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Lascia il giornalismo per il Signore e i ragazzi down. La nuova vita di Nadia (FOTO)

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 12/12/19

La testimonianza di Nadia Kalachova, giovane ucraina figlia di protestanti: entra nella comunità Emmaus e la sua vita si rivoluziona!

Nadia Kalachovaè una ragazza ventenne ucraina. Mentre studia nella Scuola di giornalismo presso l’Università Cattolica Ucraina (UCU), comincia ad approfondire la conoscenza di Dio.

«Quando sono venuta al UCU – racconta a Vatican News (12 dicembre) – mi sono portata dietro alcune questioni non risolte. I miei genitori appartengono alla comunità protestante, una certa esperienza di fede la avevo, ma in tutto questo cercavo un ordine e perciò sorgevano in me alcuni dubbi».

I dubbi di Nadia

L’esperienza all’università cattolica è un momento per scoprire Dio nella vita quotidiana e ha i suoi effetti. Terminati gli studi, infatti, Nadia è ad un bivio. «Avevo le mie ambizioni legate al giornalismo e allo stesso tempo pregavo, domandando a Dio dove Lui mi volesse. Pian piano la strada che mi si apre davanti mi spinge verso le persone con disabilità mentale».

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L’incontro con Roman

In particolare, Nadia conosce Roman Maksymovych, un ragazzo affetto dalla Sindrome di Down, la stessa malattia che aveva colpito la protagonista di un libro che aveva letto. Alla ragazza, riporta sempre Vatican News, rimane impressa la sua fantastica declamazione dell’“Inno di carità” di San Paolo nella Lettera ai Corinzi.

Gli “amici” di Emmaus

«Noi cerchiamo vedere nelle persone con disabilità la dignità e i doni che Dio ha dato loro», spiega Nadia aggiungendo che un altro obiettivo è quello di aiutarli a scoprire il loro posto nella società, perché il Signore ha donato a ciascuno una missione nella vita. I membri della comunità “Emmaus” presso l’UCU, alla quale appartiene Nadia, chiamano le persone con disabilità «amici».

La frase

Jean Vanier, fondatore de “L’Arca”, comunità di incontro con persone che hanno particolari bisogni, diventa una sorta di guida spirituale per Nadia. Le resta impressa una sua frase: “Non sono solo i deboli ad aver bisogno dei forti, ma anche i forti ne hanno dei deboli, perché con la propria debolezza risvegliano in noi l’energia della tenerezza”.

Nadia ricorda tanti casi in cui le persone con disabilità l’hanno aiutata a riscoprire questa tenerezza. «Non è solo un piacevole premio, ma anche un bisogno della persona», sottolinea lei, che da aspirante giornalista, cambia il suo ruolo di “comunicatrice”, diventando assistente dei disabili mentali presso “Emmaus”.


CLAUDIO MITA

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“Devi tenere la schiena dritta”

«Mi ricordo di quella volta che ho partecipato alla festa della comunità che lavora con persone con disabilità mentale e ho incontrato Paolo – rammenta la giovane assistente di “Emmaus” – Lui mi si avvicina, mi abbraccia, si tocca con il dito il sopracciglio e dice: ‘Sei semplicemente divina!’. Non si trattava per lui solo di un complimento esteriore. In queste parole si coglieva più in profondità il fatto che l’uomo è ‘divino’ perché è stato creato da Dio. Paolo spesso mi diceva: ‘Devi tenere la schiena dritta’. Ma non si riferiva alla postura, tutt’altro. Generalmente questi nostri ‘amici’ camminano curvi, perché spesso sono rifiutati. Invece con quelle parole Paolo mi diceva che non devo nascondere il mio cuore, che devo essere aperta verso la gente».

Il racconto di questi incontri di Nadia, la sua nuova vita che va oltre la passione per il giornalismo, lo si può leggere attraverso gli scatti che posta su facebook. E’ anche a traverso il popolare social network, che manifesta tutto il suo amore per il mondo della disabilità mentale.




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Tags:
disabilitàfedegiornalismo
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