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Cosa possiamo aspettarci dal più “cretino” della scuola? Che cambi il mondo (VIDEO)

FRANCO NEMBRINI
Incontro di Franco Nembrini per il CMC
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Da Franco Nembrini ancora una perla, preziosa soprattutto per genitori e insegnati, per chi è chiamato all’arduo compito di educare. Come guardiamo il peggiore della scuola? Cosa ci aspettiamo veramente da lui? Siete pronti a scommettere sulla pecora più nera di tutte?

L’educatore semina e qualche volta raccoglie

Ancora Franco Nembrini, rettore fino al 2015 dell’Istituo La Traccia di Bergamo, scrittore ma soprattutto appassionato educatore. Attingiamo spesso a suoi incontri e discorsi perché ha una riserva di esempi, testimonianze e aneddoti esilaranti o commoventi che ci permettono di vedere principi e criteri educativi incarnati in una vita.

Se siete disposti a non scandalizzarvi per qualche scelta linguistica un po’ triviale, – ma sincera! come spesso il linguaggio popolare sa essere, come le espressioni più colorite riescono a dire, in una strana comunanza con la mistica secondo lo stesso Hadjadj -; se vi interessa vedere un genio educativo all’opera, se volete assistere al miracolo di un seminatore che in via del tutto eccezionale riesce a raccogliere qualche frutto (perché si sa, come dice proprio Franco Nembrini in questo discorso, chi educa fa un mestiere da seminatore, più che altro); se volete ritrovare speranza per qualche figlio o studente che è sotto la vostra responsabilità educativa e sembra fare di tutto per respingerla da sé, allora sentite qua.

 

 

Chi non ha avuto o non è stato a sua volta, anche solo occasionalmente, “il più cretino della scuola”? Chi non ha visto posare questo sguardo su qualche ragazzino difficile, chi non ha pensato nel segreto della sua stanza “questo è irrecuperabile!”?

A volte garantire l’effetto Pigmalione positivo ( aspettandosi tanto, il meglio da loro, e non schiacciandoli sui proprio limiti) sui nostri figli o giovani affidati è una fatica che ci atterra, un compito che sentiamo troppo arduo, soprattutto nella durata.

Perché, forse, ci pesa più l’incertezza, il lasciare aperta la possibilità che avere una sentenza, per quanto tombale, ma scritta a chiare lettere sulla sorte di qualcuno, fossimo anche noi stessi. Siamo sempre a rischio “copione”, siamo spesso sedotti dall’idea di aggiustare una trama perché ogni storia prenda una piega, anche brutta, pur che sia.

Invece no, nell’educazione come nell’amore, come nella relazione con Dio o il Mistero, per chi è stato educato a a chiamarlo così, fino a che siamo presenti e vivi i giochi sono aperti, sempre, in ogni istante. E ogni condizione, persino la più scoraggiante e terribile, persino la più avvilente, persino col ragazzo più ostico, con il figlio più caratteriale, con quello che ha il gusto di opporsi per partito preso, i giochi sono sempre aperti e non sono giochi: è vita, ed è il dramma della libertà.

L’enfant terrible di cui Nembrini legge parte della lettera scrittagli alle tre di notte (qualcosa di davvero grande gli urgeva!) compie un cambiamento che dovrebbe essere in testa ai sommari dei TG, poiché è una notizia dirompente. Come ce ne saranno a migliaia, a saperle intercettare.

Siamo fatti per fare fatica!

Parla e dice cose che nessuno di noi, in modalità “ah, i giovani d’oggi, dove andremo a finire!” si aspetterebbe: è un ragazzo, fino al giorno prima la pecora più nera dell’istituto, che inaspettatamente, finalmente, si pone davanti al mondo con serietà e con una forza eroica, insolita. Eppure naturale: a pensarci bene, è proprio quella che sentivamo scalpitare in noi da ragazzi e forse anche ora. E’ la forza, fatta soprattutto di gratitudine per essersi scoperto amato, di uno che si fa carico non solo della propria vita, del proprio destino scolastico ma che, guardato come uomo, chiamato a fare fatica e a compiere un’impresa ardua, diventa uomo; dopo quella famosa serata di cui racconta Nembrini nel video sente che può farsi carico persino del suo paese: “l’Italia non andrà in malora” – dice con un’espressione attinta sempre al registro popolare.

L’Italia? E da dove gli è spuntato questo senso civile? Ah, già, sono riusciti ad implementare il programma di educazione civica in anticipo? No, è che si è sentito guardare per quel che è e può essere: un uomo, libero. Una persona unica, con un talento unico, un ragazzo che può cambiare il mondo, a partire dalla sua scuola, forse. A partire da un paio di adulti che si mettono a suonare con lui.

L’altro è sempre più grande delle tue idee, è un mistero di possibilità, è un cuore pronto ad accendersi di fronte al bene testimoniato. A qualcuno succede a dodici anni, a qualcuno a sedici, ad altri a venti, a qualcuno sembra mai. Ma questa è la bellezza vertiginosa che abbiamo davanti a noi, in noi stessi e nei nostri figli. Questo è il magma ribollente che cova sotto un vulcano che troppo presto classifichiamo come inattivo. Siamo fatti per imprese grandi, bisogna che ce lo ricordiamo.

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