del suo corpo, gli si comunica il desiderio ardente e insopprimibile che possa essere un’anima santa. Ci si sente custodi, senza meriti, di un Tesoro prezioso, fortemente ancorato alla vita eppure così fragile, che ha bisogno di noi per avere l’occasione di compiere il suo destino e rinnovare la Terra: “il mondo nasce per ognun che nasce al mondo”, scriveva Pascoli. La creatura che si accomoda, scalciando, nel grembo, è chiamata a fare la differenza, a salvare il mondo lì dove il Signore l’ha generata, perché nessuno nasce per sbaglio e tutti abbiamo una missione, piccola o grande agli occhi dell’uomo, sempre straordinaria e irripetibile per il Signore della Storia.

Attendere un figlio significa anche riscoprirsi figli. È commovente pensare che l’ovulo di una donna, poi fecondato da un uomo, fosse già presente nelle sue ovaie da quando lei era un feto nell’utero della propria madre: tu, donna, custodisci qualcuno che, in parte, è stato già custodito da chi ha custodito te.

L’amore è sempre fecondo, genera insistentemente e crea relazioni tra uomini e donne, genitori e figli, generazioni e popoli. L’amore cura e protegge la vita, fino a trascenderla, donandole l’eternità perché, come insegna la serva di Dio Chiara Corbella , “siamo nati e non moriremo mai più”. Una volta generati, infatti, diventiamo capolavori autentici firmati da Dio e consegnati alla Storia e all’Eterno e partecipare, come genitori, a questo miracolo, è un onore e un privilegio. E una responsabilità grande. Che il Padre celeste che, per primo ha pensato la Vita, ci guidi e ci accompagni nel nostro tentativo, misero ma sempre eroico, di popolare il Paradiso. Ad Maiorem Dei Gloriam.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SUL BLOG DI COSTANZA MIRIANO

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