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Dare un nome ai figli è donare loro la compagnia dei santi

CRADLE, BABY, NAME
Patryk Kosmider | Shutterstock
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… e festeggiare il proprio onomastico è conoscere meglio la storia di chi ci accompagna dal cielo, quella di chi con quel nome si è donato a Dio.

C’erano una volta le principesse, quelle delle favole, che quando nascevano ricevevano regali bellissimi da colorate e benevole fate madrine: grazia, intelligenza, bellezza. C’era una volta, ma c’è ancora.

C’è una festa che spesso passa un po’ inosservata. A casa mia l’unica che se ne è sempre ricordata, neanche a dirlo, è sempre stata mia nonna.

Eppure è una festa davvero bella, una festa dove il regalo non devono portarlo, te lo hanno già fatto un sacco di anni fa: è il tuo nome.

L’onomastico non va più di gran moda, eppure come nelle favole, mi piace pensare che con quel nome, frutto di chissà quante lotte, contrattazioni, prove e cambiamenti di idee, con quel nome che non ci scegliamo, ma che ci viene regalato, ci vengano fatti dei doni, proprio come quelli che le fate madrine facevano alle principesse delle favole: bellezza, grazia, generosità e tanti, tanti altri ancora.

Mi piace pensare che quel giorno, quando hanno chiesto ai nostri genitori il nome del loro bambino, loro abbiano risposto facendoci un augurio: di crescere come quella Elena, quella Maria, quel Filippo o quel Luca. Certo non una Elena o un Filippo a caso, quelli santi, quelli che di doni da elargirci ne hanno tanti, altro che grazia e bellezza (che comunque non guastano!).

È bello pensare a quanta cura ancora si mette nel sceglierlo questo nome. Non credo che sia solo una questione di gusto, per lo meno sarebbe triste, sarebbe come regalare una scatola vuota. È bello invece quando ti raccontano la sua storia: storie di devozioni, di nonni andati via troppo presto e chissà quante altre. E dietro ogni storia, ogni scelta di una mamma e un papà, un’altra storia più grande, quella di chi con quel nome si è donato a Dio, quella che dà senso anche al nostro essere, alla nostra nuova vita che inizia proprio il giorno in cui ci hanno chiamato così.

Che poi ci sono anche i nomi esotici, quelli che “Giovanni fa troppo classico e allora vada per John”, anche se nonna Carmela non si sa mai come lo scriverà sulla busta dei soldi di Natale, ma anche in quel caso, anche se fosse stata una moda, quel nome è nostro e dobbiamo prendercene cura.

Io la mia, di “santa madrina”, all’inizio l’avevo sottovalutata, anzi, il mio nome non è che mi piacesse gran che, ma è quando me l’ho studiata bene , quando ho cominciato a pregarla, a chiedere quei doni che lei aveva, che ho scoperto che in tante cose un po’ le somigliavo (o per lo meno avrei sperato proprio di diventarci!). La immagino così vicina, anche se i secoli di distanza sono tanti e a me tutto quel coraggio ancora non è stato chiesto. Spero di averlo quando servirà e se non lo avrò so che proprio quel nome che mi hanno donato mi ricorderà di lei, di invocare la mia fata madrina personale.

Festeggiamolo allora il nostro onomastico, il giorno in cui ci hanno regalato qualcuno a cui guardare quando siamo persi, una stella luminosa.

Quel nome che non ci siamo scelti, ma ci lega a qualcuno nel cielo.

Perché il nome è importante, ci identifica, parla di quello che siamo, dentro, di quello che siamo chiamati a diventare, parla di come dovremmo vivere la nostra vita. Il nome che ci hanno affidato è prezioso: dovremmo studiarlo, capirlo, leggere di chi lo ha portato prima di noi per scoprire che anche a loro era stato affidato un talento, una croce, una missione. Ci sentiremo meno soli, meno persi e soprattutto impareremo a specchiarci in loro.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA MARTHA, MARY & ME

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