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La rivolta dei robot su Youtube. Prima allarma, poi diverte, infine fa riflettere…

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Una occasione per fare una riflessione sul futuro, ma anche su noi stessi…

Se amate i film di fantascienza, il tema dell’intelligenza artificiale, prima o poi, lo avete visto mettere in scena, che siano intelligenze benevole e servizievoli o oscure e mortali, l’uomo ha sempre cercato di capire se stesso attraverso lo specchio del robot, quindi se vi è capitato di vedere le immagini relative alla Boston Dynamics sul loro prototipo di robot è possibile che – ad un certo punto – abbiate avuto un brivido, da un lato le potenzialità e la bellezza di un prodotto così raffinato (ancorché imperfetto) prodotto dall’ingegno umano, dall’altra il confine (almeno all’apparenza) sempre più labile tra umano e non-umano.

Per questo quando è uscito quest’altro video – che è ovviamente un fake che scherza sui test fatti dalla BD – qualcuno ci è cascato, ma soprattutto qualcuno potrebbe simpatizzare con il povero robot (che in realtà è un attore che lavora con la computer grafica, NdR). Sì perché in fondo in quel robot bullizzato ci fa tenerezza, ma la reazione che gli vediamo avere, quella di non accettare più di essere abusato, ci turba. Sembra davvero una vittima che si ribella, ma allora con chi dobbiamo solidarizzare? Con gli umani assaliti da una potenziale macchina omicida di cui non conosciamo i “valori”, oppure con la macchina colpita senza motivo e che cerca solo di proteggersi? In questo rispecchiamento, cosa troviamo se non il “Servo sofferente”? Non siamo – cristianamente – chiamati a solidarizzare con chi subisce una sorte iniqua, con chi soffre? E quale meccanismo diabolico ci fa solidarizzare con una macchina ma non con il fratello accanto a noi o che – da lontano – ci chiede aiuto e soccorso?

Di questo video si può ridere, di certo può aiutarci a riflettere sulle mille implicazioni anche etiche dell’intelligenza artificiale, di certo deve aiutarci a diventare persone migliori che se sono disponibili a solidarizzare con un robot, possono farlo anche coi fratelli meno fortunati. Quello che non dobbiamo fare è ignorare queste domande…

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