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Anch’io mi sono arrabbiata con Dio quando non sono riuscita a rimanere incinta

GNIEW
Christian Fregnan/Unsplash CC0
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Un giorno sono riuscita a fare silenzio e ad ascoltare, ad ascoltare davvero. Mentre cantavamo una nota canzone religiosa durante un ritiro spirituale, la mia attenzione si è concentrata sulle parole “A chi come a Te pesano i nostri dolori?”, e allora ho capito quanto soffriva Dio vedendomi così. Ma se soffriva, perché non faceva nulla? Per rispondere userò un’altra analogia un po’ più adeguata di quella precedente.

Il vero senso della sofferenza

Avete visto sicuramente una madre portare il figlio a fare un vaccino. Lo porta triste sapendo che quel vaccino lo farà soffrire, sa che piangerà sicuramente. Sa che suo figlio la guarderà come per dire “Mamma, perché permetti che mi facciano questo?”, o peggio ancora “Perché mi fai questo?”

Come spiegare a un bambino di un anno la cui ragione è ancora limitata che quella sofferenza che ora sembra tanto grande gli eviterà una sofferenza ancor maggiore in futuro? Il bambino sa solo che c’è qualcosa che gli fa male, in quel momento non sta pensando al futuro, in base alla sua ragione c’è spazio solo per il dolore che sperimenta in quell’istante.

Qualcosa di simile accade anche a noi

La nostra ragione, la nostra conoscenza delle cose è infinitamente minore di quella che ha Dio, che “ordina tutto per il bene di quanti lo amano”. È per questo che la domanda “Perché?” è superflua, o semplicemente possiamo indovinare la risposta: perché è il meglio per lui.

Vi sembra assurdo che aspettare un anno, due o otto per avere un bambino sia il meglio per voi? Non sarebbe meglio avere un bambino subito come tutti gli altri? Per cercare di rispondere farò nuovamente un paragone, sperando che sia l’ultimo.

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