Ricevi Aleteia tutti i giorni
Le notizie che non leggi altrove le trovi qui: inscriviti alla newsletter di Aleteia!
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Voglio morire, cosa faccio?

Nie czujesz się kochany, kochana? Cytaty, które przypomną Ci o sile Bożej miłości
Photo by Ian Espinosa on Unsplash
Condividi

Quando diciamo che non ce la facciamo più, Dio dice: “Ora inizia tutto”. La risposta della Bibbia e dei santi al desiderio di andarsene da questo mondo di sofferenza

“Egli [Elia] si inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto un ginepro. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto il ginepro. Allora, ecco un angelo lo toccò e gli disse: «Alzati e mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi tornò a coricarsi. Venne di nuovo l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb” (1 Re 19, 4-8).

Elia era un uomo qualunque, e aveva moltissima paura di rendersene conto. A lui, come a tutti, costava l’oscurità, sentirsi fragile e impotente. Per nessuno è facile, men che meno quando il tempo scorre e tutto è sempre uguale… Per questo, dopo qualche giorno di cammino, Elia dice al Signore: “Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri”.

Quando siamo sinceri con noi stessi e con Dio, ci rendiamo conto di essere piccoli. Io non sono la mia funzione, i miei titoli, gli applausi, i miei incarichi… Questa è la verità di un uomo che si mette di fronte a Dio. Un uomo è quello che è davanti a Dio, e non c’è niente che si possa fare.

Comprendiamo un Elia confuso dalla sua povertà, dall’atteggiamento del popolo, e soprattutto dall’atteggiamento di Dio, un Elia che chiede di morire.

Desiderare la morte non è così strano, perché se la vita è quello che si sperimenta o si sente, non so se vale del tutto la pena di vivere. Grandi santi come Ignazio, Francesco o Teresina hanno sperimentato qualcosa di simile e lo hanno abbracciato. Hanno capito che la loro Vita era più di quello.

E tuttavia il momento di desiderare la morte, quel fallimento apparente, quella rottura, quel non poterne più, è atteso da Dio. “Finalmente!”, dice Dio. “Non sai quanto mi è costato che riconoscessi che non ce la fai più”.

La metà della vita si può sprecare difendendoci dall’esperienza della nostra piccolezza. Ci costa riconoscere che siamo poveri e che non possiamo far nulla. E Dio dice che è quello che da tempo vuole che comprendiamo.

Solo nell’estrema povertà possiamo comprendere la nostra vera piccolezza, una grande verità: che tra il santo e il peccatore c’è solo un passo, non un abisso. Che solo Dio è Dio.

Solo nella povertà estrema l’uomo può diventare umile recettore di quanto c’è di più sacro. Come quando il Signore dice a Paolo “Ti basta la mia grazia”. Gli sta dicendo: “Paolo, ho bisogno che tu sia consapevole della tua piccolezza, della tua impotenza”.

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni