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Come lavorare sul desiderio della carne?

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By marvent | Shutterstock

padre Reginaldo Manzotti - pubblicato il 19/11/19

Il bello dev'essere guardato, ma tra guardare e alimentare il desiderio c'è una grande differenza

“Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo” (Esodo 20, 17).

Questo è il nono dei Dieci Comandamenti della Legge di Dio e Gesù. Il Vangelo di Matteo vi si riferisce con questa citazione:

“Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Matteo 5, 28)

Questo comandamento proibisce il desiderio della carne, dell’uomo o della donna. L’essere umano è un essere completo composto da corpo e spirito, e la stessa Parola di Dio pone una certa tensione tra lo spirito e la carne.

San Giovanni ci spiega tre tipi di avidità o concupiscenza, com’è anche nota: quella della carne, quella degli occhi e la superbia della vita:

“Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui; perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno” (1 Giovanni 2, 15-17)

Il cuore è un organo, ma nella teologia spirituale è come il centro della personalità morale della persona umana. Ha detto Gesù:

“Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie” (Matteo 15, 19).

È un errore e un’esagerazione pensare che il male venga da fuori, perché agisce dentro di noi.

Non dimentichiamo che il nemico ha perso tutto fuorché l’intelligenza angelica. È un camaleonte, astuto, ci si presenta in modo seducente, entra dentro di noi e scopre ciò che ci affascina di più, mascherandosi poi da quella cosa che ci affascina per attirarci.

Come lavorare sul desiderio della carne? Ricordiamo quello che ha detto Gesù: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”. Per questo, se il cuore è la fonte del male dobbiamo purificarlo, preferibilmente a tre livelli: nella carità, nella castità o rettitudine sessuale e nell’amore per la verità e l’ortodossia della fede.

La purezza del cuore è una lotta, perché ogni essere umano vive la sessualità. Ma come lottare? In primo luogo con la virtù del dono della castità, che permette di amare con cuore retto.

In secondo luogo con la purezza delle intenzioni – purezza nello sguardo, interiore ed esteriore.

Bisogna disciplinare i sentimenti e l’immaginazione. Ad esempio, il bello dev’essere guardato, ma tra guardare e alimentare il desiderio c’è una grande differenza. Bisogna avere dominio, disciplina nei sentimenti e nell’immaginazione. Nel Libro della Sapienza leggiamo che a volte ciò che si vede “provoca negli stolti il desiderio, l’anelito per una forma inanimata di un’immagine morta” (Sapienza 15, 5).

Il pudore preserva l’intimità della persona. È la temperanza, è orientare lo sguardo e i gesti in modo conforme alla dignità della persona. Il pudore è il rispetto per la persona.

Ma come dominare queste passioni disorientate? Con molta preghiera e pensando a Dio. Non si tratta di negare la sessualità, perché la Chiesa non è contraria ad essa, e Dio non vuole che ci castriamo. Si tratta di fare della castità una virtù, il che può essere difficile ma non è impossibile.

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