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Paola e Giovanni, ricostruire la vita insieme dopo il tradimento

Couple Problem
© By goodluz | Shutterstock
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Dopo alcuni anni di matrimonio e la nascita dei primi due figli, la coppia di Pauline e Jean va alla deriva. Niente più gioia nello stare insieme, pornodipendenza per lui, una relazione extraconiugale per lei – sembra finita. Ma non facevano i conti con la potenza dello Spirito Santo e sulla loro forte convinzione che il Signore li avesse donati l’uno all’altra.

Nei primi anni della nostra relazione, eravamo come al volante di una Ferrari: tutto andava bene, tutto era veloce. Ci siamo incontrati alla fine del liceo, e durante gli anni di studio che sono seguiti tutto ci ha sorriso. Entrambi ultimogeniti, avevamo davanti un’autostrada tutta tracciata – studi, fidanzamento, matrimonio, bambini – sulla quale ci siamo lasciati portare. La nostra coppia, un po’ modaiola, era più preoccupata delle serate e di uscire con gli amici che di darsi tempi di qualità a fondamento dell’intimità. Le nostre priorità, non ben calibrate, ci avevano anche condotti ad accettare diversi lunghi periodi di “celibato geografico”. Insomma, al primo tornante la decappottabile era uscita di strada: a catalizzare la crisi è stato un trasloco, e nella nostra vita di coppia è insorta l’infedeltà.

Un vero tsunami, nella vita di Paola e Giovanni [nomi di fantasia], che travolge tutto al suo passaggio: la gioia di stare insieme, la fiducia reciproca, il progetto di tutta una vita.

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Prima che la moglie gli confessasse la sua infedeltà, ma cosciente del divario che si apriva fra loro, Giovanni si rimette in discussione:

Non comprendevo quel che capitava. Ero triste di non comprendere mia moglie e di non appagarla. Ho tentato di sedurla, di comunicare con lei, ma era diventata un muro senza fessure. Persuaso che la pornografia, nella quale ero invischiato fin dai tempi del liceo, ne fosse una causa, mi decisi a parlargliene: glie l’avevo nascosto da sempre. È stato liberatorio per me: quella confessione mi ha totalmente e istantaneamente liberato da ogni tentazione. La verità libera! Ma non per questo è cambiato il clima nella nostra vita di coppia.

Quanto a Paola, si ricorda bene di quel periodo nero della loro relazione:

Mi sentivo molto infelice con mio marito, incompresa e trascurata. Spesso sentivo mio marito altrove, non connesso all’istante presente. E lo attribuivo alla pressione del lavoro. Non sapevo che consumasse pornografia, e non me n’era mai venuto il sospetto. La sua confessione mi ha toccata molto poco, nella mia testa ero già in parte lontana da lui – col mio cuore e col mio corpo –, perché avevo trovato in un altro uomo quel che mi mancava.

Il weekend in cui la verità esplode

Sono queste le condizioni in cui Paola e Giovanni partecipano a un weekend Cénacle, un ritiro per coppie organizzato dalla Communion Priscille et Aquila. I due sono sull’orlo della rottura: Paola è pronta a mollare il marito. All’inizio del ritiro, le coppie vengono invitate a rileggere i momenti di gioia, le ferite e le fragilità della loro relazione. Per Paola e Giovanni queste domande – i momenti didattici, i momenti a due – fanno esplodere la verità. Paola confessa a Giovanni che ama un altro uomo e che sta pensando di lasciarlo. Giovanni è sotto choc. In nessun momento aveva immaginato un’infedeltà:

La Provvidenza mi ha permesso di apprendere questa notizia terribile in un luogo in cui ho potuto trovare del conforto. Nessuno è attrezzato per ricevere una simile notizia, tutte le certezze si volatilizzano: tutto il quadro, tutti i punti di riferimento della vita esplodono in pochi secondi. Mi sono rifugiato davanti al Santissimo Sacramento fino al mattino, e lì ho gridato al Signore: «Perché mi hai abbandonato?».

In quel momento, Paola resta colpita dal coraggio e dalla forza del marito, che neppure per un istante pensa alla separazione ma ribadisce la scelta del loro matrimonio. E confida:

L’accompagnamento di cui abbiamo beneficiato in questo weekend l’ha spinto ad andare immediatamente verso la scelta della Vita, la scelta del nostro matrimonio. È stato soprattutto mio marito a mostrarsi incredibilmente forte e confidente, mentre io ero spezzata e mi sentivo incapace di ricostruire la nostra coppia. Mi sono lasciata portare: non ci credevo ma l’ho seguito.

Alla fine del weekend, malgrado tutto hanno rinnovato il loro sacramento matrimoniale: «Non aveva alcun senso, per me», si ricorda Jean.

Vedevo mia moglie imbarazzata da quel che stavamo facendo e da parte mia non vedevo come si potesse rinnovare una cosa che partiva già così malconcia. Eppure a distanza di qualche anno, se rileggiamo la nostra storia, quel momento è stato decisivo perché ci ha ricordato quale fosse il nostro obiettivo in un momento in cui eravamo perduti.

Il lungo cammino della ricostruzione

Grazie all’accompagnamento di una coppia inizia allora un lungo cammino di guarigione interiore: «Uno dei due era in uno esacerbato spirito di riconquista, l’altra nella tentazione dell’altrove». Mesi molto duri, durante i quali Paola taglia i ponti dall’altra parte per ricostruirli con suo marito. Mesi durante i quali Giovanni impara a vivere nell’incertezza, nella speranza del perdono e della rinascita della loro vita di coppia. I loro due figli li aiutano a tenere duro e offrono loro una ragione per avanzare. Per Giovanni è un periodo marcato da un forte riavvicinamento a Dio. Oggi ricorda che così supplicava:

Mi abbandonai completamente a Lui. Pregavo molto, e la meditazione dei Salmi mi aiutava a vivere il mio quotidiano: «Dal profondo a te grido, o Signore: siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera» (Sal 129).

E poi – spiegano –,

dopo la paura, la delusione, la collera, la tristezza, abbiamo cominciato a rileggere i nostri primi anni di relazione per tentare di comprendere in che momento le cose avevano preso una piega sbagliata.

Si sforzano di continuare a vivere e, poco a poco, di riscoprirsi, di tornare a legarsi ai bei momenti passati insieme, ai loro figli.

Prendere coscienza delle nostre debolezze ci ha permesso di decostruire dramma in cui eravamo immersi. Il fatto di comprendere i meccanismi psicologici e sentimentali che operavano nelle nostre vite ci ha permesso di tirare fuori la testa dalla trappola. Restava la forte convinzione che il Signore ci avesse scelti e donati l’uno all’altra.

Un cammino di guarigione arduo, durante il quale il Signore non li ha mai abbandonati:

Ogni volta che ci sfiorava una velleità di abbandono il Signore, nella sua grande delicatezza, metteva sul nostro cammino un incontro che ci avrebbe aiutati a tenere duro.

Gli amici, una psicologa, coppie attente, un’omelia che cascava a fagiolo, una novena di messe celebrate dal prete che aveva benedetto le loro nozze… tutti altrettanti segni visibili della presenza di Dio accanto a loro.

La Provvidenza del calendario ha fatto sì che tutto ciò accadesse nell’Anno della Misericordia. Abbiamo potuto seguire un cammino di Misericordia e chiedere e darci reciprocamente il perdono.

Un cammino di guarigione che insegna loro

ad amare questo nuovo altro, quello che ci aveva appena feriti e che in questo non aveva alcunché di amabile. E a riconoscere che era proprio lì il senso della nostra vita, e che la felicità si trovava proprio in fondo a quella strada.

In fondo a quel lungo tunnel, Paola e Giovanni hanno avuto la gioia di accogliere altri due bambini. Paola ci dice della sua gioia, nell’essere riuscita – soprattutto grazie alla preghiera – ad amare la sua vita e il marito che il Signore le aveva dato:

Adesso mi sento di poter dire che amo profondamente mio marito, non ho più alcun dubbio circa il mio posto accanto a lui. Il Signore ci ha dato la gioia di una gravidanza meno di un anno dopo il parossismo del nostro allontanamento. Abbiamo accolto questo bambino come il liberatore rispetto al nostro errabondo vagabondare. Il Signore ci spalancava le braccia come il padre che accoglie il figlio prodigo. E poi la nostra famiglia si è allargata un’altra volta, e con grande gioia. È stato grazie a un radicamento profondo in Cristo e a una regolare preghiera personale che sono riuscita a cambiare vita, e semplicemente ho cominciato ad amare la mia vita, la bella vita che il Signore ci ha dato con mio marito.

Quanto a Giovanni, è riconoscente a sua moglie di aver scelto di non seguire del tutto il sentimento che l’aveva condotta all’infedeltà, ma anzi di aver scelto l’amore che si costruisce giorno per giorno.

Mia moglie ha fatto la scelta di amarmi al di là dei sentimenti. È questo un atto di amore più autentico dello spezzare volontariamente un legame amoroso? Sì, abbiamo davvero toccato questa differenza fondamentale che passa tra il sentimento amoroso, subìto e incostante, e l’amore che si sceglie, che si costruisce. Benedico il Signore che ci ha permesso di ritrovarci. Questa crisi ci ha fatto crescere fino a un punto che non avrei immaginato… ma che sofferenza! Ci rendiamo conto che è stato un privilegio l’esserne usciti insieme. Ho scoperto che il matrimonio è una realtà fragilissima, la cui tenuta si costruisce e si gioca giorno per giorno. Dobbiamo lavorare su noi stessi per gestire le nostre frustrazioni, i nostri egoismi, per considerare prima l’altro, da discepoli di Cristo. Soprattutto, però, quel che ho appreso è che non possiamo arrivarci da soli. «Senza di me, non potete fare nulla», dice Gesù (Gv 15,5). Non è cosa da uomini, il matrimonio è follia! Il Signore me l’ha mostrato chiaramente perché mi ha donato la grazia del perdono. Un tale perdono è impossibile per un uomo sensato, ma possibile per un uomo che crede.

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A queste parole i discepoli rimasero costernati e chiesero: «Chi si potrà dunque salvare?». E Gesù, fissando su di loro lo sguardo, disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».

Mt 19,25-26

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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