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Perché Dio non pone subito fine al male?

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Il regno di Cristo non è di questo mondo. E tu?

E mi costa che il mio re sia impotente, debole, crocifisso, senza niente, indigente. E resto a pensare che il regno è dentro di me, nel mio cuore, quando mi apro a Lui come diceva padre Kentenich:

“Per fare la guerra nel Regno di Dio c’è bisogno di preghiera. E noi vogliamo fare la guerra nel Regno di Dio. Cosa dobbiamo fare allora? Dobbiamo pregare, pregare e ancora pregare. Nel mio cuore brilli e arda sempre la lampada della preghiera perpetua. Do la mia vita per le mie pecore in modo permanente, elevando le mie pecorelle a Dio nella mia preghiera”.

Il regno si manifesta nella mia anima aperta alla grazia. Nella mia capacità di accogliere la vita che mi viene affidata. Il suo regno diventa più forte nella mia debolezza.

Troppi paradossi. Non li capisco. Quando guardo dentro di me, vedo solo una lotta costante tra la luce e l’oscurità, tra la virtù e il peccato, tra la speranza e la paura.

Una lotta come quella che vive il mondo ogni alba in quella lotta tra il sole e le stelle. Una lotta tra la notte che sta morendo e il giorno che nasce.

Si verifica quella stessa lotta nella mia anima, ma in essa apparentemente non vince sempre il sole. Regna spesso l’oscurità, e mi fa paura non vedere quel Gesù che voglio sia il re della mia vita.

In me sono altri a regnare, altri ad avere il potere. E mi spaventa la mia impotenza a seguire Gesù e a proclamarlo re del mio cammino, dei miei sogni, della mia vita. Lo vedo così debole!

Vorrei che mi difendesse nelle mie battaglie e che trionfasse nelle mie sconfitte. Che emendasse i miei errori. Che risolvesse i miei sbagli.

Vorrei che vincesse in tutte le mie tentazioni, e che si facesse forte ogni volta che devio dal cammino segnato, quello che mi rende più pieno e felice.

Il suo regno impotente mi sembra troppo debole. Lo vedo morire sulla croce e nasce lo scoraggiamento. Neanche Lui è riuscito a sfuggire alla sofferenza. Cosa mi aspetta, visto che sono suo discepolo? Preferisco burlarmi della sua fragilità:

“«Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto». Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell’aceto, e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso»”.

E torno a ricordare nel mio cuore che il suo regno non è di questo mondo. Non ha le stesse categorie, non nasce allo stesso modo. Nasce nell’occulto. Si fa forte nell’invisibile. Cambia il mondo in modo silenzioso. Non fa rumore. Non vuole convincere nessuno con la forza.

Chi accetta di far parte di questo regno non cerca il riconoscimento del mondo, né la sua gloria, né i suoi applausi. Cerca la pace che lascia la nascita di Gesù nell’anima. Quel regno di giustizia e di pace che nasce nel mio cuore e diventa visibile nelle mie azioni. Che sono le sue.

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