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I miracoli partono sempre dal nostro possibile

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don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 04/12/19

Abbiamo poco, Signore, come faremo? Poco per sfamare il desiderio di felicità della gente, la sua sete di verità, poco per lenire le sofferenze e il dolore. Abbiamo solo noi stessi, le nostre braccia e il nostro amore per Te. Tu, oggi, ci dici che questo poco è già abbastanza se crediamo in Te.

In quel tempo, Gesù venne presso il mare di Galilea e, salito sul monte, si fermò là.
Attorno a lui si radunò molta folla recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì.
E la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi raddrizzati, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E glorificava il Dio di Israele. Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse: «Sento compassione di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada».
E i discepoli gli dissero: «Dove potremo noi trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
Ma Gesù domandò: «Quanti pani avete?». Risposero: «Sette, e pochi pesciolini».
Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra,
Gesù prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò, li dava ai discepoli, e i discepoli li distribuivano alla folla.
Tutti mangiarono e furono saziati. Dei pezzi avanzati portarono via sette sporte piene.

Matteo 15,29-37

C’è un gesto bellissimo descritto nel Vangelo di oggi, è il gesto di chi prende in braccio la gente sofferente e la depone ai piedi di Gesù:

“Attorno a lui si radunò molta folla recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì”

Delle volte l’unica cosa che possiamo fare è portare a Gesù tutta la sofferenza che incontriamo. Portarla a Lui affinché se ne prenda cura. E il primo miracolo di guarigione è proprio questo sentirsi presi in carico dall’amore di qualcuno. Mi vengono alla mente i numerosi treni bianchi dell’UNITALSI che trasportano i malati a Lourdes. Gli innumerevoli volontari che si caricano sulle spalle i malati per farli arrivare in qualche sperduto posto del mondo, lì dove la tradizione indica fazzoletti di terra benedetti dalla presenza di Dio e soprattutto di Sua Madre. È il miracolo della solidarietà silenziosa che è già la prima maniera che Dio ha di entrare nel dolore del mondo. Non dovremmo mai trascurare questo dettaglio, perché mentre cerchiamo Gesù per un miracolo non dobbiamo dimenticare che siamo chiamati ad essere innanzitutto noi l’inizio di quel miracolo, prendendoci cura di queste persone, accompagnandole, guidandole verso di Lui. Ma poi il vangelo prosegue dicendo che la seconda cosa che non lascia indifferente Gesù è la fame della gente:

«Sento compassione di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada»

Non è solo l fame di pane, ma è la fame insaziabile di felicità che c’è al fondo del cuore di ogni uomo. Gesù vuole fare qualcosa per questa fame, e lo fa a partire da ciò che c’è:

«Quanti pani avete?». Risposero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, Gesù prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò, li dava ai discepoli, e i discepoli li distribuivano alla folla. Tutti mangiarono e furono saziati”

Il miracolo parte sempre dal nostro possibile, poi Gesù aggiunge il resto.

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