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A volte mia moglie si ferma a guardarmi e basta. Allora mi sento amatissimo

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Anche nella coppia si può arrivare al punto in cui le parole non servono più. Ma abbiamo sempre lo sguardo, uno sguardo che perdona, ama, lenisce e solo dentro questa misericordia, giudica. Come ha fatto Gesù con Simon Pietro, la notte del rinnegamento e delle sue benedette lacrime amare.

Nell’ultimo nostro articolo abbiamo accennato al primo passo del cambiamento di Simon Pietro: quel famoso pianto nella notte della Passione del Signore. Sappiamo come nella Bibbia (ma non solo) il nome e il suo significato siano inseparabili cosicché la persona scopre la propria missione nel nome che porta. Ad esempio Gesù ( nella lingua originale Yĕhošūa ) significa “Dio è salvezza”, infatti è il Salvatore. Ma torniamo al protagonista di oggi: è interessante il significato del nome Simone (in originale Šim’ôn שמעון, “colui che ascolta”). E’ interessante soprattutto in relazione al fattaccio nell’orto del Getsemani, ricordate? Simon Pietro sfodera la spada per difendere il Maestro e taglia un orecchio ad un soldato. Perché uno che si chiama “colui che ascolta” ha mozzato proprio l’orecchio e non, che so, una mano oppure abbia infilzato il soldato nella pancia?

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Ci ha lasciato perplessi, forse l’evangelista non aveva questa intenzione ma è curioso riflettere su questo collegamento. Forse quell’orecchio mozzato sta a simboleggiare che Simon Pietro non aveva ancora ascoltato fino in fondo il Maestro; non aveva ancora accettato che il Maestro dovesse essere arrestato e poi subire tutto il resto; non voleva nemmeno sentirla questa storia della Passione del Maestro, per Simon Pietro era inconcepibile.

Quanto ci insegna tutta questa faccenda ! “Colui che ascolta” incontra molta fatica nel vivere questa missione contenuta nel suo nome. Ma poi, tutto d’un tratto, succede un imprevisto (ma previsto per Gesù)…. uno sguardo d’amore, intenso, penetrante, avvolgente, misericordioso. Ebbene, deve essere stato percepito da Simon Pietro come un dolce rimprovero, non un giudizio con la pena appiccicata, ma un giudizio che punta a ciò che puoi diventare con Gesù. E solo quando Simon Pietro è stato raggiunto da questo sguardo amorevole ha fatto il primo passo: il pianto amaro sulle proprie colpe. Che grazia questo pianto amaro, avremo modo di approfondirlo nei prossimi martedì. Ma sintonizziamoci ora su questo scambio di sguardi tra il tradito e il traditore.

Quante volte succede nella coppia che uno si senta tradito e l’altro traditore? E nessuno dei due voglia fare il primo passo? Tante, troppe; inoltre spesso non si intravede nemmeno la via d’uscita e si rischia di archiviare il caso perché ormai è andato in prescrizione. Non così, non così per Gesù, perché Lui non manda in prescrizione nessun caso, ogni caso è urgente, e vi si può porre rimedio. Possiamo anche noi imitare questa “santa ansia” di Gesù nel risolvere il caso. Sì, bello, entusiasmante, creativo, ma come ?

Ci sono momenti della vita di coppia in cui si intuisce che le parole ormai sono inutili, anzi per qualcuno possono risultare anche ostili se ha deciso in cuor suo di non essere “colui che ascolta”. Quando giungiamo a questo punto, e non occorre arrivare alla fine dei piatti (nel senso che non ce ne sono più da lanciare ), forse possiamo ancora giocare la carta dello sguardo. Probabilmente anche Gesù le aveva provate tutte con Simon Pietro ed alla fine gioca l’asso nella manica: lo sguardo. Nei corsi prematrimoniali facciamo fare questa dinamica ai fidanzati: guardarsi negli occhi senza parole e senza toccarsi per due minuti. E’ un momento forte se vissuto con verità e tutti ne escono fortificati o quantomeno stupiti di quanto si possa comunicare con lo sguardo, al punto che le parole risultino superflue. E’ un primo passo.

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A volte quando sono stanchissimo mi infilo nel letto spegnendo subito anche la lampada del mio comodino, dopo un minutino esce Valentina dal bagno (guarda caso è sempre stanca ma quella sera no), si infila nel letto e lascia apposta accesa la luce per guardarmi, mi fissa mentre cerco di addormentarmi; mi sento amato tantissimo. Siamo strani lo so, ma la frenesia di questa vita non ti lascia mai neanche il tempo di guardare, o meglio, contemplare il tuo amato. E’ un primo passo.

Dall’altra parte, quando riceviamo questo sguardo, dobbiamo fare in modo di accoglierlo; è uno sguardo che perdona, che guarisce, che lenisce le ferite a volte più di tante parole. Lasciamoci attraversare il cuore e l’anima da questo sguardo che vuole donarci un’altra opportunità per riscattarci. Dobbiamo vivere il passaggio da Simone a Pietro, cioè da “colui che ascolta” a colui che è la “pietra” su cui fondo il mio cuore. E’ un primo passo.

Spesso ci frena la paura del primo passo, non è la paura di non sapere come fare il secondo passo, ma è la paura di lasciare il posto dove stavamo fermi e ci sentivamo così comodi e tranquilli. Il primo passo destabilizza. Ma tutto è cominciato con un primo passo. Coraggio.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SUL BLOG MATRIMONIO CRISTIANO

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