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Perché Dio non pone subito fine al male?

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ressormat | Shutterstock

padre Carlos Padilla - pubblicato il 25/11/19

Il regno di Cristo non è di questo mondo. E tu?

Penso al Regno di Dio. A volte vorrei che si manifestasse in modo visibile, per stare tranquillo, per vedere che va bene, per avere certezze.

Vorrei che Gesù fosse così potente da porre fine alle guerre, alla morte, alle malattie. Vorrei che abbattesse tutti i muri che mi separano da tante persone.

Vorrei che distruggesse i miei difetti e ponesse fine alle mie debolezze, per poter essere forte. Che mi togliesse dalla carne quel pungiglione che mi fa soffrire e che mi impedisce di arrivare più lontano. Che limitasse i miei dolori e rendesse possibili i miei sogni, tante volte irrealizzati.

Vorrei che mettesse fine alla povertà della mia vita e di quella di tanti che soffrono ingiustamente. Vorrei che ponesse fine alle sofferenze incomprensibili che vedo in tante persone che mi circondano.

Vorrei che fosse così potente che tutti non avessero altro rimedio che credere a Lui, e che lo lodassero per le opere d’amore che ha compiuto nella loro vita.

Vorrei che buttasse giù dai loro troni i superbi e gli altezzosi, gli ambiziosi e i corrotti, i vanitosi e i bugiardi.

Vorrei che il suo potere fosse illimitato e vederlo agire nella mia carne, nella mia vita. Vorrei vedere il cielo trionfante qui sulla terra, al di sopra del peccato e della morte. Oggi ascolto per bocca dell’apostolo:

“… ringraziando con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati”.

Il suo regno non è di questo mondo, e allo stesso tempo è presente in esso, in ogni cuore che lo loda e lo adora. Ma non lo vedo, e vorrei che si manifestasse in un altro modo. Non in modo tanto invisibile.

So che non si manifesterà a modo mio, ma a modo suo. Lo so, ma mi costa non vederlo circondato da potere e maestà.

So che agirà come re in modo occulto e non visibile agli altri. Il mio cuore si turba. Diventa forte in mezzo al dolore e alla croce, e non nella gioia che solo in cielo sarà piena.

Mi spaventa questo regno apparentemente tanto debole che sembra incapace di vincere male e odio. Quel regno impotente si verifica qui e ora in mezzo alla mia indigenza, nascosto sotto la pelle umana.

E mi costa che il mio re sia impotente, debole, crocifisso, senza niente, indigente. E resto a pensare che il regno è dentro di me, nel mio cuore, quando mi apro a Lui come diceva padre Kentenich:

“Per fare la guerra nel Regno di Dio c’è bisogno di preghiera. E noi vogliamo fare la guerra nel Regno di Dio. Cosa dobbiamo fare allora? Dobbiamo pregare, pregare e ancora pregare. Nel mio cuore brilli e arda sempre la lampada della preghiera perpetua. Do la mia vita per le mie pecore in modo permanente, elevando le mie pecorelle a Dio nella mia preghiera”.

Il regno si manifesta nella mia anima aperta alla grazia. Nella mia capacità di accogliere la vita che mi viene affidata. Il suo regno diventa più forte nella mia debolezza.

Troppi paradossi. Non li capisco. Quando guardo dentro di me, vedo solo una lotta costante tra la luce e l’oscurità, tra la virtù e il peccato, tra la speranza e la paura.

Una lotta come quella che vive il mondo ogni alba in quella lotta tra il sole e le stelle. Una lotta tra la notte che sta morendo e il giorno che nasce.

Si verifica quella stessa lotta nella mia anima, ma in essa apparentemente non vince sempre il sole. Regna spesso l’oscurità, e mi fa paura non vedere quel Gesù che voglio sia il re della mia vita.

In me sono altri a regnare, altri ad avere il potere. E mi spaventa la mia impotenza a seguire Gesù e a proclamarlo re del mio cammino, dei miei sogni, della mia vita. Lo vedo così debole!

Vorrei che mi difendesse nelle mie battaglie e che trionfasse nelle mie sconfitte. Che emendasse i miei errori. Che risolvesse i miei sbagli.

Vorrei che vincesse in tutte le mie tentazioni, e che si facesse forte ogni volta che devio dal cammino segnato, quello che mi rende più pieno e felice.

Il suo regno impotente mi sembra troppo debole. Lo vedo morire sulla croce e nasce lo scoraggiamento. Neanche Lui è riuscito a sfuggire alla sofferenza. Cosa mi aspetta, visto che sono suo discepolo? Preferisco burlarmi della sua fragilità:

“«Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto». Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell’aceto, e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso»”.

E torno a ricordare nel mio cuore che il suo regno non è di questo mondo. Non ha le stesse categorie, non nasce allo stesso modo. Nasce nell’occulto. Si fa forte nell’invisibile. Cambia il mondo in modo silenzioso. Non fa rumore. Non vuole convincere nessuno con la forza.

Chi accetta di far parte di questo regno non cerca il riconoscimento del mondo, né la sua gloria, né i suoi applausi. Cerca la pace che lascia la nascita di Gesù nell’anima. Quel regno di giustizia e di pace che nasce nel mio cuore e diventa visibile nelle mie azioni. Che sono le sue.

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