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Siamo segnati dall’incontro con Cristo, non basta riempirsi la bocca di Dio

PHILIPPINES, VIA CRUCIS, CRUCIFIX

Rey Borlaza | Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 30/10/19

Passare per la porta stretta è essere coscienti che Dio ci chiede in ogni istante di essere relazione con Lui, è un rapporto vivo che ci cambia e libera dal nostro narcisismo.

In quel tempo, Gesù passava per città e villaggi, insegnando, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose:
«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete.
Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze.
Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d’iniquità!
Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio.
Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi». (Luca 13,22-30)

È una domanda gridata da un tale che il vangelo di oggi registra: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. In sé potrebbe sembrare una domanda banale, ma basta qualche secondo a comprendere che in realtà è una domanda da un milione di dollari. Soprattutto è una di quelle domande che tirano fuori da Gesù risposte così chiare che dovrebbero servire a mettere a tacere una volta per tutte certi buonismi da quattro soldi che ci fanno credere che “tanto Dio è buono e alla fine salva tutti”. Gesù è lapidario: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete!””.

Sarà l’effetto di una mia ferita interiore il motivo per cui queste parole mi fanno particolarmente male. Arrivare davanti a chi ti ama e sentirti dire “non so chi sei”, è qualcosa che mi ferisce particolarmente. Ma è un dolore che mi racconta anche che quel mancato riconoscimento non è per colpa di Dio ma più che altro per responsabilità mia, perché capita sovente che certe volte noi diciamo di amare ma in realtà quell’amore nasconde solo un egoismo e un narcisismo autoreferenziale che non ci fa mai incontrare l’altro ma solo noi stessi, i nostri bisogni e le nostre aspettative. Tu puoi vivere anche cinquant’anni in casa con quella persona che hai sposato e renderti conto dopo tutti quegli anni di essere degli estranei che hanno semplicemente convissuto insieme, solo perché ognuno ha preso sul serio esclusivamente i propri bisogni e le proprie aspettative e non si è mai accorto del volto dell’altro. È così con Dio: ci siamo riempiti la bocca di Lui ma non ci siamo mai preoccupati di dargli spazio. Lo abbiamo usato ma non incontrato.

#dalvangelodioggi

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vangelo
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