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6 brevi riflessioni sulla felicità, il vuoto esistenziale e la sete di Dio

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Shutterstock | Rido

Catholic Link - pubblicato il 19/11/19

3. Quali sono i temi di fondo per essere felici?

Con quanto detto, mi sembra che sia chiara l’esistenza di un’opposizione netta tra quello che si conosce e i progressi nella “scienza della felicità” e quello che vive un’alta percentuale della popolazione. Il motivo principale di tutto questo è che anche se c’è un grande sviluppo e ci sono molte scoperte per aiutarci ad essere più felici non si affrontano aspetti o dimensioni della nostra vita umana che sono stati e continuano ad essere punti essenziali per rispondere e dare soluzioni indispensabili alla nostra vita. Menzionerò di seguito alcune di queste realtà.

In primo luogo, quello che è alla base di tutti i nostri mali: il peccato. È impressionante e meraviglioso tutto ciò che accade negli studi scientifici, ma il problema radicale nella nostra
condizione di fragilità e vulnerabilità personale è fondamentalmente il danno che il peccato provoca nella nostra esistenza.

Senza un approccio profondo e diretto in questo senso, quello della vita cristiana, non possiamo proporre un cammino con basi solide per offrirci una vita con fondamenta salde. Senza la vita che ci offre la fede cristiana non si può uscire dall’oscurità in cui ci getta il peccato.

In secondo luogo, vediamo sempre più come in tutte queste proposte si parli – ed è una cosa molto positiva – dell’importanza di una vita spirituale. Non si menziona, però, la necessità di avere una spiritualità aperta alla relazione.

Vivere una spiritualità senza comunicazione con Colui che ci ha creati e conosce le nostre necessità più profonde può essere un semplice palliativo, che ci permette di sentirci bene e di camminare con un po’ più di sicurezza.

Senza questo rapporto con le nostre origini, però, questa spiritualità finisce per disorientarsi, e ci porta ancor più verso quella mancanza di senso da cui cerchiamo di fuggire.

4. Abitudini per avere una vita più felice

Alcune di queste abitudini potrebbero essere rapporti più profondi e autentici con gli amici, scrivere un diario della gratitudine, avere sempre un sorriso, essere persone positive, imparare a vivere il momento, non essere ansiosi per problemi futuri che magari non si verificheranno mai né angosciarsi per cose già successe, fare spesso esercizio per liberare sostanze come il cortisolo che alleviano le tensioni e lo stress quotidiano.

Tutto questo è molto positivo, ma se ci mettiamo a pensare in modo un po’ più approfondito vedremo che sono “strumenti” che fungono da palliativi per i sintomi, frutto di ragioni che sono alla base della nostra esperienza di infelicità.

Queste abitudini che dobbiamo vivere ci insegnano ad avere uno stile di vita che favorisca un’esperienza positiva dell’esistenza, ma non risolvono i problemi di fondo. L’amicizia, la positività o la gratitudine sono modi d’essere necessari, ma secondo chi? Quale dev’essere il modello?

Se Cristo, come modello per noi autentico, non è presente nel panorama, ciascuno si reggerà sul proprio modo soggettivo di intendere le cose, il che spesso, anziché portarci verso la felicità, ci porta a un’oscurità maggiore, a una maggiore mancanza di senso, a più frustrazione e disperazione.

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Tags:
diofelicitàsetevuoto esistenziale
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