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Conoscete le nuove prove scientifiche sull’aldilà?

AFTERLIFE

Benjamin Haas | Shutterstock

Tom Hoopes - pubblicato il 11/11/19

Una questione inevitabile è un'ottima opportunità per condividere la fede

Il XXI secolo ha offerto inaspettatamente ai cristiani un’ottima opportunità per condividere la propria fede riguardo a un argomento su cui quasi tutti sono curiosi.

È un argomento che apre la mente delle persone al soprannaturale e cambia il comportamento di chi lo prende sul serio. Si tratta di una questione antica come l’umanità, ma è un “terreno inesplorato” per ogni essere umano sulla Terra: la morte.

Nonostante la secolarizzazione pervasiva, si crede sempre più nell’aldilà.

Citando un sondaggio che suggerisce come l’81% degli Statunitensi creda nel Paradiso, un articolo del 2013 di MacLeans ha esplorato il tema “Perché tanta gente – scienziati inclusi – crede all’improvviso all’aldilà”.

Un motivo è il fatto che ora abbiamo delle prove scientifiche sorprendenti al riguardo.

Uno dei casi che fanno più scalpore è stato riportato da Kimberly Clark, che ha intervistato una paziente che aveva subìto un blocco cardiaco e poi è “risuscitata”. La paziente ha detto di essersi librata sul proprio corpo e di aver poi attraversato il muro dell’ospedale, vedendo una scarpa da ginnastica su una sporgenza. Dopo le sue indicazioni, lo staff dell’ospedale ha trovato una scarpa che si adattava perfettamente alla sua descrizione.


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“L’unico modo in cui avrebbe potuto avere una prospettiva simile”, ha affermato la Clark, “sarebbe stato fluttuare fuori e a breve distanza dalla scarpa”.

Padre Robert Spitzer cita questo e molti altri casi simili di “esperienze di pre-morte” nel suo libro Evidence of Our Transphysical Soul.

Se abbiamo una consapevolezza che trascende il nostro corpo, allora la vita dopo la morte non è possibile?

Sì, lo è, ha deciso la cultura popolare, da A Man Called Ove a Dog the Bounty Hunter.

Ove, un best-seller internazionale dell’autore svedese Frederik Backman, racconta la storia di un anziano burbero che cerca ripetutamente di uccidersi. Nella storia, viene dato per scontato che facendo questo si riunirà alla moglie defunta.

Duane “Dog” Chapman, una popolare star televisiva, ha descritto questa stessa convinzione in un’intervista dopo la morte di sua moglie Beth.

“Mi sento come se facendomi qualcosa, morendo suicida e andando in paradiso Beth direbbe: ‘Wow, sei qui’. E io: ‘Ovvio che sono qui. Mi hai lasciato solo. Sono qui’. Sono obbligato a farlo?”

Immagina anche che Beth potrebbe arrabbiarsi con lui per il fatto di essersi suicidato. Nella migliore delle ipotesi, credere a un aldilà benevolo costringe la gente a prendere la morte sul serio.

“La morte è una cosa strana”, scrive Backman in Ove. “Le persone vivono tutta la vita come se non esistesse, e tuttavia è spesso una delle grandi motivazioni per vivere. Alcuni di noi, nel corso del tempo, ne diventano così consapevoli che vivono in modo più severo, più ostinato, con più furia. Alcuni hanno bisogno della sua presenza costante per esserne consapevoli”.

Questa necessità di affrontare la morte ha generato nuovi meccanismi per affrontarla in tutto il mondo.

In Corea del Sud, più di 25.000 persone hanno preso parte a servizi di “funerali viventi” in cui la gente viene messa nelle bare e si raccolgono dei messaggi sulla loro vita da parte delle persone care, riferisce la Reuters

“Quando si diventa consapevoli della morte e la si sperimenta, si adotta un nuovo approccio nei confronti della vita”, ha affermato un partecipante.




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La Spokane Public Radioha riferito i nuovi modi in cui gli Americani affrontano la morte, incluso realizzare le proprie bare eco-friendly e frequentare “Caffè della Morte” e “Cene della Morte” per discutere dell’argomento.

“Come hanno assunto il controllo di molte altre cose nel corso della loro vita”, ha affermato la professionista di hospice Nicole Pelly, i Baby Boomers stanno “prendendo il controllo della fine del processo della loro vita e vogliono parlarne”.

La comprensione della morte da parte della cultura ha però un difetto fatale: è priva di giudizio.

Gli atteggiamenti moderni nei confronti della morte puntano ma senza comprenderle appieno alle “Quattro Cose Ultime” che i cattolici imparano ad affrontare: vedono la morte e la temono; si aspettano il Paradiso ma lo fraintendono; immaginano un Inferno – solo per terribili peccatori – e rifiutano completamente il giudizio.

I cattolici credono che “ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione, o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre”.

Questo giudizio finale “sull’amore” ha guidato il modo in cui hanno vissuto intere generazioni di persone. Le nuove comprensioni della morte fanno lo stesso. Le “morti per disperazione” – quando la gente risponde allo stress emotivo ponendo fine alla propria vita o direttamente attraverso il sucidio o con un suicidio lento a base di alcool o droghe – sono più che raddoppiate nel XXI secolo.

Può sembrare uno sviluppo innocuo o perfino positivo che la gente abbia fatto pace con la morte, ma non è così. La morte è una distruzione radicale della nostra identità corpo-anima che ci spinge in una situazione in cui l’impegno o il rifiuto nei confronti di Dio viene sigillato per l’eternità.

E allora parlate della morte. La gente è pronta ad ascoltare, e i cattolici sanno al riguardo cose che possono cambiare la vita… per sempre.

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