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Statuine e riti indigeni al Sinodo? Ecco cosa non avete ancora letto

REPAM

Giovanni Marcotullio - pubblicato il 23/10/19

Beh, ci sarebbe moltissimo da dire, ma qui ci limiteremo a pochi spunti. Anzitutto vi siete mai chiesti come mai la versione italiana dell’antichissimo “Vexilla regis prodeunt” reciti, nella terza strofa, “talamo, trono ed altare / al corpo di Cristo Signore” (andando cosí ben oltre il dettato di Venanzio Fortunato)? In che senso la Croce è per Gesú “letto nuziale”?


HILDEGARD

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Piú volte Christopher West, bestseller statunitense dedito alla divulgazione della Teologia del Corpo di Giovanni Paolo II, ha scritto di aver trovato in fonti liturgiche e patristiche fondamenti a sostegno di una “esegesi sponsale” della liturgia pasquale del fonte battesimale. Forse l’aver assunto a criterio guida della sua opera il concetto giampaolino di “liturgia dei corpi” ha giocato qualche scherzo a West, come se all’improvviso la ricerca delle analogie liturgiche negli atti coniugali dovesse implicare una qualche reciprocità… Difatti in nessuna delle sue opere si trovano le pure annunciate “fonti liturgiche e patristiche”: certo è suggestiva l’immagine del sacerdote che per tre volte immerge il cero acceso nel fonte e dice “tutti coloro che in essa riceveranno il Battesimo, sepolti insieme con Cristo nella morte, con lui risorgano alla vita immortale”. Ancora di piú se si segue il messale romano preconciliare, ove l’epiclesi non è riferita a un contesto di morte e sepoltura ma di fecondazione e di generazione:

Qui hanc aquam, regenerandis hominibus præparatam, arcana sui numinis admixtione fecundet: ut, sanctificatione concepta, ab immaculato divini fontis utero, in novam renata creaturam, progenies cælestis emergat: et quos aut sexus in corpore aut ætas discernit in tempore, omnes in unam pariat gratia mater infantiam.

In effetti c’è forse un passo patristico, in Didimo il Cieco, che rende in qualche modo ragione della sublimazione della forza redentrice di Cristo, che feconda verginalmente la Chiesa e da vedova sterile la rende sposa e madre:

L’acqua del battesimo – scrive l’Alessandrino – è come un grembo verginale, e lo stesso Spirito che discese su Maria riempie il sacro fonte.

L’immagine è potente e suggestiva, ma si capisce la ragione per cui non ebbe fortuna: la generazione eterna del Verbo sarebbe stata piú semplice, da spiegare, della fecondazione verginale della Chiesa (e cosí è stato). Cosí gli accenni restarono tali, non vennero sviluppati se non a spizzichi e timidamente, al punto che nel XVII secolo il celeberrimo professore di retorica lovaniense Nicolas de Vernulz scrisse (Sermone IX, In lode della Santa Croce):

[…] In quanto la Chiesa deperiva ed egli si affrettò a congiungerla a sé come sposa castissima, la Croce fu per lui talamo nuziale […].

E niente piú.

Ma su tale crescente reticenza – l’imbarazzo che oggi polarizza i cattolici tra i molti che non osano parlare del sesso di Cristo e i pochi che invece descrivono nel cero pasquale un simbolo fallico – getta forse piú lumi la storia dell’arte che quella della teologia. L’hanno ben spiegato Margherita Pelaja e Lucetta Scaraffia, in un bel saggio di dieci anni fa (pieno pontificato ratzingeriano!):

Fin dai mosaici bizantini sono presenti raffigurazioni del battesimo in cui Cristo è totalmente nudo e in posizione frontale, ma poi si assiste a una crescita di puritanesimo, per cui, dopo il VII secolo, nonostante il simbolismo dell’episodio, che rappresenta la nascita e la risurrezione, richiedesse la nudità completa, il pudore proibiva la rappresentazione del sesso. Nel Medioevo gli artisti cercarono di aggirare il problema alzando il livello dell’acqua e rendendola opaca, oppure eliminando semplicemente la rappresentazione dei genitali. Ma, dopo il Quattrocento, queste modalità vennero scartate, e il problema fu risolto con un gesto di pudore: la mano di Gesù va a difesa dei genitali, un Christus pudicus, poi sostituito da un Cristo cinto da un perizoma intorno ai fianchi. Sia la mano che il perizoma servivano a difendere la vista di questo parte insopportabile del corpo, ma al tempo stesso ne sottolineavano l’esistenza.

Nelle opere rinascimentali Cristo torna a essere rappresentato senza imbarazzo, nel momento della morte, con un corpo sessuato. Viene raffigurato nudo sulla croce, oppure il suo corpo è dipinto con la mano che ricade sulle parti genitali: non tanto per un gesto di pudore, quanto per portare l’attenzione sulle pudenda, prova dell’umanità di Gesù. Ma ci sono anche rappresentazioni del Cristo morto o appena risorto – spesso appena velato da un drappo che ne sottolinea il rigonfiamento – con il sesso in erezione. Nell’Uomo dei dolori di Ludwig Krug, datato intorno al 1520, l’erezione fallica è incontestabile, evidente come le ferite e il dolore che il volto di Gesù esprime; in altri, come nell’omonimo dipinto di Maerten van Heemskerck del 1532 e nel celebre Cristo morto del Mantegna, l’erezione è suggerita a uno sguardo attento dal rigonfiamento dei panni. Non si tratta di opere sacrileghe, ma della rappresentazione simbolica della rinascita della carne, cioè della risurrezione, attraverso un’equazione simbolica tra erezione e risurrezione che ha radici nell’antichità precristiana. Steinberg ricorda che l’idea del fallo come simbolo del potere è una costante universale, e così il fallo di Cristo risuscitato esprime il potere più grande: vincere sulla morte. Anche questo tipo di immagini tende a scomparire, o a essere coperto, dal XVII secolo.

Margherita Pelaja e Lucetta Scaraffia, Due in una carne: Chiesa e sessualità nella storia, 2008, 98-99

Ludwig Krug, Cristo dolente, 1520

Segni, simboli e significati: una volta il cristianesimo espresse un incontestato dominio della materia, forgiata al fuoco dell’esegesi delle Scritture, del mondo e della storia. Nulla vieta che anche oggi sappia farlo, posta la buona volontà: «Al lettore chiedo – scriveva il buon vecchio Benedetto XVI introducendo il suo Gesù di Nazaret – solo quell’anticipo di simpatia senza la quale nessuna comprensione è possibile». L’avrà chiesta solo nei proprî riguardi, il Papa Emerito, oppure ci consigliava di adoperarla con tutti?

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