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Sei a rischio stress natalizio? 5 consigli per superarlo e vivere appieno la Festa

STRESS
Kaspars Grinvalds|Shutterstock
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Il Natale non deve diventare fonte di stress: non solo per noi, ma anche per chi circonda. E allora, qualche lista per essere realistici sulle cose davvero da fare o eliminare, una riunione per definire piani e programmi col proprio partner e anche qualche avviso ai parenti può aiutare non poco a riprendervi il vostro Natale!

Ma davvero c’è qualcuno che non ama il Natale, o che addirittura ama così poco il Natale da considerarlo più una fonte di stress che un momento di festa?
Pare di sì, ma io stento a crederci: o meglio, ci credo come atto di fede, ma questo fenomeno è così lontano dalla mia quotidianità da sembrarmi quasi irreale.

È stato quindi con una certa curiosità che ho iniziato a sfogliare un grazioso libretto che affrontava proprio queste tematiche. L’autrice è Sterling Jaquith, già nota su queste pagine per la sua “Guida cattolica al minimalismo” e, ahilei, nemica acerrima del Natale.

O meglio: “nemica acerrima del Natale”, Sterling lo è stata per lunghi anni, probabilmente a causa delle circostanze che l’hanno portata a vivere male questa festa da bambina. Ci ha messo un bel po’, la nostra amica, prima di capire che detestare il Natale è una cosa molto triste, se non addirittura “drammatica” se si è cristiani.

E così – dopo tanti Natali passati nell’ansia e dopo tante riflessioni su cosa esattamente fosse andato storto e perché – Sterling si è messa a tavolino e ha scritto un libretto eloquentemente titolato “Be Merry!”

Quelli di Sterling sono consigli molto terra-a-terra per tutti coloro che arrivano ogni anno al 25 Dicembre sull’orlo di una crisi nervosa.
Nel libro, ne troverete ovviamente molti di più. Ma ecco qui i cinque che mi hanno colpita più di tutti.

Focalizzati sulle uniche due cose che sono veramente importanti a Natale: Gesù e il tuo matrimonio

Sul perché sia bene sforzarsi di tenere a mente che al centro di tutto questo ambaradan ci sta Gesù, penso non sia nemmeno il caso di sprecare troppe parole. Ma se Gesù è la persona che dobbiamo mettere al centro di tutto, non dobbiamo dimenticare qual è la seconda persona più importante da accontentare in quei giorni. E cioè: il nostro partner.

Quando Sterling si è sposata, i suoi primi Natali col marito sono stati un litigio costante. Ciò che lei organizzava, a lui sembrava follia; le attività che lui proponeva, lei le gradiva quanto un attacco di diarrea.
Col senno di poi, la causa di tutta questa tensione era data dal modo diverso in cui i due partner avevano sempre vissuto il Natale in famiglia. Per Sterling, figlia di una madre single in una famiglia poco numerosa, il Natale era una cena elegante in una casa riccamente adornata, durante la quale tutti si vestivano a festa ed era ragionevole aspettarsi dai commensali lo stesso atteggiamento che si osserverebbe a un pranzo di nozze.

Niente di male in tutto questo, ovviamente. Il problema è che il marito di Sterling, nato in una famiglia numerosa in mezzo a una caterva di fratelli, era abituato a dei mega-pranzi di Natale molto alla buona, in cui ognuno portava qualcosa da casa nel suo Tupperware, la gente si presentava in jeans e maglioni comodi e passava la giornata sbracata sul divano in mezzo a torme di bambini urlanti.

Ci è voluto un po’, ai due sposini, prima di capire che gli attriti erano in una certa misura inevitabili, se si partiva da due “visioni” del Natale così contrastanti. In circostanze simili, Sterling suggerisce di fare ciò che ha fatto lei: prendere una serata libera, affrontare l’argomento col proprio partner, fare in modo che ognuno possa mettere in chiaro quali sono le sue aspettative e i suoi desideri…e poi agire di conseguenza. Se per me è importante il Natale posh nella villa di campagna di mia mamma e per te è importante arrostire marshmellow indossando un maglione con le renne: basta saperlo prima, organizzarsi e – ad esempio – stabilire che la Vigilia sarà elegante e il Natale molto più easy.

Spesso si cade nell’errore di pensare che, durante le feste di Natale, le persone che è più importante accontentare siano le famiglie d’origine e/o i bambini. Ma… no.

Le famiglie di origine, si spera bene che siano in grado di accettare l’evidenza per cui un figlio adulto, che si è fatto una famiglia sua, è libero di inventare nuove tradizioni familiari, se lo ritiene.
I bambini sono sicuramente i “protagonisti” del Natale, ma non devono diventare i dittatori della festa. Se creare il Perfetto Natale Magico per i vostri figli è fonte di stress più che di gioia familiare: lasciate perdere. Molto probabilmente, i bambini preferiscono un Natale sottotono a un Natale in cui mamma e papà sono stressati a mille, o, peggio ancora, passano tutto il giorno a rimbrottarsi.

A metà novembre, stila un elenco realistico di tutte le attività che vuoi fare nel periodo di Natale

Poi, valuta se il tutto sarà divertente o se ti farà arrivare al 6 gennaio in balia di una crisi di nervi.
Sterling suggerisce di fare un elenco letterale, per punti. Nel mio caso (casomai qualcuno volesse farsi i fatti miei) potrebbe essere una cosa tipo:

1. Passeggiata serale per fotografare le luci di Natale;
2. Visita ai presepi nelle chiese del centro;
3. Preparare la casetta di pan di zenzero;
4. Mercatini di Natale in giro per la città;
5. Pizza con le amiche verso metà dicembre; eccetera eccetera eccetera, fino all’ultima cosa che vi viene in mente.

Poi – suggerisce Sterling – prendete in mano l’album di foto dell’anno scorso e controllate se vi state dimenticando qualcosa (“orpo! Il mercatino benefico dall’altra parte della città al quale vado sempre perché è bellissimo!”).
Quando siete sicuri sicuri sicuri di non aver dimenticato nulla, date una occhiata alla vostra lista e domandatevi con onestà se è realisticamente pensabile riuscire a fare tutte quelle cose senza arrivare al 6 gennaio con lo stesso livello stress che avete per una scadenza di lavoro.

Magari sì. Magari, la vostra lista è tutto sommato corta, oppure voi siete quel tipo di persona che non ama stare con le mani in mano. Ma se invece l’elenco è così lungo da farvi montare l’ansia al solo guardarlo: cominciate a stilare una lista di priorità e poi depennate senza pietà le attività che vi stanno meno a cuore (a voi, o alla vostra famiglia nel complesso).

Parenti serpenti? Preparati, e poi preparati a lasciar correre

 

Non giriamoci attorno: gli amici ce li scegliamo ma i parenti purtroppo no – e, per molti di noi, gli immancabili pranzi delle feste possono diventare una vera fonte di stress. Se avete la fortuna di avere famiglie in cui regna l’armonia, saltate al punto 4; se invece preferireste una seduta dal dentista ai pranzi di Natale coi parenti, andate avanti a leggere.

Se la situazione è quella che è, cioè tesa, Sterling suggerisce – anche qui – di stilare una lista. Senza risentimento, ma con l’approccio del sociologo che evidenzia dei pattern già verificatisi in passato, l’autrice suggerisce di mettere per iscritto quali sono per noi i più grandi motivi di tensione.

Tipo:

1. Mia cognata ha un fisico da supermodel e questo mi fa sentire a disagio;
2. Zio Alberto, che vota un partito radicalmente diverso dal mio, mi tormenta ogni anno con discussioni politiche;
3. I miei genitori fanno sempre regali bellissimi a mia sorella e con me invece non azzeccano mai i gusti: ma lo fanno apposta?!
4. Se la nonna mi chiede anche quest’anno come mai sono ancora single, mi metto a urlare;
5. Mio suocero alza sempre il gomito e diventa alticcio, la qual cosa mi imbarazza terribilmente.
(ehm. Questi me li sto inventando, eh!).

Ora che avete davanti a voi tutti questi punti dolenti, potete fare due cose.
Uno: cercare, se possibile, di non farvi cogliere impreparati.
Se prevedete di essere sommersi di domande sgradite, studiatevi una risposta ad hoc per chiudere la questione con garbata fermezza. Se il confronto con altre donne di famiglia vi mette a disagio, organizzatevi per tempo e mettete un impegno extra nel [preparare il dolce perfetto/trovare il look che più vi valorizza/eccetera eccetera eccetera]. Se non sapete come gestire dinamiche imbarazzanti che vengono a crearsi nella vostra famiglia acquisita, per l’amor del cielo affrontate l’argomento col vostro partner.

Ma se nessuno di questi rimedi dovesse funzionare, ne resta sempre uno infallibile: guardate a quell’elenco di nomi e dite ad alta voce “Non è colpa mia”.
Non siete voi i responsabili per quanto c’è scritto su quel pezzo di carta.
Potete amare quelle persone, potete pregare per loro, ma dovete assolutamente liberarvi di ogni possibile senso di colpa per il loro comportamento. Le difficoltà che stanno affrontando, le croci che portano, il loro atteggiamento non dipende da voi. Voi non siete Dio.
[…] Una delle ragioni per cui questi incontri festivi sono così pesanti è perché noi teniamo profondamente ai nostri amici e alla nostra famiglia. Più li amiamo, più abbiamo a cuore le loro scelte di vita e più ci interessa l’opinione che loro hanno di noi.

Comprensibile, umano…ma non necessariamente giusto.
Ovviamente è sempre bene lavorare su relazioni difficili. Ma se avete un parente che oggettivamente è impiccione, litigioso o arrogante: fatevene una ragione, scendete a patti con l’idea che lui è fatto così e probabilmente non cambierà…e imparate a farvi scivolare addosso le sue intemperanze.
Non è colpa vostra.
Probabilmente, è lui ad essere in difetto, e non voi.

Non ossessionarti sui dettagli

 

Sterling fa sorridere per il modo in cui descrive la sua ossessione per le decorazioni di Natale. La nostra amica ha un debole per quelle sontuose case “da copertina” decorate a festa, con alberi monumentali pieni di palline con colori perfettamente coordinati a quelli delle ghirlande sparpagliate in casa, degli gnometti sul camino e delle federe natalizie sul divano.
Solo che lei non ha abbastanza soldi per comprarsi un set completo di decorazioni “da vetrina” e si arrangia con le ghirlande made in China comprate nel discount sotto casa, col risultato che – parole sue – la sua casa sembra esser stata decorata da una bambina daltonica di sette anni.

Dopo anni di sforzi e di continue frustrazioni, Sterling è giunta alla conclusione che ci sono solo due opzioni per una derelitta che si trova in situazioni simili.

Uno: scendere a patti con l’idea che non tutti abbiamo gli stessi doni. A Sterling piacerebbe avere una casa da copertina, ma evidentemente non ha né i mezzi né le possibilità economiche per raggiungere questo scopo. Invece di continuare a ossessionarsi inseguendo un desiderio irraggiungibile, meglio rassegnarsi a lasciar perdere ‘sta fissa della casa perfetta e concentrare invece l’energie su quelle cose che veramente ti vengono bene. Che ne so: magari i vostri dolci di Natale sono famosi in tutto il circondario. Magari siete nati con l’invidiabile capacità di fare regali bellissimi che ad altri non sarebbero nemmeno venuti in mente.

Due: cercare di ricordare che, per l’amor del cielo, non è una gara. A meno che non siano delle brutte persone, è ben difficile che i vostri ospiti ci giudichino davvero per il vostro albero troppo striminzito o per il modo in cui impiattate il cibo.
Trasformare un periodo di festa in una competizione è la cosa peggiore in assoluto che si possa fare. Se è questo il nostro problema, cerchiamo seriamente di lavorarci sopra.

Se ci tieni veramente veramente tanto: fallo

Se ti sei reso conto che non ci tieni affatto: non farlo, ma sii chiaro con tutti.
Per anni, io ho avuto la fissazione di andare alla Messa di Mezzanotte in una chiesa scomodissima da raggiungere, nel centro città.
Penso che i miei genitori mi abbiano tirato tutti gli accidenti di questo modo, per ‘sta cosa. Era inevitabile andare in macchina; il parcheggio a pagamento era un salasso; mio papà è normalmente abituato ad andare a letto alle nove; alla Messa seguiva l’immancabile scambio di auguri con champagne e cioccolata calda; si tornava a casa verso le due di notte, e meno male che avevamo il garage.
Più che un momento di festa, era una fonte di stress, ma, per varie ragioni, io tenevo veramente tanto a quella Messa e ogni disagio passava in secondo piano rispetto al piacere di essere lì (o – cuore di babbo e cuore di mamma – rispetto al piacere di vedere una figlia adolescente così contenta per una Messa di Natale).

Tutto ciò per dire: se, dopo aver esaminato con attenzione i quattro punti elencati sopra, vi rendete conto che…sì, ci tenete veramente tanto a quella cosa – allora, fatela!
Se quella cosa è così importante per voi da valere ogni sacrificio: allora fatela (a patto che nel “voi” siano inclusi anche eventuali parenti che dovranno sostenerti).

Ma se, dopo attente riflessioni, vi rendete conto che della Messa di Mezzanotte non ve ne importa più così tanto, più che altro era routine, e che tutto sommato ci si stressa di meno ad andare a quella in parrocchia: benissimo! Smettete di farlo! Cambiate tradizioni!

E – come giustamente Sterling suggerisce – siate molto trasparente riguardo a questo cambio di programma, con tutti i possibili interessati. Se quest’anno sei una neomamma e quindi i parenti possono pure scordarselo, il tuo immancabile piatto di insalata russa con la maionese fatta in casa; se quest’anno sei in bolletta e hai deciso di fare doni più economici; se quest’anno hai scelto di dare un tono diverso al tuo veglione e ti piacerebbe fare qualcosa di un po’ più elegante adesso che i bambini sono grandicelli: dillo. Avvisa tutti, con ampio preavviso (possibilmente già a novembre) e spiega le tue ragioni. Questo aiuterà tutti gli interessati a modulare le loro aspettative e, ovviamente, a evitare scene imbarazzanti come quella in cui Anna ti regala una cornice di design e tu hai per lei solo un pacchetto di marmellata fatta in casa.

Dite che questi avvisi preventivi sono altrettanto imbarazzanti? Possibile ma meglio togliersi il pensiero a novembre, se l’alternativa è passare tutto il mese con l’ansia del 25.

Se volete togliervi d’impiccio, scrivere ai vostri una e-mail e linkate questo articolo. O, meglio ancora, il libro di Sterling.
E usate la parola magica: Gesù. Dite che quest’anno avete deciso di vivere un Natale più consapevole, eliminando tutto ciò che è eccessivo e non vi fa stare bene perché volete concentrarvi sul senso vero della festa.

Se non altro perché viviamo nell’epoca del politically correct, nessuno oserà criticarvi per questa scelta!

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DAL BLOG UNA PENNA SPUNTATA

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