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Annone, l’elefante albino che viveva in Vaticano

ELEPHANT

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Maria Paola Daud - pubblicato il 23/11/19

Leone X ci si affezionò subito, e l'animale divenne uno dei personaggi più popolari della Roma rinascimentale

Annone era un raro e splendido esemplare di elefante albino donato a Papa Leone X dal re del Portogallo, Manuel D’Aviz.

Il Papa attendeva con ansia il suo arrivo a Castel Sant’Angelo, e appena l’animale fu alla sua presenza si inginocchiò tre volte per rendergli omaggio. Poi, obbedendo a un ordine del suo formatore, irrorò d’acqua con la sua proboscide non solo i cardinali presenti, ma anche la folla di spettatori curiosi.

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Leone X ci si affezionò subito, e ben presto Annone divenne uno dei personaggi più popolari del Roma rinascimentale. I romani correvano a vederlo quando l’elefante partecipava agli eventi più importanti dell’epoca o si trovava nella stalla con tutti i comfort fatta costruire apposta per lui nel Cortile del Belvedere nei Giardini Vaticani.

Purtroppo Annone morì di angina due anni dopo il suo arrivo nonostante le tante cure di cui era circondato, forse per via del clima umido di Roma.

Il Papa, afflitto, lo fece seppellire in Vaticano, e chiese a Raffaello Sanzio di eseguire un dipinto per ricordarlo. Quel dipinto è andato perduto, ma restano gli schizzi che l’artista aveva realizzato in precedenza quando andava ad ammirare il grazioso pachiderma.

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E non fu l’unico artista a farlo, perché vari immortalarono il passaggio dell’elefante per Roma: Francisco de Hollanda, tra il 1539 e il 1540, lo riprodusse sul suo quaderno, trascrivendo anche la toccante epigrafe. Giovanni da Udine lo ricordò in una fontana collocata in una nicchia sulla terrazza di Palazzo Madama. Nelle Stanze di Raffaello, nei Musei Vaticani, a destra della Sala della Segnatura si può vedere un’immagine di Annone realizzata da fra’ Giovanni da Verona.

Lo stesso Papa Leone X scrisse questo epitaffio per ricordarlo:

Sotto questa grande collina giaccio sepolto
Potente elefante che il re Manuel

Avendo conquistato l’Oriente
Inviò a Papa Leone X

Dove stupì il popolo romano,
Una bestia non vista da molto tempo.

Nel mio vasto petto percepirono sentimenti umani.
Il Destino mi mandò alla mia residenza nel benedetto Lazio

E non ebbe la pazienza di lasciarmi servire il mio signore per tre anni completi.
Ma desidero, o dèi, che il tempo che la Natura mi ha assegnato

e che il Destino mi ha strappato
Lo aggiungiate alla vita del grande Leone.

Ho vissuto sette anni
Sono morto di angina
Ho misurato dodici palmi di altezza

Giovanni Battista Branconio dell’Aquila
Ciambellano privato del Papa
E preposto alla custodia dell’elefante,

Ha eretto questo nel 1516, l’8 giugno,
Nel quarto anno del pontificato di Leone X.

Quello che la Natura ha strappato,
Raffaello da Urbino con la sua arte ha restaurato.

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