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Spiritualità
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Si può trovare il paradiso già in questo mondo?

PASTAZA

Andrew Neild-(CC BY-NC-ND 2.0)

padre Carlos Padilla - pubblicato il 11/11/19

Mi servono, si prendono cura di me, ho tante cose che mi danno soddisfazione, ma... è questo il cielo che mi rende felice?

Dei sadducei interrogano Gesù. Non credono alla resurrezione e la mettono in discussione ricorrendo a un caso quasi impossibile:

“C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie»”.

Un caso estremo ma possibile. Si potrebbe pensare a un vedovo che si risposa. Quale sarà sua moglie in cielo? La domanda sorge nel cuore inquieto. Due amori nella mia vita. Con chi condividerò l’eternità?

I sadducei non vogliono conoscere la verità. Vogliono solo mettere alla prova Gesù, e allo stesso tempo privare di valore il sogno della resurrezione.

Io credo alla resurrezione. Credo al cielo. Lo ripeto nel Credo ogni domenica. È una verità appresa, desiderata tante volte.

Perdendo una persona cara voglio incontrarla di nuovo. Come mi immagino il cielo? La domanda nasce nella mia anima. Com’è quel cielo che mi hanno promesso? Com’è quel cielo che sogno e desidero?

Un sogno in cui le persone care si incontreranno di nuovo. Come può non essere possibile? L’amore umano si proietta nell’eternità. Ma non desidero che arrivi presto. Non sono così vicino a Santa Teresina:

“Non temo una vita lunga, un sfuggo alla lotta. Per questo, non ho mai chiesto a Dio di morire giovane, anche se ho sempre sperato che questa fosse la sua volontà”.

Sento che il cielo può aspettare. Soprattutto per i miei cari. Ma neanch’io so se sono preparato all’eternità.

Credo piuttosto di avere ancora molte cose da fare. Non rifuggo una vita lunga. Non voglio smettere di lottare e continuare a desiderare quella vita migliore in cielo.

Mi piace vivere sulla terra. Lottare per vedere Dio tra gli uomini. Cercare di rendere realtà il suo amore tra le cose umane. Mi rallegra poter essere la “trasparenza di Dio”, porta e cammino verso il cielo.

Desidero attirare a Lui tanti cuori addormentati. Non vedo il mondo come qualcosa di opposto al cielo. Vedo il dolore di tanti e mi fa male l’anima. Non sarà possibile portare un po’ di cielo sulla terra?

Non potrò far sì con la mia vita che il mondo assomigli in qualcosa al paradiso? Un tocco di eternità. Un odore di vita piena. Credo che Dio possa renderlo possibile se mi lascio toccare dal suo amore.

Voglio portare speranza in questa vita in cui c’è tanta disperazione. Mi commuovono il dolore e la tristezza delle persone che desiderano morire per porre fine alla sofferenza. Comprendo la loro disperazione.

Ci sono vite in cui si soffrono tante ingiustizie… C’è tanto dolore che il cielo si intravede come una via d’uscita da questo mondo. Un cielo per i poveri, per i più sfavoriti. Per chi non ha avuto vantaggi in questo mondo. Il cielo si presenta allora come un luogo anelato, una via di fuga. Meglio porre fine a questa lunga agonia.

Il benessere sulla terra ha portato forse a dimenticare il cielo. Mi sento così comodo tra i miei cuscini, soddisfatto nell’abbondanza.

Ho costruito un cielo a mia misura con i miei mezzi umani. Sono felice di quello che possiedo, del potere che ho. Non ho bisogno di un cielo eterno, perché ho un paradiso temporaneo sulla terra. Mi servono. Si prendono cura di me. Lavorano per me.

Approfitto del debole. Sono potente in questa terra ingiusta. La mia terra ha qualcosa della pienezza che desidero. Se voglio qualcosa lo ottengo.

La soddisfazione è la meta dei miei sforzi. Non voglio rinunciare a nulla. Una vita lunga come espressione della benedizione di Dio. Una vita piena, riuscita. Qui sulla terra.

E allora forse sorge la paura del cielo. Ci sarà qualcosa di meglio di questo? Cosa mi può dare il cielo che non possiedo già qui?

Mi vendono questa immagine del cielo sulla terra come possibile. Fai questo. Compra quello. Ottieni quest’altro. E io corro da una parte all’altra cercando di ottenere quello che desidero, di raggiungere tutte le mie mete possibili. Una corsa in salita, una linea di progresso costante. Senza cadute, senza inciampi, senza perdite, senza dolori.

Mi hanno promesso il cielo sulla terra e mi sforzo di far sì che diventi realtà. E per questo posso perdere il senso della mia vita quando non ottengo ciò che voglio, quando non arrivo a quello che mi avevano promesso.

Non posso toccare il cielo sulla terra? Sono così lontano da quello che Dio mi ha promesso… Mi ha detto che qui sulla terra tutto ha i suoi limiti.

Il mio amore è limitato, come anche la mia capacità di ricevere amore. Qui non tutti i miei sogni si realizzano. E vivrò difficoltà che sembrano bloccare il mio cammino verso la felicità.

Il dolore tocca la mia ferita e sento che non sarò mai felice. E Dio mi ha promesso la felicità. E non ce l’ho. Non riesco a far sì che il cielo divenga realtà sulla terra.

Inizio a diffidare delle promesse di Dio. È vero che non mi ha detto che qualsiasi cosa avrebbe potuto diventare realtà. Non mi ha promesso una felicità eterna nella mia carne umana.

Ma mi ha detto che quello che vivevo qui sulla terra avrebbe avuto la sua proiezione nella vita eterna. Mi ha detto di non temere, che cammina con me verso il cielo. Mi ha detto di sognare le vette e di non smettere mai di lottare per i miei sogni. Mi ha detto di sforzarmi di condurre una vita migliore.

E ha voluto che con le mie mani, goffamente, tessessi qualcosa del cielo tra gli uomini. In modo limitato, ma senza stancarmi. Il cielo nei miei vincoli, il cielo nel mio amore, il cielo nei miei progetti. Con la mia vita, con il mio “Sì”. Lasciando che Dio entri in me per toccare il mondo e gli uomini.

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