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“A brigante, brigante e mezzo?” No don Massimo, non si può

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Il sacerdote pistoiese in prima linea per l’accoglienza ai migranti vorrebbe cantare “Bella Ciao” a fine Messa. Ma il vescovo non ci sta.

Don Massimo Biancalani è noto al di fuori della sua parrocchia per il suo encomiabile sforzo di accoglienza dei migranti nella diocesi di Pistoia. Il sacerdote, per questo suo impegno cristiano, è stato oggetto di alcune minacce un paio di anni fa, da esponenti dell’estrema destra e non gli sono mancate le critiche sui social e qualche fake news. Adesso però è lui a porsi in una condizione di censura. Il sacerdote infatti ha pubblicato un post sulla sua pagina: «Anche Vicofaro non si lega. Nessun dialogo con chi fomenta odio. Al termine della Messa la domenica canteremo ‘Bella Ciao’.»

Quando i militanti di Forza Nuova si presentarono a messa nel 2017 e molti parrocchiani volevano cacciarli, lui li ha accolti “Ragazzi, non è necessario che ve lo dica…” disse, a cui seguì un invito a mantenere la calma: “Ragazzi siamo in chiesa, rispetto non tanto a me ma se vi dichiarate cattolici rispetto per quello che celebriamo“. Un gesto di distensione, cristiano, per avvicinare due parti che sembravano distanti chilometri fino a qualche minuto prima. Don Biancalani quindi sa bene dove va posto il confine tra chiesa e politica, perché allora questo scivolone?

La risposta della diocesi

Non si è fatta attendere la risposta della Curia di Pistoia: “Quanto pubblicamente dichiarato da un presbitero di questa diocesi sui social in questi giorni – scrive in una nota la Curia pistoiese – ci chiama a dire con molta chiarezza che in chiesa nelle celebrazioni liturgiche non si possono eseguire canti inadeguati alla liturgia, come del resto il buon senso dovrebbe già far capire”. E prosegue: “Alla manifestazione pubblica di una posizione non corretta in campo ecclesiale purtroppo non si può che rispondere con un’altra pubblica e netta presa di posizione di biasimo nei confronti di un comportamento provocatorio assolutamente inopportuno e oltretutto controproducente, che arriva dopo ripetuti richiami a una maggiore attenzione all’uso dei social”. “La forza del Vangelo e della preghiera domenicale – conclude la Diocesi – parlano a tutti e tutti interpellano: non hanno bisogno di appendici fuori luogo o di strumentalizzazioni e forzature, di qualunque segno politico. Le manifestazioni o le prese di posizione personali richiedono altri contesti e altri luoghi”.

Due torti non fanno una ragione

Se può essere comprensibile per una persona attaccata personalmente una qualche forma di risentimento, non può essergli dato spazio durante la divina liturgia. Non vorremmo che – come dice il proverbio popolare – si voglia rispondere “a brigante, brigante e mezzo”, cioè esagerando nell’altro senso. Se don Biancalani vuole dimostrare contro Salvini lo faccia con l’esempio evangelico, non “comiziando” mentre agisce in persona Christi. Speriamo sia solo uno scivolone, e bene ha fatto la Curia ad agire prontamente.

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