Può essere che noi cattolici corriamo il rischio di “esagerare” nelle lodi alla Madonna? Un vescovo risponde
Può essere che noi cattolici corriamo il rischio di “esagerare” nelle lodi alla Madonna? Un vescovo rispondeMonsignor Antônio de Castro Mayer (1904-1991), vescovo emerito di Campos (Rio de Janeiro, Brasile) e fondatore dell’Unione Sacerdotale San Giovanni Maria Vianney, rispone a chi si chiede se noi cattolici non corriamo il rischio di “esagerare” nelle lodi alla Vergine Maria.
Bisogna spiegare un aspetto fondamentale: lodarla non vuol dire adorarla, visto che Maria non è Dio e solo a Dio spetta il culto di adorazione. Maria viene lodata da noi con lo specialissimo culto dell’iperdulia, una lode più grande di quella che prestiamo agli altri santi, ma che non è e non può essere adorazione.
Dopo questo chiarimento fondamentale, diamo la parola a monsignor Castro Mayer:
“’De Maria numquam satis‘ (‘Quello che si dice di Maria non è mai sufficiente’), dicono i santi. Non si deve dire ‘basta’ nelle lodi a Maria Santissima. Non dobbiamo temere di renderle culto in modo eccessivo.
È sempre molto inferiore a quello che merita. Non è per eccesso che la nostra devozione nei confronti di Maria è manchevole, ma quando è sentimentale ed egoista. Ci sono devoti di Maria che si commuovono fino alle lacrime, e nel frattempo si adattano, senza scrupoli, all’immodestia e alla sensualità dominanti nella società odierna. Senza imitazione non c’è autentica devozione mariana.
Consacriamo davvero a Maria Santissima la nostra intelligenza e la nostra volontà, con la mortificazione della nostra sensibilità e dei nostri gusti, e Lei si prenderà cura della nostra ortodossia.
‘Qui elucidant me vitam aeternam habebunt‘ (‘Quelli che mi illustrano avranno vita eterna’; Ecclesiastico 24,31), dice la Chiesa di Maria. Chi si occupa di farla conoscere e onorare avrà la vita eterna”.
