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Joker, un film che non parla davvero del male (e paga l’obolo LGBT)

Film Joker

© IMDB

Film "Joker" avec Joaquin Phoenix.

Annalisa Teggi - pubblicato il 24/10/19

Così titolava il sito Gay.it:

JOKER, GAY
Gay.it

Il documento si chiamava Make Joker Gay Again (parodia dello slogan elettorale di Trump Make America Great Again) ed ottenne poche firme ma una certa visibilità nei siti della comunità omosessuale. Da profana di fumetti in generale e ancor più profana di tutte le interpretazioni prodotte sulla saga di Batman, mi sono documentata in modo, certo, non enciclopedico. Esiste – per gli ammiratori di questo fumetto sarà come se avessi scoperto l’acqua calda – una grande discussione in merito alla sessualità dei personaggi di Batman:

Tornando al 1954, lo psichiatra Fredric Wertham sostenne nel suo libro Seduzione dell’innocente che “Le storie di Batman sono psicologicamente omosessuali”. Da allora in poi, dalla scena degli anni 60 all’inquadratura iniziale di Batman e Robin sul sedere di George Clooney, ci sono giganti Bat-segnali sull’intrinseca qualità queer del personaggio. (da Into More)


KEIRA KNIGHTLEY

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È poi sufficiente fare una ricerca molto basica (digitate “Joker Homosexual” su Google) per rendersi conto di quante discussioni esistano sul web circa la sessualità fluida di Joker: da semplici commenti nei blog ad approfonditi saggi da parte di chi conosce ogni virgola della storia. C’è chi si limita a interpretare come un chiaro segnale gay-friendly il vestito da infermiera che Heath Ledger indossa nello straordinario Cavaliere Oscuro; c’è chi approfondisce in modo più sistematico richiamandosi alle dichiarazioni esplicite  di Neal Adams del 1973; c’è chi afferma che anche le apparenze etero che il Joker dimostra in taluni capitoli della storia (ad esempio in The Killing Joke oppure nel primo Batman diretto da Tim Burton, in cui il Jack Nickolson-Joker s’innamora di Kim Basinger-Vicki Vale) sarebbero la conferma della fluidità sessuale del personaggio.

Insomma, questo brevissimo e incompleto excursus ha il solo scopo di evidenziare che c’era una non trascurabile fetta di pubblico che aveva grandi aspettative da questo nuovo Joker, come ennesimo portabandiera dei diritti arcobaleno. La sottoscritta ritiene quantomeno ovvio che la DC Comics non abbia ignorato la presenza di questi spettatori e che ne abbia valutato il peso in termini economici e strategici. Personalmente, se avessi guardato la pellicola ignara di tutto ciò, non avrei neppure sollevato l’argomento LGBT. Ma sapendo che si attendeva un esplicito coming out del personaggio interpretato da Joaquin Phoenix non ho potuto non cogliere certi segnali.

Nei secoli scorsi c’erano salotti in cui le nobildonne mandavano messaggi precisi ai loro amanti con certi colpi di ventaglio; era una lingua segreta molto efficace. A molti presenti le comunicazioni in codice saranno sfuggite, ma gli spettatori interessati all’agitarsi meticoloso dei ventagli avranno perfettamente ricevuto il messaggio.

Uso questa metafora per esprimere una mia opinione, e cioé che la DC Comics abbia agito con grande furbizia, offrendo un omaggio a chi cercava un inchino a quell’ideologia che dietro le battaglie per i cosiddetti diritti civili insinua con sempre più capillare dedizione la fluidità della sessualità umana, riducendo il maschile e femminile a ombre in via di dissolvenza completa. Tanti piccoli dettagli nella trama di Joker possono essere nient’altro che colpi di ventaglio, pensati ad hoc per un pubblico preciso ma senza per forza suscitare attenzione nel grande pubblico.

Entriamo nella vita di Arthur Fleck, che diventerà Joker. Chi è? Ci viene ripetuto che lui è “felice” fin dalla nascita. Afferma lui stesso che la madre gli ha sempre detto che è venuto al mondo per essere “felice” e portare la gioia al mondo. La madre lo chiama “Happy”, confermandoci dunque che la sua identità dovrebbe essere “felice“. Lavora come clown, che è quella figura il cui trucco è una sfacciata (e problematica) esasperazione di felicità. Un giorno Arthur è per strada a fare il clown, viene ridicolizzato e riempito di botte: se ti vesti per mostrare al mondo l’anima fragile e “felice” che sei, il mondo di pesta. Tutti sono cattivi con il “felice”. E poi arriva il momento cruciale: l’uomo che doveva essere “felice” viene invitato di fronte al pubblico di un programma televisivo di successo per essere nuovamente insultato, ma diventa Joker … si trasforma nel “felice” orgoglioso Joker. Con un pride molto marcato fa un outing per nulla edulcorato dicendo che c’è un’ingiustizia orribile contro chi è diverso fin dalla nascita.


CANDACE BUSHNELL, SEX AND THE CITY

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Non sono l’unica ad aver pensato che si usi incessantemente happy per intendere il suo sinonimo gay. C’è chi, addirittura, aggiunge come ulteriore evidenzia del tipico quadro omosessuale anche il sogno di Arthur di avere un rapporto con la vicina di casa; rappresenterebbe la proiezione delle pressioni esercitate da una società eterocentrica. Forse il ventaglio è davvero solo un accessorio per muovere l’aria; eppure se fossi stata una dei sottoscrittori della petizione su Joker, mi riterrei soddisfatta dalla risposta confezionata ad arte dalla DC Comics.

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cinemamale
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