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In quei minuti senza ossigeno alla nascita è stato in compagnia di Dio

IMIĘ DLA DZIECKA URODZONEGO W GRUDNIU
Unsplash | CC0
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… e da allora è cresciuto con la certezza di essere amato da un Padre che vede il vero che c’è in ognuno e non ha bisogno di essere adulato.

di Rachele Sagramoso
Cigols ha un caro  amico sostanzialmente coetaneo con il quale gioca da tempo immemore. Cigols aveva qualche mese, quando fu lasciato tra le braccia della Zia Cla in quanto Albus decise di nascere senza avvisare e, quel che è peggio, di portarsi dietro la sua placenta e il suo brevissimo cordone ombelicale. La sua mamma era ancora stanchissima per lo spavento e il cesareo fatto in quattro e quattr’otto, che Albus si fece il suo primo viaggio a sirene spiegate in una lussuosa e superaccessoriata culla termica, con un’équipe tutta per lui. Quando è nato aveva un elegante color blu notte che fece venire i capelli bianchi, oltre che alla sottoscritta, a tutta la sala operatoria. La sua mamma me lo chiese subito a bruciapelo: «È morto?».
Le risposi che no, Albus non era morto. Un po’ malconcio forse, ma era vivo. Aggiunsi che suo figlio aveva vinto il soggiorno alla Neonatologia del Meyer sino a che non si fosse capito se l’apnea avesse creato danni e per vedere di limitarli. Da lì in poi, e per i successivi dieci lunghissimi giorni, lo soprannominammo “l’apneista” e affrontammo, con fatica, il distacco (superato grazie alla poppa).
Io e la mamma di Albus, ovvero la Tata, abbiamo sempre creduto che durante i minuti senza ossigeno, abbia incontrato direttamente Qualcuno di molto importante e la certezza di questo sta nel fatto che Albus, che come molti bambini alla Messa si annoia, abbia un rapporto con Nostro Signore del tutto particolare. In sostanza, non so come spiegarlo, lo dà per scontato. Dio c’è e non si mette in discussione. E, oltretutto, ci ama. E non c’è dubbio alcuno. Ecco perché Albus è di una sincerità disarmante: formula domande, a qualsiasi adulto che incontra e che desta in lui interesse, che sono indice del fatto che lui non vuole risultare né simpatico, né amabile poiché lui, Albus, è amato da un Padre che vede il vero che c’è in ognuno e non ha bisogno di essere adulato. Per cui lui considera, suppone, osserva, conclude. Con grande serenità. E quando la sua maestra ha annunciato alla classe che avrebbero festeggiato Halloween, le ha chiesto perché ricordare una festa così brutta. Nessuna remora. Nessun dubbio. Solo molto imbarazzo da parte dell’adulto.

Cigols è il suo amico da sempre. Si capiscono al volo. E sono molto affiatati. Soprattutto nella Fede.

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Senza aver mai intavolato ufficialmente discorsi teologici, hanno una serenità interiore e una moralità chiara e lineare, che può solo essere frutto di un rapporto semplicissimo con il Signore. E questo lo intuiamo da quello che disegnano e scrivono: nessun fronzolo, nessun ornamento (il maschio è sintetico), ma molta chiarezza. È come se ci mandassero un messaggio chiaro: Gesù c’è, ci ama, ci ha voluto proprio così.

CHILD, PRAYER
Sei di tutto

Non a caso Albus disegna ciò che Cigols poi mette per iscritto. E noi adulti rimaniamo fuori da un mondo che abbiamo scelto di disconoscere e di dimenticare. E invidiamo loro, che vedono ciò che noi non vogliamo più vedere.

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