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Ebrei, cristiani, islamici uniti contro eutanasia e suicidio assistito

© DR
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Storica dichiarazione congiunta del leader religiosi sul fine vita. Si chiede il rispetto della volontà del paziente che vuol continuare a vivere anche se in fase terminale, e si incentivano le cure palliative

Dichiarazione Congiunta delle Religioni Monoteiste Abramitiche, ebrei, cristiani, islamici, sulle problematiche del fine-vita: no secco all’eutanasia, al suicidio assistito, all’accanimento terapeutico; si alle cure palliative per i pazienti per i malati terminali e al’ rispetto della volontà di un paziente ammalato che vuole prolungare la propria vita anche se per un breve periodo di tempo.

La Dichiarazione è stata proposta dal Rabbino Steinberg a Papa Francesco che l’ha affidata alla Pontificia Accademia per la Vita.

La stesura è stata realizzata da un gruppo congiunto interreligioso, formato da ebrei, musulmani, ortodossi e cattolici, e coordinato dalla Pontificia Accademia per la Vita. Ecco cosa stabilisce il documento congiunto.

Cosa è la fase terminale

Un paziente in fase terminale viene definito come una persona affetta da male incurabile e irreversibile, in una fase in cui la morte quale esito della malattia o delle complicazioni ad essa conseguenti, giungerà, con ogni probabilità, nell’arco di pochi mesi, malgrado il miglior sforzo diagnostico e terapeutico.

© DR

Soffrire e morire

Pur plaudendo ai progressi della scienza medica nella prevenzione e nella cura della malattia, dobbiamo riconoscere che ogni vita dovrà alla fine sperimentare la morte.

L’assistenza a chi sta per morire, quando non è più possibile alcun trattamento, rappresenta da un lato un modo di aver cura del dono divino della vita e dall’altro è segno della responsabilità umana e etica nei confronti della persona sofferente e in fin di vita.

Un approccio olistico e rispettoso della persona deve riconoscere come obiettivo fondamentale la dimensione straordinariamente umana, spirituale e religiosa del morire.

Tale approccio richiede compassione, empatia e professionalità da parte di ogni persona coinvolta nell’assistenza a un paziente che sta per morire, particolarmente di quanti hanno la responsabilità del benessere psico-sociologico ed emotivo del paziente.

Leggi anche: Don Patriciello: Nadia Toffa non avrebbe mai pensato al suicidio assistito

Uso della tecnologia medica nel fine vita

Gli interventi sanitari tramite trattamenti medici e tecnologici sono giustificati solo nei termini del possibile aiuto che essi possono apportare. Per questo il loro impiego richiede una responsabile valutazione per verificare se i trattamenti a sostegno o prolungamento della vita effettivamente raggiungono l’obiettivo e quando invece hanno raggiunto i loro limiti.

Quando la morte è imminente malgrado i mezzi usati, è giustificato prendere la decisione di rifiutare alcuni trattamenti medici che altro non farebbero se non prolungare una vita precaria, gravosa, sofferente.

Tuttavia, anche quando il persistere nel cercare di scongiurare la morte sembra irragionevolmente difficile e oneroso, dobbiamo comunque fare quanto possibile per offrire sollievo, alleviare efficacemente il dolore, dare compagnia e assistenza emotiva e spirituale al paziente e alla sua famiglia in preparazione alla morte.

Youtube / Hasset Go

Volontà del paziente e della famiglia

Il personale sanitario e in generale la società dovrebbero avere rispetto dell’autentico e indipendente desiderio di un paziente morente che voglia prolungare e preservare la propria vita anche se per un breve periodo di tempo, utilizzando misure mediche clinicamente appropriate.

Ciò implica la continuazione del supporto respiratorio, nutrizione e idratazione artificiali, chemioterapia o radioterapia, somministrazione di antibiotici, farmaci per la pressione e altri rimedi. Tale volontà può essere espressa dallo stesso/a paziente in “tempo reale”; o, se impossibilitato al momento, tramite direttive anticipate o da una persona delegata oppure dalla dichiarazione di un parente prossimo.

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Rifiuto dell’eutanasia e del suicidio medicalmente assistito.

Le questioni attinenti alla durata ed il significato della vita umana non dovrebbero essere dominio del personale sanitario, la cui responsabilità consiste nel fornire le cure migliori e la massima assistenza al malato.

Pertanto le religioni abramitiche si oppongono ad ogni forma di eutanasia – che è un atto diretto deliberato e intenzionale di prendere la vita – cosi come al suicidio medicalmente assistito che è un diretto, deliberato ed intenzionale supporto al suicidarsi – in quanto sono atti completamente in contraddizione con il valore della vita umana e perciò di conseguenza sono azioni sbagliate dal punto di vista sia morale sia religioso e dovrebbero essere vietate senza eccezioni.

© Pressmaster / SHUTTERSTOCK
Un médico

Promuovere le cure palliative

Ogni paziente in fase terminale deve ricevere la migliore e più completa assistenza palliativa, possibile: fisica, emotiva, sociale, religiosa e spirituale. Il settore relativamente nuovo delle Cure Palliative ha fatto grandi progressi ed è in grado di fornire un supporto completo ed efficiente ai pazienti in fase terminale e alle loro famiglie. Quindi incoraggiamo le Cure Palliative per il malato e per la sua famiglia nella fase finale della vita.

Le Cure Palliative mirano a garantire la migliore qualità di vita ai malati di una malattia incurabile e progressiva, anche quando non possono venire curati. Esprimono la nobile devozione umana del prendersi cura l’uno dell’altro, specialmente di coloro che soffrono.

Leggi anche: Papa Francesco: con l’eutanasia la persona diventa inutile, sì alle cure palliative

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