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Finalmente Loreto! Nello scambio di sguardi con te, Maria, è la nostra dimora

MAN, LORETO, CHURCH
Tatiana Dyuvbanova | Shutterstock
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Un pellegrinaggio da Assisi a Loreto, la fatica e bellezza del cammino per arrivare dalla Madonna e dirle: sotto il suo sguardo di Madre scopro di essere nato di nuovo.

Di Stefano Tenti

Il tempo del pellegrinaggio è lento e riflessivo. Il pensiero si accorda al ritmo del passo ed è fecondato da ciò che incontra. I campi arati e coltivati, le distese di girasoli, i fossati, le corolle bagnate dalla rugiada non fuggono nella dimenticanza ma accompagnano il cammino. Ne senti la presenza amica. Incontri angoli su cui forse nessuno sguardo si è mai attardato, ne scorgi la bellezza ancora intatta, rubi un piccolo attimo di intimità a qualcosa che forse, fino a quel momento, ha osservato solo Dio. Tutti questi squarci mi entrano dentro perché li conservi e li porti ai piedi di Maria, come primizia di un’offerta che non è solo mia.

Il cammino di ogni giorno è scandito dai rosari e dai racconti della vita di Gesù. I luoghi che attraversiamo ascoltano quelle parole assieme a noi. Cristo nuovamente cammina sulle strade bruciate dal sole, loda la provvidenza del Padre nel volo degli uccelli, rivela il motivo della sua venuta nella carne, nel tempio sacro che è il ventre di Maria. Ci stiamo dirigendo proprio lì, in quell’angolo di Terra Santa in cui Maria ha accolto il Verbo, tra quelle pareti che da secoli attendono i pellegrini sfiniti per rigenerarli.
Durante il cammino si iniziano ad avvertire alcuni dolori in parti del corpo che non si immaginava nemmeno di avere. Le salite, il caldo, la fatica: a volte anche il fiato viene meno. Persino le risposte al rosario escono con difficoltà dalla bocca esausta. Prima ancora che per dire le nostre parole, stiamo andando dalla Madre a portare la nostra misera persona. In quello scambio di sguardi è la nostra dimora. Per nove mesi una madre dialoga con il proprio figlio quando ancora non ne conosce il volto e la voce. Per tanti mesi continua poi a leggere nei vagiti i suoi bisogni, fino a quando la prima parola viene pronunciata da quelle labbra inesperte. Così è lo sguardo di Maria verso di noi.

LORETO
Catherine Leblanc / Godong

Pochi chilometri prima della meta, eccoci a Recanati, la terra di Giacomo Leopardi. Questo poeta ha saputo cogliere la bellezza nascosta in ciò che è piccolo e fugace. Pochi versi hanno immortalato per sempre una semplice piazzetta, un colle come tanti altri, una siepe solitaria. Dio è artista. Come lui siamo chiamati ad imparare uno sguardo che sappia liberare la gloria racchiusa nelle cavità della terra, che sappia vedere nel frammento provvisorio i segni del regno definitivo. Con le sue parole, il poeta dell’Infinito ha consegnato all’eternità i luoghi della sua quotidianità, li ha consacrati. Siamo sacerdoti: attraverso le parole, l’offerta delle nostre vite e delle persone di tutte le piazze del mondo sono assimilate al corpo di Cristo, corpo trasfigurato di luce, corpo definitivo ed eterno.

Finalmente, Loreto! Non da solo ma assieme ai fratelli e alle sorelle che mi hanno camminato accanto. Appena entrato nella santa Casa, mi ricordo di quando, dieci anni fa, ero venuto qui, turbato perché intuivo che Dio mi stava chiamando al sacerdozio: io non riuscivo a decidermi. Così rivivo quella liberazione, quelle lacrime, quel “sì” che non ero ancora riuscito a pronunciare ma che le Sue braccia hanno saputo intuire ed accogliere. Sotto il suo sguardo di Madre, scopro di essere nato di nuovo. Oggi sono ancora qui, sacerdote, giunto come per un segreto richiamo che solo ora, in ginocchio davanti a Lei, riconosco. Sono stato guidato dolcemente, quasi inconsapevole, tra queste mura. Era Lei che mi portava per mano attraverso le persone che mi hanno accompagnato, per continuare quel dialogo mai interrotto ma che ha bisogno di fisicità, di trovarsi viso a viso, di accarezzare queste pietre che vengono da mondi lontani eppure così familiari.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA FRATERNITÀ SAN CARLO

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