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Perché temere il Purgatorio?

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La nostra imperfezione non è un ostacolo alla vita eterna… grazie al Purgatorio, cioè a questo momento di purificazione che ci permette di avere un cuore perfettamente orientato all’Amore eterno, e di vedere Dio nella sua infinita pienezza.

Il 2 novembre, giorno della commemorazione di tutti i fedeli defunti, preghiamo per i cari che ci hanno salutati. Supplichiamo il Signore per loro perché pensiamo che non siano né in Paradiso (dove non avrebbero più bisogno delle nostre preghiere) né all’Inferno (sarebbe troppo tardi). Chiamiamo “Purgatorio” questa “via di mezzo” che non è eterno e che in realtà non è uno “stato intermedio” ma piuttosto un preambolo al Paradiso. Altro discorso è capire quale realtà venga indicata, parlando propriamente, con questo termine; e se i nostri defunti vi soffrano. Si tratta di questioni pertinenti perché toccano il destino delle persone care al nostro cuore.

L’esistenza del Purgatorio è una bella notizia

A un certo (scadente) livello della catechetica e della divulgazione, il Purgatorio gode di cattiva reputazione: esso viene descritto come un luogo di intense sofferenze, un soggiorno poco ospitale e decisamente non invitante quanto alla riflessione sui novissima. Certo, sarebbe demagogico descriverlo adesso – quasi per via di compensazione – come un giardino di delizie. Anche se le anime che vi si trovano non sono immerse nell’allegria, ciò attiene al loro bisogno di essere purificate prima di entrare nella casa del Padre. Così l’esistenza del Purgatorio non è una cattiva notizia, e deriva anzi da una necessità: non può vedere Dio se non chi abbia un cuore orientato all’Amore eterno. Poiché dunque il nostro è raramente convertito alle Beatitudini, al momento del nostro decesso, è necessario che il Signore “lavori” come un vasaio per farne un’opera degna di entrare nella Gerusalemme celeste. Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che

Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo.

CCC 1030

Una sofferenza legata a un appuntamento mancato con l’amore

Ma di quale natura è la sofferenza patita dalle anime del Purgatorio. Di fatto, essa non risulta da un castigo che Dio ci infliggerebbe a causa della nostra disobbedienza. Paradossalmente, questa sofferenza deriva invece dall’amore di Dio e dalla nostra presa di coscienza di tutti gli appuntamenti con quell’amore che abbiamo mancato durante la nostra vita terrena. La purificazione subita in Purgatorio viene dalla considerevole distanza che le anime constatano fra – da una parte – le loro vite passate, marchiate da ricorrente egoismo e – dall’altra – l’Amore di Dio.

Solo una prova purificatrice è in grado di ridurre il suddetto scarto e di lavare così il defunto dalle sue imperfezioni. In fondo, è il fuoco dell’Amore di Dio che fa soffrire l’anima in Purgatorio: quell’amore che in vita non abbiamo preso sul serio, e del quale non abbiamo osservato i comandamenti. Tale amore ci porrà allora davanti agli occhi tutto quel che avremo trascurato in vita – e tra questo i fratelli e le sorelle ai cui richiami non siamo stati attenti…

Un luogo di speranza

Tuttavia, in Purgatorio la pena dei defunti è attenuata dalla speranza certa di entrare un giorno in Paradiso e di vedere Dio. Il Purgatorio, più che una sessione di recupero, è soprattutto una scuola di amore e di felicità. L’anima vi sta rivolta verso l’avvenire di eternità che l’attende, mentre resta momentaneamente china sulle sue mancanze passate.

Questo spiega, tra l’altro, anche le ragioni per cui le anime dei nostri cari traggono giovamento dalle nostre preghiere, che a quell’opera di riconciliazione e purificazione – per la grazia di Dio – partecipano attivamente.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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