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Sapete quale Papa dobbiamo ringraziare per le udienze del mercoledì?

POPE LEO I
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Leone Magno era disposto a predicare e a guidare il suo gregge anche di fronte al pericolo

Un turista che visita Roma si rende subito conto che anche se amici e familiari a casa gli hanno detto “Saluta il Papa da parte mia” non è certo facile.

Il Santo Padre ha un programma giornaliero incredibilmente fitto, e spesso non può interagire con i cattolici “ordinari”.

Ci sono però due eccezioni fondamentali nel programma settimanale dei Pontefici: le udienze generali del mercoledì e l’Angelus (o il Regina Caeli, nel periodo pasquale) la domenica a mezzogiorno.

In questi due appuntamenti settimanali, qualsiasi pellegrino ha la possibilità di vedere il Papa. Non deve fare altro che recarsi in Piazza San Pietro, passare i controlli di sicurezza ed entrare, ovviamente senza dover pagare nulla.

Il mercoledì, grazie al giro del Papa in Piazza San Pietro sulla papamobile, ci si può avvicinare abbastanza da scattare una splendida foto, e se si è fortunati si potrebbe gridare abbastanza forte da farsi sentire dal Pontefice e ottenere una risposta. Nell’udienza di mercoledì scorso, una ragazza ha gridato in spagnolo: “Santo Padre, è il mio compleanno! Mi dia la sua benedizione!”. Il volto del Papa si è illuminato e l’ha benedetta.

Riescono ad avvicinarsi molto al Papa anche i bambini che gli vengono portati perché li baci. Alcuni sono comprensibilmente spaventati, altri reagiscono deliziati.

L’accessibilità del Papa è radicata nella storia della Chiesa. Possiamo immaginare che fosse molto facile arrivare ai primi Papi (pensate a quello che si dice di San Pietro negli Atti degli Apostoli), ma man mano che la Chiesa è cresciuta è diventato più difficile.

Sappiamo che San Leone Magno, Successore di Pietro dal 440 al 461, predicava alla gente che si riuniva intorno a lui durante le celebrazioni. Nel 2008, Papa Benedetto XVI ha dedicato un’udienza generale alla sua eredità, dicendo:

“È anche il primo Papa di cui ci sia giunta la predicazione, da lui rivolta al popolo che gli si stringeva attorno durante le celebrazioni. E’ spontaneo pensare a lui anche nel contesto delle attuali udienze generali del mercoledì, appuntamenti che negli ultimi decenni sono divenuti per il Vescovo di Roma una forma consueta di incontro con i fedeli e con tanti visitatori provenienti da ogni parte del mondo”.

Leone Magno è tuttavia noto non tanto per la sua disponibilità nei confronti delle persone, quanto per la complessità dell’epoca in cui ha vissuto.

Benedetto XVI ricordava il suo incontro leggendario con Attila, capo degli Unni, a Mantova, e il suo successo nel dissuaderlo dal portare avanti la guerra di invasione con cui aveva già devastato le regioni nord-orientali dell’Italia.

Parlando poi di un evento meno fortunato, il Papa emerito commentava:

“Non altrettanto positivo fu purtroppo, tre anni dopo, l’esito di un’altra iniziativa papale, segno comunque di un coraggio che ancora ci stupisce: nella primavera del 455 Leone non riuscì infatti a impedire che i Vandali di Genserico, giunti alle porte di Roma, invadessero la città indifesa, che fu saccheggiata per due settimane. Tuttavia il gesto del Papa – che, inerme e circondato dal suo clero, andò incontro all’invasore per scongiurarlo di fermarsi – impedì almeno che Roma fosse incendiata e ottenne che dal terribile sacco fossero risparmiate le Basiliche di San Pietro, di San Paolo e di San Giovanni, nelle quali si rifugiò parte della popolazione terrorizzata”.

Benedetto XVI spiegava che abbiamo ancora quasi 100 sermoni di Leone, “in uno splendido e chiaro latino”, come anche circa 150 lettere.

In questi testi, il Pontefice appare in tutta la sua grandezza, dedicata al servizio della verità nella carità attraverso un assiduo esercizio della Parola che ce lo indica come sia teologo che pastore.

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