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Perché dobbiamo confessarci?

CONFESSIONAL

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Padrefaus.org - pubblicato il 05/11/19

Per comprenderlo meglio, consideriamo le due circostanze in cui i cattolici ben formati si confessano in genere:

A) Ricorrono quanto prima alla Confessione quando hanno la consapevolezza di trovarsi in stato di peccato mortale, e quindi di aver perso la grazia di Dio, e lo fanno soprattutto nel periodo pasquale, in base al comandamento della Chiesa.

B) Cercano spesso (una volta al mese, ogni quindici giorni, ogni settimana) e devotamente di confessarsi dei peccati veniali, di quelle mancanze che non li privano della grazia abituale ma indeboliscono l’anima.

La confessione dei peccati gravi

“Colui che vuole ottenere la riconciliazione con Dio e con la Chiesa deve confessare al sacerdote tutti i peccati gravi che ancora non ha confessato e di cui si ricorda dopo aver accuratamente esaminato la propria coscienza. Sebbene non sia in sé necessaria, la confessione delle colpe veniali è tuttavia vivamente raccomandata dalla Chiesa” (CCC, n. 1493).




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“La confessione individuale e completa dei peccati gravi seguita dall’assoluzione rimane l’unico mezzo ordinario per la riconciliazione con Dio e con la Chiesa” (CCC, n. 1497). Questa dottrina fa parte della nostra fede cattolica.

Dopo aver ricordato questo, torniamo a ciò che dicevamo in precedenza. La Confessione “spegne” il peccato e basta? La risposta è negativa. Oltre a conferire il perdono dei peccati e restituire la grazia santificante (lo “stato di grazia”), concede la grazia sacramentale.

In cosa consiste questa grazia sacramentale? Fondamentalmente in due cose:

a) Nel ricevere, insieme al perdono, un ausilio speciale di Dio per rafforzare l’anima nella lotta contro le tentazioni ed evitare di ricadere negli stessi peccati;

b) San Tommaso insegna che dopo una Confessione ben fatta il penitente può uscire dal confessionale con un grado più elevato di grazia di quello che aveva prima di cadere nel peccato grave. È per questo che è tanto importante confessarsi spesso!

Se pensate che non è così, vi dirò che non avete capito la parabola del figliol prodigo. Il ragazzo abbandona il padre, lo disprezza, sperpera tutto e finisce nella miseria materiale e spirituale. Torna poi tremando di paura a chiedere perdono al padre, e spera solo che gli permetta di rimanere in casa come l’ultimo dei servi.

E il padre cosa fa? Raggiante di gioia, va incontro al figlio che torna, gli si getta al collo e lo copre di baci. Poi ordina di mettere quel figlio ingrato al posto d’onore della casa: “Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa” (Lc 15, 17-24).

Capite? Dio non si limita a dire: “Ti perdono, dimentichiamo tutto”. Fa molto di più. Il figlio peccatore riceve più affetto, più onore e più beni di quelli che avesse mai avuto. L’amore di Dio “esagera” sempre, e noi siamo così sciocchi da disprezzarlo, dicendo “Non ho bisogno di confessarmi!”

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confessione
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