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Qual è la differenza tra beato, servo di Dio e martire?

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Papa Francesco ha firmato un decreto che riconosce il martirio della bambina brasiliana Benigna Cardoso da Silva, originaria di Santana do Cariri, nello Stato del Ceará. Venne brutalmente assassinata a 13 anni nel 1941 da un coetaneo.

Il 24 ottobre 1941, sapendo che la ragazzina sarebbe andata a prendere l’acqua a un pozzo vicino casa, il giovane assassino decise di nascondersi ad aspettarla. Provò a prenderla con la forza, e poi la assassinò con un coltello dopo il tentativo di difesa di Benigna.

La dichiarazione di martirio è decisiva per la beatificazione, visto che in questo modo non è necessario riconoscere un miracolo confermato dalla Medicina. In base alla natura del martirio, il Papa può canonizzare un martire anche senza bisogno di un secondo miracolo, in genere richiesto per la canonizzazione. Dipende dal caso.

La parola “martire” deriva dal greco “martys, martyros”, che significa testimone. Il martire è un testimone qualificato che arriva a effondere il proprio sangue per la fede cattolica. Papa Benedetto XIV ha affermato che il martirio è la morte accettata volontariamente a causa della fede cristiana o per l’esercizio di un’altra virtù collegata alla fede. Solo il Papa può dichiarare qualcuno beato o santo.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (§ 2473) dice che “il martirio è la suprema testimonianza resa alla verità della fede; il martire è un testimone che arriva fino alla morte”. Non è semplicemente la difesa di un’azione sociale o politica, che pure è lodevole.

Quando la comunità intende che un defunto presenti segni di santità, la diocesi può avviare un processo di canonizzazione, che ha quattro tappe. Qualsiasi diocesi del mondo può avviare una causa di canonizzazione.

Per ogni causa viene scelto dal vescovo un postulatore, una sorta di avvocato che ha il compito di indagare in modo dettagliato sulla vita del candidato per conoscerne la fama di santità. Quando la causa viene iniziata, il candidato riceve il titolo di Servo di Dio.

Il primo processo è quello delle virtù o del martirio

Questo è il passo più lungo, perché il postulatore deve indagare minuziosamente sulla vita del Servo di Dio. Trattandosi di un martire, devono essere studiate le circostanze della sua morte per verificare se c’è stato davvero il martirio. Al termine di questo processo, la persona è considerata venerabile, dopo l’approvazione del Papa.

Il secondo passo è il miracolo per la beatificazione

Perché una persona diventi beata, bisogna verificare un miracolo avvenuto per sua intercessione. Il beato può ricevere un culto ristretto nella sua diocesi o congregazione.

Il terzo e ultimo processo è il miracolo per la canonizzazione

Dev’essere avvenuto dopo la beatificazione. Verificato questo miracolo, il beato viene canonizzato e il nuovo santo passa ad essere oggetto di culto a livello universale.

Un miracolo per la beatificazione o canonizzazione dev’essere confermato dai medici e soddisfare tre requisiti:

1 – la guarigione della persona non poteva essere ottenuta in base allo stato attuale della Medicina.
2 – la guarigione è stata immediata e non frutto di un processo lento.
3 – la guarigione è permanente e il male non è tornato.

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