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Mille modi di essere (in)fedeli in coppia

© Shutterstock
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Nella vita di coppia ci sono molte situazioni in cui non ci si comporta in modo proprio fedele: gli sguardi, i pensieri, i gesti, le parole, al lavoro, al computer… Tutte circostanze non gravi, di primo acchito, ma il Nemico della coppia fa gioco fino e paziente. Egli è sottile e può farci scivolare quasi inconsciamente fino all’adulterio del cuore, per non dire oltre…

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Ghislaine e François sono sposati da due anni appena. Formano una coppia felice, sono entrambi molto innamorati. Ghislaine è felicissima di avere un marito molto gentile, simpatico ed empatico. Sa di essere stata fortunata. Eppure un giorno mi si avvicina per chiedermi un consiglio, e il suo sguardo è ombroso: ha passato un weekend con altre coppie di amici, e una delle donne si è mostrata molto vicina (a suo avviso troppo) al suo François. Ghislaine si è messa a piangere… Suo marito non voleva ammettere che la situazione era stata problematica, anzi si era pure risentito.

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È capitato che io conoscessi anche l’altra donna (la chiameremo Hélène). Ero stato testimone di una situazione simile, in cui aveva avuto un comportamento analogo con un altro uomo. Tutto questo in presenza di duo marito, a cui la cosa non sembrava dare fastidio. In effetti ho subito pensato che il malinteso venisse da una cattiva interpretazione della personalità di Hélène, che è una donna gioiosa, carina e molto affettuosa. Così è il suo carattere, senza che sia animata da cattive intenzioni. Ne sono persuaso.

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Si potrebbe dunque dire che sia stata esagerata la reazione di Ghislaine: quel che lei rimprovera a François è assolutamente nulla, mentre lui da parte sua voleva solo essere amichevole. Credo che comunque si debbano approfondire le cause delle reazioni di ciascuno. Se Ghislaine è stata ferita, non è stato anzitutto per gelosia. E se François ha avuto questa reazione, è perché pensava che non fosse accaduto nulla. In effetti, questa situazione rivela un malessere quasi inconscio. Ghislaine sa che nel corso di questo weekend «c’era qualcosa di malsano». François lo sente ugualmente. La moglie però non ha trovato il modo di dirlo in un linguaggio che potesse essere compreso o accettato da François. Quanto a lui, forse non s’è voluto allineare troppo sull’opinione della moglie: non è gradevole essere ammirati? Dentro di sé, François s’è detto di non aver fatto niente di male, e che niente di grave è accaduto. Eppure, se è evidente che François è rimasto nei ranghi sul piano fisico, che cosa è accaduto nel suo cuore?

Comprendere la sottigliezza dell’adulterio del cuore

Non abbiamo paura di interrogarci sul cuore. Colui che conosce la fragilità della nostra natura, il nostro Creatore, ce ne parla. Nel sermone della Montagna, Gesù ci fa riflettere sulla sottigliezza dell’“adulterio del cuore” (Mt 5,37-38), laddove la nostra leggerezza davanti a una piccola infedeltà nel cuore mi comunica un piccolo piacere. Cristo non intende accusarci, ma anzi invitarci ad essere più fini nella coscienza, più liberi e più veri nel dono di sé nella coppia.

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Il filosofo Yves Semen commenta questo passo del Vangelo con delle parole che ci scuotono:

Nel matrimonio, non si promette all’altro solo l’esclusività del dono del proprio corpo, ma anche quella del cuore, quantunque il cuore – dal peccato originale in poi – sia ferito e malato e incessantemente bisognoso di essere curato e guarito dal sacramento della misericordia. Le persone sposate sono così tenute ad esercitare una particolare vigilanza quanto alla fedeltà nello sguardo che portano sugli altri uomini e sulle altre donne. Tale attitudine veniva un tempo chiamata “modestia”. Forse oggi la si potrebbe più efficacemente chiamare “riserva”, perché gli sposi si tengono totalmente riservati l’uno per l’altro.

Yves Semen, La spiritualità coniugale secondo Giovanni Paolo II

Torniamo a François. Sono sicuro che non aveva alcuna cattiva intenzione. Si può anche dire che ha subito una situazione da lui non creata. Ma la questione è la seguente: se lascia fare, se accetta senza reagire quella piccola onda di affetto provenente da una persona che non è sua moglie, resta veramente fedele alle promesse del suo matrimonio? È fedele, nel suo cuore? E se rovesciamo la situazione per trovarne il positivo, non possiamo dire che gli viene offerta l’imprevista opportunità di rinnovare il suo incondizionato “sì” a sua moglie?

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Agli occhi di François, dunque, non è accaduto niente di grave, ma non si può negare che sua moglie abbia vissuto la situazione in modo doloroso, e legittimamente. Quel che Ghislaine e François hanno vissuto è cosa con cui tutti i giorni ci confrontiamo. Da soli o in presenza del coniuge, abbiamo molte possibilità di comportarci più o meno fedelmente: negli sguardi come nei pensieri, nei gesti come nelle parole, al lavoro o davanti al computer.

Adattare il proprio ideale di fedeltà alle nuove situazioni della vita di coppia

Qui non si parla dell’infedeltà grave, di quella che si vive quando ci si lascia andare alla pornografia, alla prostituzione o a una relazione extraconiugale. In quel caso non è difficile discernere la malizia. Parlo piuttosto delle piccole sfumatura, di quelle che caratterizzano il limite di un ambito molto prezioso per chi vuole crescere nella fedeltà, che non è mai statica. L’altro cambia, le circostanze cambiano, e anch’io cambio. La vita mi metterà per forza in situazioni nelle quali dovrò rinnovare il mio ideale di fedeltà, di esclusività, di dono totale di me e delle mie facoltà all’altro.

Impegnandovi nella via del matrimonio, vi promettete amore reciproco e rispetto…

Vale per tutta la vita? Il mio piccolo “sì” di X anni fa è diventato troppo angusto: esso è stato necessariamente rinnovato e adattato alle nuove situazioni della nostra vita a due.

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Nel caso di François e Ghislaine, sarebbe troppo duro parlare di tradimento o di infedeltà alle promesse del matrimonio, ma bisogna riconoscere che ci sono purtroppo non poche storie simili che sfociano in un adulterio o anche in un divorzio. San Giovanni Crisostomo si poneva la questione in una delle sue omelie: come ha fatto il popolo di Israele, dopo aver così lungamente atteso la venuta del Messia, era potuto arrivare al punto di flagellarlo e di crocifiggerlo? Per rispondere alla domanda, egli riprendeva la storia di Caino e Abele: la tentazione si inocula a piccole gocce, spiegava il Padre della Chiesa.

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In primo luogo, il diavolo suggerisce a Caino che non deve giustificare Dio per il fatto che non dà a lui la parte migliore della messe, ma solo una fra le altre. Questo non è grave, ma è comunque una prima piccola vittoria. In seguito, Dio accoglie il sacrificio di Abele e non quello di Caino. Quest’ultimo trova una giustificazione alla propria gelosia. Ancora niente di troppo grave… ma pure questa è una seconda piccola vittoria. Dalla gelosia trasvolerà all’odio, passando per la malevolenza, e questo giustificherà l’atto fatale – vittoria finale.

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Il nemico della coppia non suggerirà di commettere un adulterio: non funziona così. Possono però esserci momenti nella vita che si vivono “un po’ troppo” nell’attesa, ad esempio nell’attesa di ricevere un messaggio da una persona dell’altro sesso. O quando ci si rallegra “un po’ troppo” di avere una conversazione intima con una certa persona sul posto di lavoro. Il tema può anche essere completamente innocente, ma l’affezione indica che si è accordato un posto troppo grande, nel proprio cuore, a quella persona. Per essere sicuri che non si faccia nulla di grave, la ricetta è semplice: basta porsi la questione se si possa serenamente parlare di quest’atto, di questa relazione, col proprio coniuge.

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Per aiutarci a vedere più chiaramente, Dio ci dota di una coscienza. È una voce interiore che ci richiama alla verità:

La coscienza morale, presente nell’intimo della persona, è un giudizio della ragione, che, al momento opportuno, ingiunge all’uomo di compiere il bene e di evitare il male. Grazie ad essa, la persona umana percepisce la qualità morale di un atto da compiere o già compiuto, permettendole di assumerne la responsabilità. Quando ascolta la coscienza morale, l’uomo prudente può sentire la voce di Dio che gli parla.

Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, 372

Tornare a riconfermare il proprio stato di vita coniugale al di là di ogni altra realtà

Per concludere, vorrei tornare al François di Ghislaine. Per lui, sentire del piacere in una relazione o in una occupazione non è male in sé. In effetti è anzi una bella occasione di “preferire” il proprio matrimonio, di scegliere ancora una volta la propria coniuge al di là di ogni altra relazione, e di rinnovare la propria promessa. Dunque, invece di arrabbiarsi François avrebbe potuto dire una cosa così:

Tie’, mi rendo conto che questa cosa mi ha dato un certo piacere. È dunque una nuova opportunità di investire una dose extra di affetto nella mia coppia, di donarla a mia moglie invece che a quest’altra persona. Una nuova opportunità, insomma, di scegliere il mio matrimonio al di là di ogni altra realtà.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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