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Eunice ha sbagliato tutte le risposte, ma mi ha insegnato la speranza

UGANDA, GIRL, SMILE
Adam Jan Figel | Shutterstock
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Come questa bimba che ancora non sa leggere bene, anche noi fraintendiamo i segni di Dio dentro la nostra storia e rispondiamo in modo traballante. Allora Lui sorride, e ci manda un aiuto.

Di Sara Rampa, missionaria a Nairobi

Ogni giorno assistiamo a tanti miracoli, che sono il sorriso con cui Dio ci accompagna.

Sono a scuola e sto correggendo i compiti di scienze dei miei alunni di prima. Prendo tra le mani quello di Eunice (il nome è di fantasia). È scritto molto bene, con due disegni pieni di dettagli. Inizio a leggerlo: non c’è neanche una risposta corretta. Sorrido. So che Eunice ce l’ha messa tutta, voleva fare qualcosa di bello ma fa ancora fatica a leggere, forse non ha capito quello che doveva fare. La chiamo alla cattedra, leggo per lei le domande e risponde a tutte correttamente. Torna al posto felice. Chiamo la mamma, le racconto cosa è successo e le consiglio di aiutarla nei compiti. Lei mi ringrazia e mi assicura il suo aiuto.

Eunice è una bimba orfana. La mamma che ho chiamato è in realtà una parente che ha preso con sé questa bambina che nessun altro voleva. Avendo altri due figli nelle nostre scuole, ha deciso di iscrivere anche Eunice da noi.
In un recente articolo per il Corriere della Sera, il papa emerito Benedetto ha scritto:

Fra i compiti grandi e fondamentali del nostro annuncio c’è, nel limite delle nostre possibilità, il creare spazi di vita per la fede, e soprattutto il trovarli e il riconoscerli.

fot. Benedykt Pączka OFMCap

Ogni mattina vado a scuola con questo desiderio nel cuore: che il mio lavoro, le lezioni, i dialoghi con le persone che incontro siano orientati a costruire un luogo di speranza, dove è possibile affrontare la vita insieme, con le sue gioie e i suoi drammi. Un luogo dove io possa riconoscere il Signore all’opera nella mia vita. Non passa giorno senza che io sia testimone di piccoli miracoli di speranza: la signora che ha preso con sé Eunice e le vuole bene come fosse una figlia; gli insegnanti che accettano di lavorare insieme, di lasciarsi correggere, di mettersi in gioco con i bambini, dialogando con loro invece di imporsi con violenza, come avviene normalmente in Kenya; i genitori che cercano un aiuto e un consiglio…

Ogni tanto ripenso al compito di Eunice. Anche noi spesso abbiamo dentro un grande desiderio di fare bene. Però non sempre sappiamo leggere i segni dentro la nostra storia. Immagino che Dio sorrida, vedendoci impegnati nei nostri tentavi traballanti, e che ogni giorno ci mandi qualcuno che ci aiuti a leggere ciò che ci accade. A noi rimane la scelta di ascoltare, fidarci e seguire.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA MISSIONARIE DI SAN CARLO

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