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“Non sei mai a casa!” vs “Guarda che lavoro per voi!”. Chi ha ragione?

WOMAN, MAN, TIRED
Shutterstock
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Le ansie di una moglie e le pressioni di un marito sono mondi inconciliabili? Marco Scarmagnani offre uno spunto per trasformare le rivendicazioni reciproche quotidiane in occasioni di comprensione empatica.

Caro Marco,

io e mia moglie spesso ci troviamo a discutere sul differente peso che diamo al lavoro. Per me è un importante momento di realizzazione personale con tempi variabili, possibile accettazione di mobilità e di compensi incentivati, per lei momento di sicurezza familiare però da incasellare in schemi rigidi e precisi tanto da ‘bollare’ il mio approccio come disinteresse verso la famiglia. A volte questo non ci permette di essere sereni, e ogni cambiamento di programma viene vissuto come una tragedia. Avremmo bisogno di qualche spunto di riflessione.

Lino e Tiziana, via mail

Leggi anche: Sono sposata da 20 anni e non sento più nulla per mio marito, cosa faccio?

Che cos’è la professione? Un modo per guadagnare il pane quotidiano? Un ambito di realizzazione? Un indicatore dello stato sociale? Forse tutte queste cose insieme e forse ancora di più.

Cari Lino e Tiziana, vi assicuro e vi rassicuro che è piuttosto comune che tra coniugi si presentino dinamiche come le vostre. In molte famiglie lui vorrebbe dedicarsi anima e corpo al lavoro e sente che lei mette una sorta di lazo attorno al suo collo per richiamarlo agli impegni familiari. E le immagini che hanno l’uno dell’altra sono speculari e distorte. Lui vede lei come una tiranna capricciosa che invece di ringraziarlo per quanto si sacrifica lo rimprovera; lei vede lui come un inaffidabile che si appassiona per ogni nuova opportunità lavorativa e non altrettanto per la famiglia.

A questo punto come vi sentite? Frustrato e ansiosa.

E queste due posizioni tendono a rinforzarsi in un circolo vizioso piuttosto noto: più lei è ansiosa e più lui si sente frustrato e compresso, più lui è frustrato più lei si sente ansiosa e sola.

E così lei: «Non ci sei mai! Questa casa non è un albergo!». E lui: «Sei soffocante! I miei colleghi sono ancora al lavoro!». E ognuno porta esempi a sostegno della sua tesi, gli amici che più fanno comodo, le teorie psico-pedagogiche tirate per la giacchetta: «È la qualità del tempo che conta!», o «Le famiglie più sane concordano i tempi».

ZŁE NAWYKI MAŁŻEŃSKIE
Shutterstock

Il litigio nella coppia a causa del lavoro: realizzazione di sé e rassicurazioni

La domanda che invece si deve fare Tiziana sarà: «Che posso fare perché Lino si possa realizzare come piace a lui? » E Lino: «Di quali rassicurazioni ha bisogno Tiziana per non sentirsi sola?».

Un weekend per noi? Delle ore blindate in cui siamo sicuri di dedicarci insieme alla casa e ai figli? Qualche messaggino durante la giornata? Siate creativi e prendete ispirazione da qualche coppia che funziona.

Leggi anche: Dammi oggi il peso quotidiano delle cose che amo di più

Queste domande non vi risolveranno il problema ma vi permetteranno di impostarlo nel giusto modo. Attenzione però! Le soluzioni trovate dovranno arrivare attraverso un percorso empatico, non tecnico. Sarà infatti dalla percezioni di essere stati capiti che vi deriverà la sicurezza, e quindi la disponibilità al cambiamento.

L’accordo è una delle esperienze nelle quali il viaggio è più importante della meta.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA VERSO UNA COPPIA FELICE

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