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Ecco il motivo per cui i cristiani non devono temere il male, ma accettarlo

STUDENT AT UNIVERSITY OF NEVADA
Robyn Beck | AFP
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Il Creatore ha così insegnato concretamente agli uomini che la morte non è l’ultima parola sulla vita

Il male nella nostra quotidiana è pura sfortuna, secondo il pensiero di chi è lontano da Dio. Oppure una circostanza della vita, almeno per chi è vicino al Dio cristiano.

Una visione “superstiziosa” da un lato (fortuna o sfortuna, tutto è casualità) e, dall’altro, una concezione della vita come dotata di un significato, anche nei momenti bui, scrive uccronline.it (5 dicembre).

Il dolore subito da Gesù

Perché per i cristiani il male, dunque, non è uno scandalo, uno “stato” che non dovrebbe esistere?

CROSS
Pexels
<font size="5"><strong>Per le tante volte in cui sono fuggito dalla croce.</strong>

Perché i cristiani possono comprenderlo. L’enorme ed umiliante sofferenza, completamente gratuita, subita dal Figlio di Dio stesso è l’emblema più alto del dolore vissuto da miliardi di uomini e donne, eppure, è attraverso la croce che il Figlio è risorto – evidenzia Uccronline il Creatore ha così insegnato concretamente agli uomini che la morte non è l’ultima parola sulla vita, che c’è una speranza che sorregge l’esistenza, liberando ogni azione umana dall’effimero del momento e rendendola ricca di un significato eterno.

Preparare allo scandalo

Nei Vangeli, come ricorda Papa Francesco, si nota che «Gesù vuole preparare i suoi a questo scandalo – lo scandalo della croce – a questo scandalo troppo forte per la loro fede. Proprio attraverso la croce Gesù giungerà alla gloriosa risurrezione. Gesù ha voluto mostrare ai suoi discepoli la sua gloria non per evitare a loro di passare attraverso la croce, ma per indicare dove porta la croce».

Il Dio cristiano non ha risparmiato all’uomo la croce del dolore nell’esistenza. L’ha sperimentato in prima persona, innanzitutto, mostrando però la sua capacità (bontà e onnipotenza) di trarre dal male – inevitabile – un bene maggiore. Talvolta in modo misterioso ed incomprensibile, come nel caso della sofferenza degli innocenti.

Tuttavia, rispettoso della libertà umana, ha lasciato abbastanza luce per chi vuole credere e abbastanza buio per chi no.

“Non lasciarsi abbattere dagli eventi”

Il Papa ha ricordato durante l’Angelus dello scorso 17 novembre, la lezione che emerge dalla croce: la «speranza in Dio», di trarre dal male un bene maggiore, «consente di non lasciarsi abbattere dai tragici eventi. Anzi, essi sono “occasione di dare testimonianza».

«I discepoli di Cristo – sottolineava il Pontefice – non possono restare schiavi di paure e angosce; sono chiamati invece ad abitare la storia, ad arginare la forza distruttrice del male, con la certezza che ad accompagnare la sua azione di bene c’ è sempre la provvida e rassicurante tenerezza del Signore. Questo è il segno eloquente che il Regno di Dio viene a noi, cioè che si sta avvicinando la realizzazione del mondo come Dio lo vuole».

PIETA
Public Domain

Lo sguardo del Signore

«È Lui che conduce la nostra esistenza e conosce il fine ultimo delle cose e degli eventi. Sotto lo sguardo misericordioso del Signore si dipanano le vicende dell’umanità nel loro fluire incerto e nel loro intreccio di bene e di male. Ma tutto quello che succede – concludeva il Papa – è custodito in Lui; la nostra vita non si può perdere perché è nelle sue mani» (Famiglia Cristiana, 19 novembre).

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