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Perché l’abuso liturgico è considerato un atto grave?

PUSTE ŁAWKI W KOŚCIELE
Shutterstock
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Qualsiasi abuso, per quanto possa sembrare piccolo o insignificante, ha la sua gravità, perché può scatenare un effetto domino

Un abuso liturgico è tutto quello che, in modo sporadico o sistematico, passivo o attivo, esula dalle norme liturgiche proprie del rito latino, anche se questo abuso è già diffuso e sembra normale o perfino liturgico.

Alcuni abusi liturgici sono banali, altri no; alcuni sono noti, altri passano inosservati alla maggior parte dei fedeli; alcuni sono inconsapevoli, altri vengono fatti apposta; alcuni sono peccati veniali, altri peccati gravi.

“Sebbene il giudizio sulla gravità della questione vada formulato secondo la dottrina comune della Chiesa e le norme da essa stabilite, come atti gravi vanno sempre obiettivamente considerati quelli che mettono a rischio la validità e dignità della Santissima Eucaristia” (istruzione Redemptoris Sacramentum, n. 173).

Ad ogni modo, bisogna evitare ogni abuso, e nessun abuso può essere considerato di scarsa importanza o irrilevante, ma va evitato e corretto.

Da un lato, l’ideale è che sia i sacerdoti che i fedeli conoscano molto bene i riti e le norme liturgiche, per quanto semplici possano essere, dall’altro bisogna attenersi in modo umile e fedele a quanto stabilito dalla Chiesa.

Quando in una celebrazione liturgica per qualsiasi motivo qualcosa va male, bisogna correggere l’errore in base alle norme del diritto.

Qualsiasi abuso, per quanto possa sembrare piccolo o insignificante, ha la sua gravità, perché può scatenare un effetto domino.

Gli abusi non sono una questione di scarsa importanza, perché se iniziamo a permettere che si verifichino, cosa può accadere alle cose che dovrebbero essere fatte e invece non è così?

Se gli abusi vengono commessi “con buone intenzioni”, bisogna consultare i documenti ecclesiali per ricordare il motivo dell’osservanza delle norme. La liturgia è uguale per tutta la Chiesa e dev’essere conosciuta.

Non esiste una liturgia personale né regionale, negli aspetti essenziali; qualsiasi fedele, quindi, ha il diritto di esporre una lamentela per via di un abuso liturgico, in primo luogo davanti al vescovo diocesano o all’ordinario corrispondente, ed è bene che il reclamo venga effettuato sempre con carità, oggettività e realismo.

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