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Il bene e il male che i cellulari possono provocare al tempo in famiglia

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Dmytro Zinkevych - Shutterstock

Sempre Família - Aleteia - pubblicato il 14/11/19

È aumentato il tempo che genitori e figli trascorrono “da soli accompagnati”, ma non tutto è una cattiva notizia

Il sito statunitense The Conversationha pubblicato un importante articolo di Stella Chatzitheochari, professoressa di Sociologia dell’Università di Warwick, e Killian Mullan, docente di Sociologia e Politica dell’Università di Aston, sul tempo che genitori e figli passano davanti al cellulare e sull’impatto di questo tempo sul loro comportamento relazionale.

Uno degli impatti più notevoli nella forma di interazione è descritto da una definizione coniata dalla professoressa di Studi Sociali Sherry Turkle: “solo accompagnato”. L’espressione ritrae la situazione di una persona che è talmente assorta nel cellulare da ignorare quasi completamente chi le sta accanto, come se fosse di fatto sola, pur essendo accompagnata. E questo scenario si verifica sempre più nella convivenza familiare.

La ricerca della Chatzitheochari e della Mullan ha analizzato il tempo quotidiano di convivenza tra genitori e figli dagli 8 ai 16 anni, paragonando la situazione del 2000 e quella del 2015.

Una scoperta significativa è il fatto che i bambini trascorrevano più tempo ogni giorno con i genitori nel 2015 che nel 2000: 347 minuti quotidiani nel 2000 contro i 379 nel 2015, un aumento di mezz’ora. Quella che sembrerebbe una buona notizia ha però il suo rovescio: gli adolescenti hanno affermato di trascorrere questo tempo in più “da soli”, pur stando in casa con i genitori.

Lo studio ha anche osservato che le famiglie hanno ridotto il tempo dedicato alla televisione nel 2015 e hanno trascorso più tempo in pasti o attività ricreative. I momenti di convivenza, però, sono diventati permeati dall’uso intenso del cellulare – da parte non solo di bambini e adolescenti, ma anche dei genitori. I dati indicano che adulti e adolescenti dedicano in pratica la stessa quantità di tempo a usare dispositivi tecnologici quando sono insieme: in media 90 minuti. Questo standard si riscontra principalmente nella fascia tra i 14 e i 16 anni. Nel 2015, gli adolescenti di questa fascia di età passavano circa un’ora in più a casa “soli accompagnati” rispetto al 2000.

Ci sono molti aspetti positivi nell’uso della tecnologia come ausilio per la convivenza familiare. Oggi è molto più facile, rapido ed economico scambiare messaggi, accompagnarsi reciprocamente quando qualcuno è lontano e perfino rendere il rapporto più affettuoso attraverso scambio di messaggi e gesti di attenzione durante la giornata.

Ci sono però anche prove del fatto che la semplice presenza di un cellulare ha il potenziale di influenzare negativamente le interazioni personali, tanto che nonostante l’aumento del tempo che genitori e figli hanno passato in casa nel 2015 rispetto al 2000, i genitori hanno affermato che la qualità del tempo in famiglia è diminuita anziché aumentare. La ricerca ha verificato, ad esempio, che adulti e bambini usano il cellulare perfino durante i pasti, un momento che è già relativamente breve.

Si percepisce una tendenza delle persone a concludere che l’impatto di questa trasformazione relazionale sia prevalentemente negativa, ma non è necessariamente così. Considerando che esistono punti negativi e positivi nella proliferazione dei cellulari nella quotidianità familiare, servono più studi per comprendere in modo più obiettivo l’impatto reale di questo fenomeno sulla qualità del tempo che le famiglie trascorrono insieme.

Ad ogni modo, è emerso chiaramente che il tempo che si trascorre “soli accompagnati” è aumentato, il che è già sufficiente perché si presti più attenzione a questo pericolo e si prendano misure semplici per migliorare la qualità del tempo di convivenza. Per cominciare, basta mettere più spesso il cellulare da parte.

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