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Allarme: sempre più neonati nascono in crisi d’astinenza

NEWBORN, BOY, CRY
MIA Studio | Shutterstock
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Casi sempre più frequenti negli ospedali di tutta la penisola e a monte di questa tragedia un dato allarmante: da gennaio nei porti italiani sono state sequestrate 5 tonnellate di cocaina, il 168% in più del 2018.

Oltre ai neonati vittime delle dipendenze dei genitori, oltre ai numeri impressionanti di tonnellate di cocaina che arrivano nei nostri porti dal Sudamerica, l’altro dato che fa tremare è la soglia sempre più bassa dell’età in cui i giovani entrano nel tunnel delle droghe: 12 anni. Colle, solventi, poi eroina: questa è la spirale che per moltissimi diventa senza via d’uscita. Si arriva alla maggiore età come si fosse già al capolinea di un incubo:

In tutta Italia – secondo i dati elaborati dal Dipartimento per la giustizia minorile del ministero della Giustizia – i minori e i giovani adulti (dai 18 ai 25 anni) attualmente in carico agli uffici di servizio sociale per i minorenni sono 20.466, di cui oltre 7 mila nuovi arrivi solo nell’ultimo anno. (da L’espresso)

Aridi, senz’acqua

Volendo uscire dal cappio di una prospettiva puramente allarmistica e cupa, ritorno alla domanda che preme sotto la crosta di questa emergenza sociale. Quale vuoto riempiono queste tonnellate di stupefacenti che arrivano a tonnellate nei porti, deturpano l’anima dei giovanissimi e stravolgono il volto della famiglia, neonati compresi? Lo disse bene il poeta Eliot: “L’essere umano non può sopportare troppa realtà”. Soli, staccati dalla nostra Origine, siamo incapaci di reggere il peso di un vivere vuoto di un senso.

Siamo dipendenti dal Padre perché la sua acqua è l’unica che ci fa essere rigogliosi sulla terra. Possiamo togliere la seconda parte della frase e rimarrà solo: siamo dipendenti. Se togliamo il Padre, ci aggrapperemo ad altro. Il salmo 62 descrive ancora perfettamente la nostra natura e lo fa seguendo un ordine logico:

O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco,
di te ha sete l’anima mia,
a te anela la mia carne,
come terra deserta,
arida, senz’acqua.

La sfida sotto i nostri occhi è percorrere a ritroso queste righe. Siamo nel deserto. Siamo circondati da acque velenose che ci affogano lasciandoci aridi; a noi la forza di ricordare ai nostri quotidiani compagni di viaggio che esiste, è raggiungibile, la sorgente che placa tutte le ferite, le vertigini, i vuoti che lacerano i cuori.

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