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La fiducia di Dio deve spingerci a dare il meglio di noi

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By AndyPositive/Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 20/11/19

Il nostro è un Dio che si nasconde, non per disinteresse ma perché nutre fiducia in noi. Ecco perché non dobbiamo sentirci abbandonati o crogiolarci in visioni ansiogene sulla vita. Egli ci chiama infatti alla felicità

In quel tempo, Gesù disse una parabola perché era vicino a Gerusalemme e i discepoli credevano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro.
Disse dunque: «Un uomo di nobile stirpe partì per un paese lontano per ricevere un titolo regale e poi ritornare.
Chiamati dieci servi, consegnò loro dieci mine, dicendo: Impiegatele fino al mio ritorno.
Ma i suoi cittadini lo odiavano e gli mandarono dietro un’ambasceria a dire: Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi.
Quando fu di ritorno, dopo aver ottenuto il titolo di re, fece chiamare i servi ai quali aveva consegnato il denaro, per vedere quanto ciascuno avesse guadagnato.
Si presentò il primo e disse: Signore, la tua mina ha fruttato altre dieci mine.
Gli disse: bene, bravo servitore; poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città.
Poi si presentò il secondo e disse: la tua mina, Signore, ha fruttato altre cinque mine.
Anche a questo disse: anche tu sarai a capo di cinque città.
Venne poi anche l’altro e disse: Signore, ecco la tua mina, che ho tenuta riposta in un fazzoletto; avevo paura di te che sei un uomo severo e prendi quello che non hai messo in deposito, mieti quello che non hai seminato.
Gli rispose: dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi.
Disse poi ai presenti: toglietegli la mina e datela a colui che ne ha dieci.
Gli risposero: Signore, ha già dieci mine!
Vi dico: A chiunque ha sarà dato; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.
E quei miei nemici che non volevano che diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me».
Dette queste cose, Gesù proseguì avanti agli altri salendo verso Gerusalemme.

(Luca 19,11-28)

Alcune parabole di Gesù rendono più di molte altre il significato della Sua missione. È il caso della parabola di oggi in cui Gesù mette in scena un re che si allontana dal suo regno per ricevere il titolo regale e nella sua assenza consegna a un gruppo di servi la responsabilità del suo denaro. È un tremendo atto di fiducia che si manifesta in due modi che non dobbiamo mai separare: consegnare il denaro e allontanarsi. Quasi mai leggiamo la lontananza di Dio dalla nostra vita come un Suo atto di fiducia. Se Dio non interviene sempre è perché si fida di noi e non perché non gli interessa. La sensazione dell’assenza di Dio deve spingerci a tirare fuori il nostro meglio e non le nostre paure e le nostre visioni ansiogene sulla vita. Quasi tutti i servi capiscono questa lezione, e al ritorno del re si trovano con questa conseguenza:

“Si presentò il primo e disse: Signore, la tua mina ha fruttato altre dieci mine. Gli disse: Bene, bravo servitore; poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città. Poi si presentò il secondo e disse: La tua mina, signore, ha fruttato altre cinque mine. Anche a questo disse: Anche tu sarai a capo di cinque città”

Ma c’è un ultimo servo, una sorta di minoranza, che però fa un ragionamento abbastanza diffuso:

“Venne poi anche l’altro e disse: Signore, ecco la tua mina, che ho tenuta riposta in un fazzoletto; avevo paura di te che sei un uomo severo e prendi quello che non hai messo in deposito, mieti quello che non hai seminato”

In fin dei conti sembra che il ragionamento di quest’ultimo servo non faccia una piega, eppure è completamente sbagliato, e lo è per un dettaglio importantissimo: quest’uomo ha ragionato con una logica perfetta ma a partire dalla sua paura. Se si ragiona assecondando le proprie paure si faranno sempre scelte logiche ma che avranno come risultato la nostra infelicità.

“Toglietegli la mina e datela a colui che ne ha dieci. (…) A chiunque ha sarà dato; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”

Questa è la fine di ogni paura, seppur logica.

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