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I segni incredibili nel cuore di Santa Veronica Giuliani!

ŚWIĘTA WERONIKA GIULIANI
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Ecco il risultato straordinario emerso dalll’autopsia sul corpo della santa stigmatizzata

Santa Veronica Giuliani (1660-1727), clarissa cappuccina originaria della provincia di Pesaro, è una delle sante stigmatizzate di cui si dispone dei risultati dell’autopsia sul suo corpo.

Nel libro “Le anime vittima – I veggenti stigmatizzati” (edizioni Ancilla)” Don Marcello Stanzione riporta gli esiti degli esami medici.

La stigmatizzazione

Veronica ha solo diciannove anni quando Gesù le appare e le mette nel cuore la croce, che, come formazione di tessuti carnosi, sarà trovata, dopo la morte, all’autopsia. A trentaquattro anni, la stigmatizzazione di Santa Veronica si manifesta con la corona di spine, cioè con un cerchio rosso in rilievo, ruvido e con macchie violette aventi la forma di spine. I medici, per lenire i suoi dolori, impiegano invano pomate, impiastri e antispastici sulla testa e sul collo.

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La visione del Bambin Gesù

A trentasei anni, nel giorno di Natale, avviene la stigmatizzazione esterna del cuore. Veronica vede il Bambino Gesù con in mano un bastone d’oro, in cima al quale sembra bruciare una fiamma, mentre dall’altra parte ha una punta di lancia:

«Il Bambino mise l’estremità superiore del bastone sulla mia testa e la punta della lancia sul mio cuore, e io lo sentii subito trapassare da parte a parte. Poi, tutt’a un tratto, non vidi più nulla nella sua mano: ma Egli mi fissò con benevolenza e mi fece capire che io ero unita a Lui ormai con un legame stretto. Capii e vidi allora molte cose. Ritornata in me, ero come folle e non sapevo cosa mi fosse capitato.

Sentivo di avere al cuore una piaga aperta, ma non osavo guardare. Avendo avvicinato a quel punto un fazzoletto, lo ritirai macchiato di sangue.

C’era una piaga aperta, con l’apertura larga come il dorso di un grosso coltello: non sanguinava, quando la guardò, ma si vedeva la carne fresca. Fu otto giorni dopo, il primo dell’anno, che la piaga riprese a sanguinare e restò aperta a lungo».

Le cinque piaghe

All’età di trentasette anni, il venerdì santo, Veronica riceve le cinque piaghe. Vede uscire cinque raggi splendenti, simili a fiammelle, dalle piaghe di Cristo. All’interno, quattro di questi raggi hanno dei chiodi, mentre, nel quinto, c’è una lancia d’oro incandescente.

Questa le trapassa il cuore, mentre i chiodi le forano mani e piedi. «Provai un grande dolore ma nello stesso tempo mi sentii tutta trasformata in Dio».

Le sofferenze della Passione

Un mattino del mese di novembre, Veronica informò il confessore che la Santa Vergine le aveva detto che alle tre di notte della veglia di Sant’Andrea sarebbero cominciate per lei le sofferenze della Passione e che sarebbero durate ventiquattro ore. Ciò si verificò puntualmente e padre Crivelli, accompagnato da padre Vecchi, raggiunse madre Veronica nell’infermeria del convento, dov’era in preda ai più violenti dolori.

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Il cuore

Successivamente quelle sofferenze durarono una settimana. Da quel momento, suor Veronica riportò una nuova stigmatizzazione interna, plastica, del cuore, di cui lei stessa dette notizia tredici anni più tardi, il sabato santo dell’anno 1727, poco prima di morire. Il fatto fu rivelato al confessore, padre Guelfi. Suor Veronica disse dunque che nel suo cuore erano state impresse le forme di due fiamme e di uno stendardo con le iniziali dei nomi di Gesù e Maria, ma nel suo cuore già da diverso tempo vi erano anche altri segni.

Il disegno

Il confessore, allora, volle che lei facesse il disegno del suo cuore. Veronica disse che, non sapendo disegnare, avrebbero potuto eseguire la raffigurazione del suo cuore suor Florinda Cevoli e suor Maria Maddalena Boscaini. Le due religiose, infatti, presero un foglio di carta rosso e lo ritagliarono a forma di cuore, sul quale poi incollarono, dopo averle ritagliate da un foglio di carta bianco, le figure degli strumenti della Passione e altre immagini, secondo le istruzioni di suor Veronica. Quanto alle lettere, esse furono scritte a penna. Il cuore fu quindi consegnato a padre Guelfi nella ricorrenza della Pentecoste. Padre Guelfi consegnò poi al Vescovo il disegno del cuore di Veronica.

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Le 24 figure

Ventiquattro erano le figure che vi apparivano. Al centro c’era una croce che in alto recava la lettera C, al centro la lettera F, all’estremità destra la lettera U, e a sinistra la lettera O. La C indicava la Carità, la F la fede, l’O l’obbedienza, la U l’umiltà e la volontà di Dio. Sotto la croce, a destra, una corona di spine, mentre uno stendardo l’attraversava obliquamente, con una bandiera divisa in due terminate in due punti: sulla parte superiore appariva la lettera I, su quella inferiore la lettera M.

Sotto lo stendardo c’erano una fiamma, un martello, delle tenaglie, una lancia e un bastone con la spugna. A destra del cuore c’erano la tunica, ancora una fiamma, un calice, due piaghe che si intersecavano, una colonnina, tre chiodi e una frusta. Sotto la croce c’erano sette spade disposte a raggiera in modo che le punte fossero congiunte e lì era tracciata la lettera V.

La lettera P era ripetuta a destra e a sinistra della croce, che significavano il patire e la pazienza. Le due fiamme rappresentavano invece l’amore di Dio e del prossimo; lo stendardo, la vittoria; le sette spade, i dolori della Vergine. Le altre figure, gli strumenti della Passione. Il Vescovo conservò il disegno dopo avervi apposto il proprio sigillo e la propria firma.

20 anni di esami

Per i vent’anni successivi, Veronica fu esaminata nella maniera più severa da ecclesiastici e medici. La Superiora stessa aveva ricevuto ordine dal Vescovo di metterla a dura prova per verificare la sua umiltà, la sua pazienza e l’obbedienza. Giunse persino a non ammetterla alla recita dell’Ufficio e alla Santa Messa, privandola della Comunione e rinchiudendola per cinquanta giorni in una cella, come se fosse una folle.

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L’autopsia

Veronica Giuliani morì il 9 luglio 1727 e il giorno dopo il Vescovo ne dispose l’autopsia, che venne eseguita dal professor Francesco Gentili, chirurgo, e da Gian Francesco Bordigia, medico. Erano presenti il governatore Torrigiani, il cancelliere Fabri, don Francesco Maria Pesucci, don Giacomo Gellini, don Giovanni Falconi, don Cesare Giannini, padre Guelfi, il pittore Antonio Angelucci.

All’autopsia, fatta a trentasei ore dalla morte, risultò che le stimmate alle estremità non avevano lasciato traccia di cicatrici. Invece, il rivestimento esterno del pericardio era inspessito, cosparso di grasso, e presentava una piaga a due labbri, corrispondente a quella del petto per dimensioni, posizione e direzione.

Cosa c’era nel cuore di Veronica

Nella cavità del petto non c’era traccia di versamento e di infiammazione. Nell’orecchietta destra del cuore c’erano invece le seguenti formazioni plastiche: una croce con la lettera C, una piccola corona di spine, le due fiamme, le sette spade disposte a ventaglio, la V, la P, la lancia, la spugna, lo stendardo con la bandiera e le due lettere I e M e un chiodo con la punta aguzza.

L’autopsia non procedette oltre, perché era già stata lunga.

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