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“Storia di un matrimonio”, il film che ogni coppia in crisi dovrebbe vedere per salvare il suo

MARRIAGE STORY

Netflix

Catholic Link - pubblicato il 12/12/19

5. La perfezione della madre vs la figura di padre imperfetto ma socialmente accettato

Una delle scene più importanti del film si svolge nello studio dell’avvocato Nora Fanshaw. Quando Nicole si esercita nelle risposte che dovrebbe dare alle domande su suo figlio, accetta in tutta tranquillità di avere dei difetti (come qualsiasi essere umano sulla faccia della Terra), e commenta che a volte beve non uno ma vari bicchieri di vino.

È allora che Nora pronuncia un discorso che mi ha fatto venire la pelle d’oca. “La fermo subito. La gente non tollera le madri che bevono e dicono al figlio ‘Stupido’. Lo capisco, sono uguale. Un padre imperfetto è accettabile. Il concetto di buon padre è stato inventato solo una trentina d’anni fa. Prima era normale che i padri fossero taciturni, assenti, poco affidabili ed egoisti. È chiaro che non vogliamo che siano così, ma in fondo li accettiamo.

Ci piacciono per le loro imperfezioni, ma la gente non tollera lo stesso nelle madri. È inaccettabile a livello strutturale e spirituale, perché la base della nostra menzogna giudaico-cristiana è Maria, la madre di Gesù, che è perfetta. È una vergine che ha partorito, sostiene il figlio in modo incondizionato e tiene tra le braccia il suo cadavere quando muore.

Il padre non appare. Dio è in cielo. Dio è il padre e non si è presentato. Tu devi essere perfetta, ma Charlie può essere un vero disastro. Per te l’asticella sarà sempre più alta. È una disgrazia, ma è così”.

Quando Nora ha terminato il suo discorso isterico ho dovuto mettere in pausa il film per pensare un attimo alle parole che avevo appena ascoltato. Non era la prima volta, né la seconda o la terza che ascoltavo questo paragone tra la figura del padre e quella della madre. Non era solo il fatto di vedere Maria e Dio Padre coinvolti nel tema. Era un’altra cosa.

Maria è stata, è e sarà sempre il nostro modello di madre. Non importa se si è di un’altra religione, questo modello di donna, moglie e madre ci accompagna da secoli! Da Era nella mitologia greca ad Anahita nella tradizione persiana, non serve una lezione di religione perché tutti abbiamo in mente come debba essere una madre. Non pensiamo forse tutti che la nostra sia una santa, e non la difenderemmo a spada tratta?

Sembra però che l’idea ci infastidisca, ci faccia agitare sulla sedia, ci punga da qualche parte. L’idea di avere Maria come esempio suscita un certo fastidio perché ci costa capire che Dio Padre ha voluto sceglierla tra tutte le donne per essere un esempio per l’umanità.

Se siamo madri sappiamo di non essere perfette, e se pensiamo alla nostra diciamo che nessuna come lei sa consolare, accogliere, unire, amare. È vero che ci sono cattive madri, e dobbiamo accettarlo, ma ci sono anche cattivi padri. Che male c’è ad avere Maria come punto di riferimento?

Nicole, come molte altre madri e come me, è consapevole dei suoi difetti. Sa che da alcuni punti di vista è carente. Nessuno ci ha detto che sarebbe stato facile, e indovinate chi ce l’ha dimostrato? Maria. Non c’è essere che abbia sofferto più di Lei sulla Terra per suo Figlio.

È facile additare altre madri e giudicare il modo in cui allevano i figli. Ciò che non è facile è vedere noi stesse e accettare di non essere Maria, ma che ci piace imitarla.

Tutte commettiamo degli errori, perché siamo degli esseri umani. Perché non siamo state concepite per opera e grazia dello Spirito Santo, ma non siamo state gettate nel mondo senza una guida, senza un esempio da seguire. Dio Padre ci ha dato Maria, e ed è bello amarla, imitarla, essendo consapevoli che la nostra umanità e fragilità ci permetteranno solo di fare del nostro meglio, ma sempre con un aiuto esterno.

Nicole è stata una buona madre, Charlie è stato un buon padre. Perché non ci hanno pensato in tutto il trambusto provocato dal divorzio? Perché non hanno pensato che sarebbe cambiata non solo la loro vita, ma anche quella del figlio? Perché non hanno detto “Ci amiamo, siamo dei bravi genitori, siamo brave persone, siamo capaci, abbiamo dei difetti ma possiamo lavorarci”? Perché non hanno pensato: “Siamo una squadra! Siamo marito e moglie!”?

6. Non dimentichiamo Dio in mezzo alla crisi

Non lo dimentichiamo, perché se si è cattolici il matrimonio prevede tre persone. Voglio concludere dicendo che questo film si ama e si odia allo stesso tempo. Ottimo il lavoro del regista Noah Baumbach, che ci permette di capire attraverso questa coppia che rinunciare all’amore è semplice ma non è una cosa da persone coraggiose, non quando c’è Dio in mezzo.

Potreste pensare “Nory ha perso la testa. Raccomanda alle coppie in crisi di guardare un film in cui il protagonista è il divorzio”, ma il mio obiettivo è tutto il contrario. Magari la vostra crisi non è come quella di Nicole e Charlie, ma dopo aver visto il film vi potreste chiedere: “Continuo ad amare il mio coniuge? Ho dato tutto di me in questo matrimonio? Sono disposto a cambiare non solo la mia vita, ma anche quella dei miei figli e del resto della famiglia con questa decisione? Ho chiesto aiuto a tutti tranne che a Dio?”

Magari potreste iniziare a stilare una lista delle cose che vi hanno fatto innamorare dell’altro e avere il coraggio di condividerle, di guardarvi negli occhi e darvi un’altra opportunità!

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link

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