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Terromoto in Albania: i gemellini nati 20 minuti dopo la scossa più violenta (VIDEO)

NEWBORN, TWINS, HOSPITAL
Kristina Bessolova | Shutterstock
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Una scossa di magnitudo 6.5 e uno sciame sismico che non si interrompe hanno messo in ginocchio l’Albania; proprio nel bel mezzo del dramma all’ospedale di Tirana si è ripetuto il miracolo della vita.

Gli ultimi dati parlano di 25 morti e 600 feriti, ma è un bilancio purtroppo destinato a salire. Siamo all’indomani della violentissima scossa di terremoto di magnitudo 6.5 che ha devastato l’Albania, con epicentro vicino alla città di Durazzo. Come accadde in Umbria, lo sciame sismico continuerà per mesi, dicono gli esperti. Nel pieno della notte scorsa, alle 3.54, è esplosa la furia della scossa più violenta. All’alba Durazzzo si è scoperta a pezzi; anche Tirana, Thumane e  Kruja sono città duramente colpite.

I racconti dei testimoni ci restituiscono un quadro di paura e smarrimento:

“È stata una scossa forte e lunga, si muoveva tutto. In preda alla paura e al panico siamo corsi in strada”. Questo il racconto di Aida, italiana di origine albanese, da Tirana. “Qui fortunatamente non ci sono stati danni importanti, a differenza di Durazzo e dei paesi vicini dove ci sono stati diversi crolli. Noi siamo al primo piano – racconta ancora Aida, che in questi giorni si trova nella capitale albanese in visita alla sua famiglia – e appena sentita la scossa abbiamo preso i miei nipoti di due e sette mesi e siamo andati in strada. E qui restiamo, al momento, perché le repliche, seppur più brevi e meno intense, continuano”. (da Repubblica)

Papa Francesco non ha fatto mancare il suo abbraccio al popolo albanese:

“Vorrei inviare un saluto” ed esprimere “la vicinanza al caro popolo albanese che ha sofferto tanto in questo giorni”. Lo ha detto il Papa al termine dell’udienza generale ricordando che l’Albania è stato “il primo Paese d’Europa che ho voluto visitare”. “Sono vicino alle vittime, prego per i morti, per i feriti, per le famiglie. Che il Signore benedica questo popolo al quale io voglio tanto bene”, ha sottolineato il Papa. (da Ansa)

Intanto anche in Italia si è messa in moto la macchina dei soccorsi, la scossa peraltro è stata avvertita distintamente anche in Puglia e Basilicata. Dal sito della Protezione civile apprendiamo che sono in arrivo a Tirana e Durazzo oltre 200 uomini dei Vigili del Fuoco, squadre USAR di ricerca e soccorso, personale medico della Regione Lombardia, volontari delle colonne mobili delle Regioni Puglia e Molise, unità cinofile dell’UCIS e della Guardia di Finanza.

Per oggi è stata proclamata una giornata di lutto nazionale. Tra le macerie spuntano piccoli spiragli di speranza: 43 persone estratte vive dalle macerie e soprattutto si può annoverare una nascita che ha proprio del miracoloso.

Vagiti tra le macerie

Venti minuti dopo la scossa di magnitudo 6.5 nell’ospedale di Tirana qualcuno ha lanciato strilli, ma si è trattato di un pianto benedetto. Due gemellini sono infatti venuti alla luce proprio nel momento più terribile, la forza naturale che scuote la terra si è incontrata con la forza intima che spinge la vita fuori dal grembo materno. Mi chiedo cosa possa significare per una donna vivere il travaglio in mezzo al terremoto. Quando è capitato a me di partorire, in situazioni nient’affatto critiche, ho sempre avvertito questa dissonanza tra la serenità dell’ambiente circostante e il mio corpo in convulso tormento. Durante il travaglio la mamma non è completamente lucida e quindi non mi aspetto che la protagonista di questa nascita drammatica, ma a lieto fine, abbia avuto tempo di fare chissà quali ragionamenti sulla cosa. Avrà avuto paura, nel bel mezzo del dolore più forte, attorno a lei l’intero reparto era impegnato a calmarla e a gestire al meglio l’emergenza imprevista. La ginecologa Anika N. Dokle era presente e ha documentato i primi momenti di vita dei gemellini condividendo un breve video del loro pianto, come segno di speranza per l’intero paese. Le immagini e le parole che le accompagnano stanno facendo il giro del mondo: 

Io e i miei colleghi anche stavolta in reparto maternità. Questi gemelli sono nati 20 minuti dopo il terremoto. Questo è il miglior simbolo dell’ostinazione e della forza della vita. Non ho parole.

Ricordo la scena bellissima del film I figli degli uomini: in un mondo in cui non nascono più bambini e devastato dalla guerra, si ode all’improvviso un vagito tra le armi da fuoco e le macerie. Allora tutto tace, e la gente s’inginocchia lasciando passare un uomo e una donna che tiene un fagottino vivo in mano. Lo sappiamo che c’è qualcosa di santo nel pianto di un bambino, qualcosa che spazza via ogni nostra categoria e ci riporta al mistero di gioia personale che separa il non essere dall’esserci. La cronaca, se vogliamo, ci ha drammaticamente ricordato perché come ogni anno, colmi delle nostre miserie e sdruciture, siamo in cammino per ascoltare ancora una volta il pianto nella capanna di Betlemme.

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