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90 anni di Padre Bartolomeo Sorge

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La politica, il bene comune della società e della Chiesa. Dal cattolicesimo democratico alla sinodalità tutto è comunione per l’anziano gesuita

Compie oggi 90 anni un sacerdote di chiara fama e grande sapienza quale è padre Bartolomeo Sorge, gesuita, per lunghi anni alla guida di alcune delle riviste più importanti del panorama ecclesiale italiano e non solo. Toscano di nascita, ha vissuto in Sicilia e poi a Roma, e oggi vive il suo ritiro a Gallarate, nella stessa comunità di gesuiti anziani in cui ha vissuto il Cardinal Martini fino al suo ritorno alla casa del Padre.

Il gesuita politologo

L’attenzione culturale e spirituale di Padre Sorge si è sempre suddivisa sulle due facce della medesima medaglia: l’impegno dei cattolici in politica, e lo studio della dottrina sociale della Chiesa a cui ha dato molti contributi, come anche Papa Francesco, suo confratello, gli ha riconosciuto di recente.

Sorge è stato Redattore di Civiltà Cattolica dal 1966, e ha poi diretto questa rivista dal 1973 al 1985, lavorando come membro del Consiglio di presidenza, insieme a Giuseppe Lazzati e mons. Bartoletti, all’organizzazione del primo grande Convegno nazionale della Chiesa italiana, nel 1976, sul tema «Evangelizzazione e promozione umana».

Dopo un intenso decennio come direttore dell’Istituto Arrupe di Palermo (dove è tra i protagonisti della cosiddetta «primavera», fioritura di iniziative civiche e movimenti per opporsi alla mafia), nel 1997 arriva a Milano per dirigere Aggiornamenti Sociali e, dal 1999 al 2005, il mensile Popoli. E nell’ambito della sua azione di promozione umana in Sicilia che arrivano i contrasti con la Mafia durante la “Primavera di Palermo”. Per sette anni vivrà sotto scorta. TV 2000 ne ha raccolto il ricordo:

Il soggiorno siciliano, alla guida dell’Istituto Arrupe che ha come compito la formazione dei giovani alla politica è il segno concreto della sua attività di sacerdote, la sua vera vocazione: dare una formazione e un indirizzo cristiano alla politica, dentro e fuori i partiti, non più visti come unico luogo dove agire nella società. Per Padre Sorge l’impegno del laicato deve essere omnicomprensivo, sempre svolto alla luce del Vangelo ma capace di interagire e collaborare con “tutti gli uomini di buona volontà”, ricordando sempre come lo stesso Don Sturzo, nel suo appello ai “Liberi e ai forti” non ponesse pregiudiziali tra credenti e non credenti ma solo verso chi voleva impegnarsi per il bene comune.

Ancora oggi, interviene, attivissimo sui social e con le armi della scrittura, con giudizi taglienti sul quadro politico italiano e la torsione populista del momento presente. Qui un confronto tra Padre Sorge e il senatore Morra del Movimento 5 Stelle su La 7.

In una intervista al Sussidiario ha detto che la crisi italiana è al contempo strutturale e culturale:

Sta in un processo che ha messo in crisi la democrazia rappresentativa, il fatto cioè che oggi non si crede più nel valore della rappresentanza. E questo vale non solo per i partiti, ma anche per i sindacati, che sono in crisi profonda, perché la vera politica, quella con la P maiuscola, è la democrazia partecipativa, quella in cui ciascuno, secondo le proprie possibilità, collabora al bene comune.

e di nuovo il tema – onnipresente – della corruzione, vera costante del panorama politico-culturale italiano, a cui Padre Sorge dedica parole dure, di confronto con altri paesi di più solida tenuta etica nella sfera pubblica:

E’ tutta questione di formazione. Noi in Italia abbiamo una cultura politica deteriore. Altre nazioni hanno nel sangue (pur con gli scandali che possono capitare) la cultura della buona amministrazione. Noi siamo sempre alla ricerca dell’amico che ci può aiutare o favorire. Si tratta, invece, di partire dal basso, dalla scuola per esempio; anche la Chiesa può aiutare nella formazione delle coscienze. Questo atteggiamento non riguarda solo la politica, ma il vivere quotidiano, i rapporti familiari, professionali, sociali, anche il modo in cui fare gli esami. Questo è il limite dell’Italia, che poi in democrazia si paga.

Non manca un pensiero sull’Unione Europea, la sua storia e la sua vocazione:

La forza ideale che avevano i grandi fondatori dell’Europa — De Gasperi, Schuman, Adenauer — è finita. Si è partiti dal carbone e dall’acciaio, si è passati all’economia, ma soprattutto l’eccessivo allargamento l’ha snaturata. Per me il vero problema del mondo globalizzato è trovare un nuovo umanesimo. Quello che aveva fondato l’Europa era l’umanesimo cristiano. Ma di fronte alla secolarizzazione, al razionalismo, al positivismo è cambiata la cultura.

Un sinodo per l’Italia

In un recentissimo contributo di padre Sorge sulla Civiltà Cattolica, è tornato a parlare dello storico Convegno che la Chiesa italiana indisse nel 1976 e a cui sia lui che l’attuale Direttore – padre Antonio Spadaro – implicitamente guardano quando chiedono che la Chiesa italiana si riunisca per un Sinodo straordinario che ne aggiorni metodi, strutture e soprattutto vocazione missionaria. Del convegno di oltre quarant’anni fa l’anziano gesuita dice:

Fin dall’inizio, fu pensato non come un Convegno di studio o di ricerca teologica, ma come evento ecclesiale di natura essenzialmente pastorale. Il suo pregio maggiore, infatti, non furono le sue conclusioni sul piano dottrinale, bensì il fatto stesso della sua celebrazione. Del resto, secondo l’impostazione data al Convegno da mons. Enrico Bartoletti, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, esso doveva essere una prova concreta di come attuare in Italia l’«aggiornamento» voluto dal Concilio, sia instaurando un dialogo fraterno fra tutte le componenti del popolo di Dio sia proponendo forme diverse di missionarietà, richieste dai nuovi tempi. Il risultato fu straordinario, come confermarono la ricaduta che l’evento ebbe in tutte le Chiese locali e la sua risonanza nell’opinione pubblica. Tanto che la Cei decise di ripetere l’esperienza ogni 10 anni.

Una necessità che coinvolge – indirettamente – un altro protagonista della Compagnia di Gesù: il compianto cardinale Carlo Maria Martini che Sorge conobbe approfonditamente proprio durante la preparazione del Convegno del ’76:

«L’ho conosciuto negli Anni Sessanta, a Roma. Un incontro più approfondito avvenne nel 1975 alla 32 a Congregazione generale (una sorta di Parlamento dei Gesuiti) convocata per adeguare le costituzioni della Compagnia al Concilio. C’era pure Bergoglio. Perfezionai l’intesa con Martini al convegno su “Evangelizzazione e promozione umana” nel 1976. Temi principali: la giustizia e l’ impegno politico dei cattolici».

Il lascito di Martini?

«Il suo guaio: nutrirsi solo della Parola di Dio, voler vedere i problemi con gli occhi di Dio, che non sono quelli del diritto canonico».

Martini riteneva la Chiesa in ritardo di duecento anni…

«Sognava una Chiesa giovane, vicina ai poveri, libera dal potere, attenta alle donne. Si capirà che il suo non era un sogno, ma una profezia, avveratasi, che si sta avverando, con Francesco» (Avvenire).

Ecco che dunque il centro della vita del gesuita, la missione, diviene anche l’offerta intellettuale che egli fa al servizio della Chiesa tutta, ci piace pensare che – al di là delle opinioni e delle preferenze – di sacerdoti così straordinari e volitivi abbiamo un gran bisogno in questo «cambiamento d’epoca» che costringe tutti ad uscire dal proprio comodo salotto, dalle proprie comode sicurezze e riporta tutti sulla strada della missione, a due a due come gli apostoli e discepoli di Emmaus. In due ma non soli, sempre con Cristo che indica la via, basta avere l’impulso a mettersi in gioco, come Bartolomeo Sorge. Auguri padre!

 

 

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