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Esistono le bugie bianche, quelle che non fanno male a nessuno?

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padre Reginaldo Manzotti - pubblicato il 13/11/19

Analisi della vocazione morale dell'essere umano alla luce dell'Ottavo Comandamento della Legge di Dio

L’Ottavo Comandamento della Legge di Dio ci rimanda a quello che sta scritto nell’Antico Testamento, “Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo” (Esodo 20, 16), e ci fa ricordare anche quello che Gesù ci dice in Matteo: “Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti” (Matteo 5, 33).

Questo comandamento proibisce di mentire e di falsificare la verità. Il divieto morale deriva dalla vocazione che ogni cristiano deve avere come testimone di Dio, che è la Verità. Le offese contro questo comandamento si esprimono mediante parole, atti o omissioni.

L’essere umano tende naturalmente alla verità, che rappresenta la sua base. L’essenza dell’essere umano è positiva, tende al bene. È spiegato nel Vangelo di Matteo, in cui Gesù dice: “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno” (Matteo 5, 37).

E allora sorge il dubbio: esistono le “bugie bianche”, cioè quelle che non fanno male a nessuno? Io dico di no. Non esiste una bugia bianca, perché sarebbe falsare la realtà: “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no”.


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Ricordiamoci, però, che nessuno è obbligato a rivelare la verità a chi non ha il diritto di conoscerla. Non abbiamo quindi il dovere di dire la verità a tutti, ma il dovere di non mentire. Di fronte a una persona che non ha nulla a che vedere con la questione, quindi, possiamo benissimo dire “No, non lo dico”.

Le persone non possono vivere in società se manca la fiducia reciproca, se la verità non è qualcosa di comune. Questa virtù sviluppa la fiducia. Per questo, la veridicità di quello di cui si parla è fondamentale, implicando verità e discrezione.

Il discepolo di Cristo deve accettare di vivere nella verità. Come dice San Giovanni, “Se diciamo che siamo in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, mentiamo e non mettiamo in pratica la verità” (1 Giovanni 1, 6).


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Un altro passo è quello in cui Pilato, davanti a Gesù, si è lavato le mani. Questo atto è una bugia, una bugia bianca, perché non si è compromesso. Sapeva la verità, ma ha avuto paura. È chiaro che Nostro Signore stesso ha detto “Chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande”, ma lui è stato connivente.

Nel Vangelo di Giovanni, Gesù dice: “Per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità” (Giovanni 18, 37). Il cristiano non si può vergognare di testimoniare il Signore quando è necessario offrire la dichiarazione di fede – quando deve dire la verità -, perché questa dev’essere detta sempre (2 Timoteo 1, 8). Se siamo discepoli, dobbiamo configurarci a Gesù, perché Egli è la verità.

Dobbiamo essere esenti dalla menzogna, come ci dice San Paolo nella Lettera agli Efesini: “Bando alla menzogna: dite ciascuno la verità al proprio prossimo; perché siamo membra gli uni degli altri” (Efesini 4, 25).




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Il padre della menzogna è il diavolo. È stato Gesù a dire: “Voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna” (Giovanni 8, 44).

Il testo petrino è più esplicito e ci mostra che la menzogna non può avere spazio, perché come dice San Pietro dev’essere “deposta dunque ogni malizia e ogni frode e ipocrisia, le gelosie e ogni maldicenza” (1 Pietro 2, 1). Per ora fermiamoci qui. Nel prosieguo di questo articolo parleremo delle offese alla verità.

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