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La madre cattolica che ha salvato centinaia di bambini dal genocidio

Marguerite “Maggy” Barankitse

Edbarseghyan | CC BY-SA 4.0

Theresa Civantos Barber - pubblicato il 07/11/19

La sua fede le ha dato il coraggio di affrontare un male indicibile

Cattolica, madre, insegnante e attivista, Marguerite “Maggy” Barankitse sembra come tanti di noi, ma quando si è trovata di fronte a una situazione orrendamente malvagia ha risposto con un eroismo raro e straordinario.

Nel 1993 Marguerite stava allevando sette figli in Burundi, un piccolo Paese africano al confine col Ruanda. Cattolica da sempre, lavorava come segretaria del suo vescovo nella diocesi di Ruyigi. Tra il lavoro e il prendersi cura della sua famiglia, le sue giornate erano piene, ma la pace della sua famiglia è stata distrutta quando una tensione etnica che montava da molto tempo è esplosa in un sanguinoso massacro.

Il genocidio del Ruanda è tristemente famoso in tutto il mondo per la velocità con cui è scoppiato, la brutalità degli attacchi e la scala in cui si è scatenata la violenza. Nell’arco di appena tre mesi, fino a un milione di persone di etnia Tutsi è stato crudelmente ucciso con fucili e machete, e fino a mezzo milione di donne è stato oggetto di assalti sessuali. Spesso erano gli stessi vicini dei Tutsi, gli Hutu – che consideravano amici –, a ucciderli.

La situazione è stata in qualche modo invertita in Burundi, anche se non meno orribile: lì i Tutsi erano la maggioranza, soprattutto visto che i rifugiati Tutsi del Ruanda si erano riversati ai suoi confini, e quindi i Tutsi in Burundi attaccavano gli Hutu locali come rappresaglia per la situazione in Ruanda.

È quello che è accaduto un giorno in cui Marguerite è andata alla residenza del vescovo. Il 24 ottobre 1993, una folla di Tutsi armati ha assaltato la residenza, dove avevano trovato rifugio gli Hutu locali. Barankitse è riuscita a nascondere i bambini Hutu, ma la folla ha trovato i loro genitori e li ha uccisi, uno a uno, mentre lei era costretta a guardare. L’hanno picchiata e torturata, cercando di scoprire dove si trovavano i bambini, ma ha rifiutato di rivelarlo.

“Ho cercato di proteggere tutti, ma hanno ucciso 72 persone davanti ai miei occhi”, ha spiegato Marguerite con la voce spezzata. Solo una cosa è riuscita a sostenerla in quell’orrore: la sua fede cattolica.

MARGUERITE BARAKITSE
Photo Courtesy of Marguerite Barakitse

“Lo confesso, se non fossi cristiana non so se sarei riuscita a sopravvivere”, ha detto candidamente parlando in inglese, che non è la sua lingua madre. “Prima che Gesù morisse sulla croce ha detto: ‘Non abbiate paura. Io sono con voi fino alla fine del mondo’. È questo che pensavo quando chiedevo perché uccidessero tanti fratelli e sorelle. Dove sei, Dio? Perché lasci che siano degli assassini? Ma ricordo che Lui è morto sulla croce. Quando mi viene voglia di disperare, ricordo che è sempre con me”.

Quel giorno ha cambiato per sempre la vita di Marguerite. 25 bambini Hutu erano rimasti nascosti e sono sopravvissuti al massacro, ma sono rimasti orfani. Chi poteva prendersi cura di loro? Non poteva abbandonarli. Li ha nascosti in una scuola vicina e si è presa cura di loro.

Sempre più bambini sono arrivati da lei, cercando una casa dopo che i loro genitori erano stati uccisi. Presto il suo lavoro è diventato quello di rappresentare un porto sicuro per tutti i bambini. Alcuni giorni aveva difficoltà anche a dar loro da mangiare, ma confidava nel fatto che se ne sarebbe occupato Dio: “Anche quando non ho niente per nutrire i miei bambini, prego Nostro Padre perché ci doni il pane quotidiano”, ha affermato.

Visto che i bambini aumentavano, ha deciso di istituire un’organizzazione: Maison Shalom, la Casa della Pace, aperta a bambini di tutte le etnie – Tutsi, Hutu e Twa -, un atto di coraggio radicale in un’epoca e in un luogo in cui l’origine etnica poteva essere una condanna a morte. I bambini chiamavano Marguerite “Oma”, “nonna” in tedesco.

Maison Shalom è diventato molto più di un semplice rifugio per orfani, trasformandosi in un’immensa forza a scopo di bene in tutta la comunità, con Marguerite alla guida. “Ho iniziato a vedere che il problema era molto profondo. Non voglio creare un orfanotrofio, ma migliorare tutta la comunità”, ha dichiarato. “Ho cominciato a istituire biblioteche, scuole, una banca per il microcredito, un ristorante… Voglio dare ai bambini l’opportunità di crescere in una comunità forte. Un bambino ha bisogno di una famiglia”.

L’istruzione in particolare è la sua passione, forse perché prima di diventare segretaria del vescovo è stata insegnante. Ha reso l’istruzione una pietra angolare della filosofia della Maison Shalom, e non intende solo l’istruzione accademica, ma anche l’educazione alle virtù. A questo scopo, ha citato una frase di Nelson Mandela: “L’istruzione è l’arma più potente che si possa usare per cambiare il mondo”.

MARGUERITE BARAKITSE
Photo Courtesy of Marguerite Barakitse

“Offrendo una buona istruzione con valori umani, l’Africa diventerà un paradiso”, ha affermato. “Il problema è che creiamo scuole e università, ma allo stesso tempo non offriamo i valori umani. Chi guiderà un Paese senza integrità, senza compassione? Diventerà una tirannia”.

È una preoccupazione che condividono i genitori di tutto il mondo: come scegliere l’istruzione migliore per i propri figli? Come formarli nella virtù? La scuola è un pezzo importante del puzzle, dice Marguerite: “È molto importante cercare di mandare i figli in buone scuole, e in scuole con valori umani, anche nei Paesi occidentali”.

Maison Shalom ha continuato a crescere, facendo fronte a una profonda necessità della comunità locale. Per anni, subito dopo il genocidio, era uno dei pochi luoghi in Burundi in cui Hutu e Tutsi convivevano in armonia. Dalla sua apertura, più di 20.000 giovani hanno beneficiato di Maison Shalom. L’organizzazione è cresciuta su larga scala. A un certo punto ha impiegato più di 270 persone, inclusi psicologi, infermiere ed educatori per i bambini.

Photo Courtesy of Marguerite Barakitse

Negli ultimi anni, l’opera di Marguerite ha assunto una svolta drastica quando ha preso parte a una protesta pacifica contro il Presidente del Burundi del 2015. La sua amministrazione non l’ha presa bene, e dopo alcune minacce alla sua vita è fuggita in Ruanda – lei stessa una rifugiata come tanti che aveva aiutato. Marguerite è tuttavia instancabile nei suoi sforzi, e ha aperto rapidamente una succursale di Maison Shalom in Ruanda. Nel 2016 le è stato conferito il Premio Aurora per il Risveglio dell’Umanità, che le ha dato un milione di dollari per portare avanti i suoi sforzi umanitari.

Nel portare avanti la sua missione, Marguerite confida nella Provvidenza divina, sapendo che tutto ciò che fa viene da Lui: “Non è opera mia. Sono sicura che Maison Shalom sia un messaggio che viene da Dio. Ci dà un comandamento: ‘Amatevi a vicenda come io vi amo’. Non possiamo vivere da soli ed essere indifferenti. Dobbiamo essere costruttori di pace”.

Costruire speranza e rafforzare la comunità è il lavoro della sua vita. Se c’è un messaggio che spera che le altre persone imparino dalla sua vita è come trovare la propria strada per contribuire a quest’opera, ovunque si trovino nel mondo.

“Con Dio possiamo trasformare questo mondo in un paradiso”, ha osservato. “È una vocazione sublime – amare, avere compassione, distribuire gioia. Costruiamo un mondo in cui vivere come fratelli e sorelle”.

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