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Perché la beatificazione di Fulton J. Sheen è stata rinviata?

FULTON SHEEN

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Jaime Septién - pubblicato il 06/12/19

Gli scandali sessuali influiscono sulla situazione

La serie di scandali per via degli abusi sessuali da parte del clero negli Stati Uniti è arrivata ad avere conseguenze inaspettate, alcune delle quali decisamente insolite. In questo contesto, le nuove vittime sono la diocesi di Peoria (Illinois), il suo vescovo Daniel Jenky e, ovviamente, il venerabile servo di Dio Fulton J. Sheen.

Rinvio “su richiesta” di alcuni vescovi

A due settimane dalla sua beatificazione nella stessa cattedrale in cui cent’anni fa venne ordinato sacerdote (e dove riposano i suoi resti, dopo una disputa tra l’arcidiocesi di New York e la diocesi di Peoria, vinta da quest’ultima), la Santa Sede ha deciso di rimandare la data di beatificazione di Sheen, pioniere della predicazione televisiva negli Stati Uniti e uno dei più noti divulgatori della fede cattolica al mondo.

Qual è stato il motivo di una decisione così rara da parte della Santa Sede? Secondo il comunicato emesso dalla diocesi di Peoria, il rinvio è stato realizzato “su richiesta” di alcuni membri della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti, che hanno chiesto “un’ulteriore considerazione” del processo di beatificazione di Sheen.

“Nel nostro clima attuale, è importante che i fedeli sappiano che non c’è mai stata, né c’è in questo momento, alcuna accusa contro Sheen che implichi l’abuso di un minore… La Diocesi di Peoria continua a confidare nel fatto che la condotta virtuosa dell’arcivescovo Sheen venga solo ribadita”, sottolinea il comunicato diffuso subito dopo l’avviso di rinvio da parte della diocesi.

Nel comunicato si segnala che il vescovo Jenky “confida pienamente” nel fatto che qualsiasi esame ulteriore non farà che provare ancor di più la dignità la beatificazione e canonizzazione di Fulton J. Sheen. “La diocesi di Peoria non ha dubbi sul fatto che Fulton J. Sheen, che nella sua vita ha portato tante anime a Gesù Cristo, verrà riconosciuto come un modello di santità e virtù”.




Leggi anche:
Fulton Sheen: ci sono persone difficili da amare, finché non si scorge in esse l’amore di Dio

Una copertura, causa del rinvio?

Ovviamente, la decisione della Santa Sede non obbedisce alla semplice richiesta di vari vescovi perché venga dato più tempo per studiare la causa. Per fermare una beatificazione, e per di più di un personaggio tanto noto, amato, stimato e ritenuto un vero lottatore della fede cattolica, dev’esserci qualcosa di molto più serio di fondo (in caso contrario sarebbe gravissimo).

Il vescovo Jenky ha espresso delusione e tristezza per il rinvio. È stato lui ad avere lottato di più perché i resti di Sheen riposassero in una tomba accanto all’altar maggiore della cattedrale di Peoria e non rimanessero nella cattedrale di St. Patrick a New York. Solo il 18 novembre, il vescovo di Peoria aveva annunciato con gioia che la beatificazione era stata approvata e sarebbe stata celebrata il 21 dicembre.

Nel corso del lungo processo per indagare sulla vita di Sheen e verificare il miracolo che lo avrebbe portato agli altari, la diocesi di Peoria ha segnalato che gli esperti hanno saputo vedere che Fulton J. Sheen “era un modello esemplare di condotta cristiana e di leadership nella Chiesa. In nessun momento è stata messa in dubbio la sua vita virtuosa”.

Finora le dichiarazioni della diocesi di Peoria rifiutano categoricamente l’ipotesi di copertura di un atto di abuso sessuale da parte di Sheen quando era vescovo ausiliare di New York (dal 1951 al 1966). La questione è stata avanzata nel 2007 dall’ex sacerdote dell’arcidiocesi di Newark, Robert Hoatson, e coinvolge vari altri presuli, tra cui l’ex cardinale Theodore McCarrick, ora ridotto allo stato laicale.

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abusibeatificazionefulton sheen
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