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Può lo yoga aiutarci a pregare meglio?

© Yaping/SHUTTERSTOCK
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Alcuni cristiani pensano di poter pregare meglio grazie allo yoga, che insegna la concentrazione. Nulla di pericoloso vedono in queste tecniche orientali di meditazione. Resta tuttavia la domanda: è possibile combinare yoga e fede cristiana?

di Joseph-Marie Verlinde

Le tecniche di meditazione orientali sono molto seducenti. Esse costituiscono potenti mezzi per ritirarci dal mondo esteriore, fugace e volubile, per tornare a ricentrarci sulla nostra interiorità, di cui tutti abbiamo nostalgia. Lo so per averle praticate io stesso per diversi anni. All’inizio, si comincia come con la preghiera cristiana: c’è la volontà di rompere con una vita superficiale, dissipata, frammentaria, per tornare in sé. Nei due casi, c’è una grande sete di Assoluto.

Fin dal principio di questo cammino interiore, le due strade divergono. Nelle tecniche orientali, si tratta di rientrare sempre di più in sé, con le proprie forze, fino a ottenere una sorta di fusione nel Tutto, una sensazione di esistere molto intensa. In quest’esperienza non c’è alcun posto per l’altro: «Sono sempre più centrato su di me e su di me soltanto». Completamente all’opposto, la preghiera cristiana è incontro dell’Altro, di Dio che viene verso di me: «Rientro in me stesso, ma è per dispormi a ricevervi quel che il Signore vuole darmi».

Un grave rischio di confusione

Qui sta la differenza tra una mistica naturale, che solo su mezzi naturali si appoggia, e una mistica soprannaturale che mi rivolge a Dio, un Dio personale che si dà a me in un dialogo d’amore. Nelle tecniche orientali, sono io ad essere padrone della mia vita interiore, mentre nella preghiera cristiana è Dio: «Accetto di rimettermi a Lui e di lasciare che mi conduca a Sé». Ancora, le tecniche orientali puntano a una dissoluzione del sé nel grande Tutto, laddove invece la relazione con Cristo rispetta la mia alterità: la preghiera cristiana è una comunione, non una fusione.

Certamente, le tecniche che nascono da una mistica naturale – come le tecniche di meditazione orientali – possono condurre ad esperienze molto forti, ma questo non ha a che fare con la pace soprannaturale dello Spirito Santo. È grande il rischio di confondere la serenità prodotta da certi esercizi respiratori, certe posizioni, con la vera e propria presenza dello Spirito Santo. È un rischio da prendere in considerazione sul serio perché può condurci a un punto morto e allontanarci dal proposito che ci eravamo proposti disponendoci alla preghiera, cioè l’incontro personale col Dio vivente che Gesù Cristo ci rivela.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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