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43 profughi “adottati” da Papa Francesco: provengono dall’isola di Lesbo

Andrea Bonetti / PRIME MINISTER'S OFFICE / AFP
Papa Francesco saluta un bambino durante la sua visita al centro di detenzione per migranti e rifugiati di Moria, vicino Mitilene, sull'isola greca di Lesbo, il 16 aprile 2016. Dichiarando “Siamo tutti migranti”, il Pontefice ha portato un messaggio di speranza a migliaia di persone che affrontano l'espulsione dalla Grecia e ha rimproverato la comunità internazionale per il fatto di non riuscire a porre fine alle guerre che alimentano la crisi. In una visita toccante che ha visto la gente inginocchiarsi in lacrime ai piedi del Papa, questi ha detto agli esiliati che non sono soli e ha chiesto che il mondo mostri la “comune umanità” dopo l'inasprimento della posizione dell'UE sui migranti.
AFP PHOTO / PRIME MINISTER'S OFFICE / andrea bonetti / RESTRICTED TO EDITORIAL USE - MANDATORY CREDIT "AFP PHOTO / SOURCE / PRIME MINISTERS OFFICE/ ANDREA BONETTI" - NO MARKETING NO ADVERTISING CAMPAIGNS - DISTRIBUTED AS A SERVICE TO CLIENTS
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L’accoglienza di questi profughi sarà a carico della Santa Sede, attraverso l’Elemosineria Apostolica, e della Comunità di Sant’Egidio

Su espresso «desiderio» di Papa Francesco e grazie a un nuovo «corridoio umanitario», mercoledì 4 dicembre «33 profughi richiedenti asilo politico» arriveranno in Italia provenienti da Lesbo, in Grecia, dov’erano da tempo riparati.

L’Elemosiniere apostolico, il cardinale Konrad Krajewski, è partito il 2 dicembre per l’isola nel Mar Egeo, da dove rientrerà appunto il 4 dicembre accompagnando tali migranti. Ad affiancare il porporato, alcuni responsabili della Comunità di Sant’Egidio.

Entro fine anno a tale gruppo si aggiungeranno «altri 10 profughi». Ne dà notizia un comunicato dell’Elemosineria apostolica (Vatican News, 2 dicembre).

Le tre famiglie siriane

L’accoglienza di questi profughi sarà a carico della Santa Sede, attraverso l’Elemosineria Apostolica, e della Comunità di Sant’Egidio.

Il Papa, in occasione del suo viaggio all’Isola di Lesbo nell’aprile 2016 – si ricorda in un comunicato – aveva portato con sé in Italia tre famiglie siriane richiedenti asilo, di cui la Santa Sede si assunse l’onere di accoglienza e di sostentamento, mentre l’ospitalità e il percorso di integrazione vennero seguiti dalla Comunità di Sant’Egidio.

Leggi anche: Sovraffollamento e diritti violati a Lesbo: le grida di dolore di chi aspetta il Papa

La richiesta del Papa

Nello scorso mese di maggio, a tre anni da quell’evento, il Papa chiese all’Elemosiniere di tornare nell’isola per rinnovare la solidarietà al popolo greco e ai profughi e, anche in questa occasione, espresse il desiderio di compiere un ulteriore gesto di solidarietà e ospitare un gruppo di giovani profughi e alcune famiglie provenienti dall’Afghanistan, dal Camerun e dal Togo.

Le trattative

Dopo un intenso periodo di trattative ufficiali tra gli organismi competenti al fine di realizzare questo nuovo corridoio umanitario, il Ministero dell’Interno della Repubblica Italiana ha dato l’assenso definitivo a svolgere l’operazione (Agensir, 2 dicembre).

Leggi anche: La visita del papa-poeta che non risolve i problemi: quel viaggio a Lesbo da non dimenticare

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