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Perché dobbiamo confessarci?

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Padrefaus.org - pubblicato il 05/11/19

Sapete che la Confessione è uno dei sette sacramenti – il sacramento della Riconciliazione o della Penitenza –, istituito da Gesù Cristo

Ai cattolici che desiderano prendere sul serio la vita spirituale e arrivare alla maturità cristiana (cfr. Ef. 4,13) è sempre stata raccomandata la pratica della Confessione frequente. Anche Papa Francesco non si stanca di raccomandarla.

“Non avere paura della Confessione!”, ha detto il 19 febbraio 2014. “Uno, quando è in coda per confessarsi, sente tutte queste cose, anche la vergogna, ma poi quando finisce la Confessione esce libero, grande, bello, perdonato, bianco, felice. E’ questo il bello della Confessione! Io vorrei domandarvi – ma non ditelo a voce alta, ognuno si risponda nel suo cuore -: quando è stata l’ultima volta che ti sei confessato, che ti sei confessata? Ognuno ci pensi… Sono due giorni, due settimane, due anni, vent’anni, quarant’anni? Ognuno faccia il conto, ma ognuno si dica: quando è stata l’ultima volta che io mi sono confessato? E se è passato tanto tempo, non perdere un giorno di più, vai, che il sacerdote sarà buono. E’ Gesù lì, e Gesù è più buono dei preti, Gesù ti riceve, ti riceve con tanto amore. Sii coraggioso e vai alla Confessione!”

Sapete che la Confessione è uno dei sette sacramenti – il sacramento della Riconciliazione o della Penitenza –, istituito da Gesù Cristo, quando, dopo essere risorto, è apparso agli apostoli riuniti nel Cenacolo e ha detto loro: “«Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi»” (Giovanni 20, 21-23). È impressionante. Se Cristo non avesse dato questo potere ai sacerdoti, non oseremmo pensare che sia possibile.

Ma Gesù non ha voluto limitarsi a favorire attraverso la Confessione il perdono dei peccati. Ha fatto molto di più.


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Un canale di vita divina

Per capire questo, dovete pensare che tutti i sacramenti sono fonti di grazia, canali attraverso i quali Cristo ci concede la vita divina, la grazia dello Spirito Santo che ha guadagnato per noi sulla Croce: “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Giovanni 10, 10). Egli è generoso, non misura la grazia che dona (cfr. Giovanni 7, 38-39).

Per il fatto di dimenticare questa realtà, molti pensano che dovrebbero confessarsi solo quando hanno la disgrazia di commettere peccati mortali, per liberarsene e potersi comunicare. Quando non hanno coscienza di aver commesso peccati gravi dicono: “Perché confessarsi? A che scopo la Confessione frequente, mensile o perfino settimanale?”

Chi la pensa così ignora che la Confessione non è stata istituita da Cristo solo per perdonare i peccati, ma anche per unirci a Dio con più amore, per rafforzarci e farci maturare. Un testo antico citato nel Catechismo della Chiesa Cattolica dice in modo molto bello che “tutto il valore della Penitenza consiste nel restituirci alla grazia di Dio stringendoci a lui in intima e grande amicizia”(n. 1468).

Per comprenderlo meglio, consideriamo le due circostanze in cui i cattolici ben formati si confessano in genere:

A) Ricorrono quanto prima alla Confessione quando hanno la consapevolezza di trovarsi in stato di peccato mortale, e quindi di aver perso la grazia di Dio, e lo fanno soprattutto nel periodo pasquale, in base al comandamento della Chiesa.

B) Cercano spesso (una volta al mese, ogni quindici giorni, ogni settimana) e devotamente di confessarsi dei peccati veniali, di quelle mancanze che non li privano della grazia abituale ma indeboliscono l’anima.

La confessione dei peccati gravi

“Colui che vuole ottenere la riconciliazione con Dio e con la Chiesa deve confessare al sacerdote tutti i peccati gravi che ancora non ha confessato e di cui si ricorda dopo aver accuratamente esaminato la propria coscienza. Sebbene non sia in sé necessaria, la confessione delle colpe veniali è tuttavia vivamente raccomandata dalla Chiesa” (CCC, n. 1493).




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“La confessione individuale e completa dei peccati gravi seguita dall’assoluzione rimane l’unico mezzo ordinario per la riconciliazione con Dio e con la Chiesa” (CCC, n. 1497). Questa dottrina fa parte della nostra fede cattolica.

Dopo aver ricordato questo, torniamo a ciò che dicevamo in precedenza. La Confessione “spegne” il peccato e basta? La risposta è negativa. Oltre a conferire il perdono dei peccati e restituire la grazia santificante (lo “stato di grazia”), concede la grazia sacramentale.

In cosa consiste questa grazia sacramentale? Fondamentalmente in due cose:

a) Nel ricevere, insieme al perdono, un ausilio speciale di Dio per rafforzare l’anima nella lotta contro le tentazioni ed evitare di ricadere negli stessi peccati;

b) San Tommaso insegna che dopo una Confessione ben fatta il penitente può uscire dal confessionale con un grado più elevato di grazia di quello che aveva prima di cadere nel peccato grave. È per questo che è tanto importante confessarsi spesso!

Se pensate che non è così, vi dirò che non avete capito la parabola del figliol prodigo. Il ragazzo abbandona il padre, lo disprezza, sperpera tutto e finisce nella miseria materiale e spirituale. Torna poi tremando di paura a chiedere perdono al padre, e spera solo che gli permetta di rimanere in casa come l’ultimo dei servi.

E il padre cosa fa? Raggiante di gioia, va incontro al figlio che torna, gli si getta al collo e lo copre di baci. Poi ordina di mettere quel figlio ingrato al posto d’onore della casa: “Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa” (Lc 15, 17-24).

Capite? Dio non si limita a dire: “Ti perdono, dimentichiamo tutto”. Fa molto di più. Il figlio peccatore riceve più affetto, più onore e più beni di quelli che avesse mai avuto. L’amore di Dio “esagera” sempre, e noi siamo così sciocchi da disprezzarlo, dicendo “Non ho bisogno di confessarmi!”

La confessione dei peccati veniali

“Sebbene non sia strettamente necessaria, la confessione delle colpe quotidiane (peccati veniali) è tuttavia vivamente raccomandata dalla Chiesa”, dice il Catechismo, offrendo quattro motivi: “la confessione regolare dei peccati veniali ci aiuta a formare la nostra coscienza, a lottare contro le cattive inclinazioni, a lasciarci guarire da Cristo, a progredire nella vita dello Spirito”, ovvero nella santità (CCC, n. 1458).


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Meditate su queste parole. La persona che si confessa “regolarmente”, periodicamente, se ricorre a un confessore che dedica un po’ di tempo all’orientamento spirituale:

a) avrà una coscienza formata sempre meglio: saprà distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, ciò che è grave da quello che è lieve, avrà sicurezza nelle sue decisioni morali… b) oltre a questo, sarà sempre più forte per lottare contro le sue inclinazioni negative (impazienze, irritazioni, pigrizia, curiosità sensuale, vanità, critiche, mancanza di controllo della gola, invidia…) Molti cristiani, non cercando questo aiuto della Confessione frequente, incorrono negli stessi errori e non vengono “curati” da Cristo. c) la persona che pratica la Confessione frequente, infine, progredisce nel cammino dell’amore nei confronti di Dio e del prossimo, si rinnova costantemente e scopre nuovi modi di fare del bene.

Vale la pena o no?

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