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Il “mandatum coniugale”: un gesto che è un toccasana per il matrimonio

ROZMOWA
fizkes | Shutterstock
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In coppia, dobbiamo incessantemente rinnovare e abitare i nostri gesti, non lasciare che diventino routine e che perdano così il loro senso. Nel contesto de L’Arche, Jean Vanier pose dei gesti forti con delle persone handicappate, segni visibili dell’amore portato a ogni persona, unica e insostituibile.

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La scorsa estate due frati domenicani – Antoine e Xavier – hanno organizzato con due coppie di amici un ritiro “Assistenza clienti del matrimonio”, indirizzata a tutte le coppie che avevano preparato al matrimonio. Al centro di un programma insieme conviviale e arricchente, le coppie hanno avuto modo di scambiarsi un dono che è una bomba d’amore. Non una cenetta romantica, né una nuova icona, ma un gesto vissuto e profondo: il mandatum, il “comandamento nuovo”, reciprocamente dato e accolto. Ogni moglie ha lavato le mani del marito e poi quest’ultimo, imponendogliele sulla testa, l’ha benedetta. Poi il marito ha lavato le mani della moglie, la quale l’ha successivamente benedetto.

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La benedizione non è un gesto riservato ai soli ministri ordinati: per il sacerdozio battesimale essa è in qualche modo accessibile a tutti i membri del popolo regale. E così in una coppia questo gesto è una richiesta al Signore di venire a benedire la propria moglie, il proprio marito, Egli stesso che è presente al cuore di quella casa mediante il sacramento del matrimonio. È pure un gesto di rispetto: «Ti amo e tu non mi appartieni», «Ti amo come persona, con le tue forze e con le tue fragilità». In ultimo, è un gesto di servizio: «Ti amo e voglio servirti, renderti la vita più bella ogni giorno che passa, dimenticare le mie fissazioni per mettermi al tuo servizio».

«Con questo gesto di vera intimità, abbiamo potuto rimettere al centro della nostra vita di coppia la nozione del dono di sé», testimonia una coppia.

Esso ci ha ricordato l’importanza del sostegno dell’altro, del suo sguardo, dell’attenzione da portargli in tutto quello che facciamo quotidianamente.

Al punto 323 dell’esortazione apostolica Amoris Lætitia, Papa Francesco esorta così ogni coppia:

È una profonda esperienza spirituale contemplare ogni persona cara con gli occhi di Dio e riconoscere Cristo in lei. Questo richiede una disponibilità gratuita che permetta di apprezzare la sua dignità. Si può essere pienamente presenti davanti all’altro se ci si dona senza un perché, dimenticando tutto quello che c’è intorno. Così la persona amata merita tutta l’attenzione. Gesù era un modello, perché quando qualcuno si avvicinava a parlare con Lui, fissava lo sguardo, guardava con amore (cfr Mc 10,21). Nessuno si sentiva trascurato in sua presenza, poiché le sue parole e i suoi gesti erano espressione di questa domanda: «Che cosa vuoi che io faccia per te?» (Mc 10,51). Questo si vive nella vita quotidiana della famiglia. In essa ricordiamo che la persona che vive con noi merita tutto, perché ha una dignità infinita, essendo oggetto dell’immenso amore del Padre. Così fiorisce la tenerezza, in grado di «suscitare nell’altro la gioia di sentirsi amato. Essa si esprime in particolare nel volgersi con attenzione squisita ai limiti dell’altro, specialmente quando emergono in maniera evidente».

E nelle Scritture leggiamo anche: «Vi ho dato l’esempio perché come io ho fatto a voi, così anche voi facciate gli uni gli altri» (Gv 13,15). In seno alla coppia, altrettante comunità in cui ciascuno cresce secondo i propri tempi e col proprio passo, invochiamo lo Spirito Santo perché accenda i cuori con questo gesto d’amore.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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