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Cripto-cristianesimo: la lunga storia della fede nascosta

hand rosary

Di Maria Marganingsih - Shutterstock

John Burger - pubblicato il 27/11/19

Francia. Sulla scia della Rivoluzione Francese, 30.000-40.000 sacerdoti vennero costretti a nascondersi o a esiliarsi dopo aver rifiutato di giurare fedeltà al governo che avrebbe compromesso la loro lealtà al Papa. In seguito molti vennero uccisi quando la rivoluzione si radicalizzò nel 1793, dice Schreck. I governanti cercarono di escludere il cristianesimo dalla società, favorendo una “religione della ragione”.

“La vera fede della gente non poteva però essere soppressa”, indica Shreck.

Giappone. San Francesco Saverio arrivò in Giappone il 15 agosto 1549, e inizialmente ebbe molto successo nella diffusione del Vangelo. Dopo 50 anni c’erano circa 300.000 cristiani in Giappone. Le cose iniziarono a peggiorare quando un vascello che portava dei Francescani spagnoli arrivò vicino a Tosa, e il capitano sottolineò stranamente che i missionari erano stati inviati a preparare la conquista del Paese. Il governante giapponese diede ordine di stilare una lista dei cristiani giapponesi, e il 5 febbraio 1597 26 cristiani vennero crocifissi a Nagasaki. La persecuzione si attenuò per un po’, ma riprese nel 1614, quando lo shogun Ieyasu Tokugawa decretò l’abolizione del cattolicesimo.

Per far emergere i cristiani nascosti, i funzionari chiedevano che la gente calpestasse un’immagine di Cristo. I Kakure Kirishitan (“Cristiani Nascosti”) adoravano in luoghi remoti, e in alcuni casi mascheravano la loro fede praticando la religione dominante. In almeno un tempio buddista si può torvare oggi una piccola statua femminile vicino a una più grande di Buddha. Quando i cristiani si chinavano davanti alla statua più piccola, stavano pregando la Beata Vergine Maria.

Impero ottomano. Anche se l’islam si diffuse rapidamente dalla sua fondazione nel VII secolo, solo nel XIV la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente divenne sistematica e violenta.

“Le cose cambiarono rapidamente durante la I Guerra Mondiale”, scrive Philip Jenkins su Christianity Today. “Massacri ed espulsioni spazzarono quasi via le consistenti comunità armena e greca in Anatolia (oggi Turchia). Sommando armeni, assiri e greci, omicidi e morte per fame uccisero più di due milioni di cristiani tra il 1915 e il 1922”.

“La Chiesa orientale illustra perfettamente questa lunga sopravvivenza e la profonda crisi attuale”, scrive Jenkins. “I disastri del XIV secolo ridussero quello che una volta era un corpo transcontinentale a una realtà molto più esigua. Queste vestigia sono rimaste in Iraq, Siria e Anatolia per sette secoli. Nell’ultimo periodo, i giuristi e i demagoghi musulmani della linea dura si sono battuti per inventare nuove umiliazioni da infliggere ai cristiani: limiti a quello che potevano indossare i credenti, alle case che potevano possedere e ai cavalli che potevano cavalcare. Nel periodo peggiore, i cristiani si vestivano di stracci per evitare di dare qualsiasi idea di ricchezza, che avrebbe invitato gli altri a impadronirsi delle loro proprietà”.

Unione Sovietica. Come modo per disinnescare il nazionalismo ucraino, il leader sovietico Josip Stalin orchestrò un concilio ecclesiale che nel 1946 bandì la Chiesa greco-cattolica ucraina. I fedeli continuarono a praticare la loro fede in modo clandestino, e vescovi e sacerdoti venivano incarcerati quando erano scoperti.

Il vescovo Vasyl Velychkovsky accolse i cristiani sotterranei nel suo appartamento a Leopoli (Ucraina), celebrando la liturgia divina e ordinando perfino sacerdoti che avrebbero poi esercitato segretamente il loro ministero. Per altare e paramenti liturgici usava un semplice tavolo e degli oggetti di uso comune che riusciva a spargere nell’appartamento in caso di visita della polizia.

“Anche quando le chiese istituzionali svaniscono, i credenti persistono in molti modi diversi”, ha scritto Jenkins. “Come si è lamentato Anatoly Lunacharsky, frustrato ministro dell’istruzione sovietico, nel 1928, ‘La religione è come un chiodo: più la colpisci, più entra profondamente nel legno’. A volte va talmente a fondo che non si riesce nemmeno a vederla”.

Scrivendo nel 2014, quando lo Stato Islamico occupava i titoli dei giornali per la sua campagna di sangue contro i cristiani, gli yazidi e i musulmani ritenuti non abbastanza fedeli, Jenkins ha predetto che in Iraq e in Siria la pratica del cristianesimo sarebbe stata “molto più difficile sotto un regime islamista estremo che sotto i ba’athisti secolari, ma i ‘cripto’ hanno spesso resistito per periodo sorprendentemente lunghi, fino al ritorno di tempi migliori”.

“Dovremo parlare dell’estinzione del cristianesimo mediorientale?”, ha concluso Jenkins. “Vedremo. Tornate tra 500 anni”.

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clandestinitàcristiani
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